La Russia potrebbe usare tatticamente un'arma nucleare "a basso potenziale" in Ucraina? Si parla spesso dell'eventualità che Vladimir Putin sia pronto a farlo, nel caso la campagna militare di terra non andasse bene. Ma non sembra per ora il caso visto che le truppe moscovite hanno quasi interamente conquistato le zone target, cioè il Donbass, Lugansk e Donetsk più gli sbocchi strategici sul Mar di Azov e città chiave come Mariupol. Mosca ha centinaia di queste armi ma anche gli Stati Uniti, cioè la NATO, hanno a disposizione molte testate atomiche "tattiche" pronte all’utilizzo in Europa.

Una testata "strategica" in teoria può colpire qualsiasi obiettivo, eliminando la capacità del nemico di entrare in una guerra atomica tramite la distruzione preventiva di intere città. Le armi nucleari "tattiche" invece, sono pronte per essere utilizzate contro obiettivi "tattici", cioè carri armati sul campo di battaglia, truppe sul terreno, bombardieri o caccia nei cieli, sottomarini e navi in mare.

La maggior parte delle armi "tattiche" sono considerate "a basso rendimento", il che significa che la loro potenza esplosiva (misurata in chilotoni o migliaia di tonnellate di Tnt equivalente) è relativamente bassa rispetto alle bombe "strategiche". Ma i nuovi missili "tattici" di Russia e Nato hanno una potenza tale che li rende molto più potenti delle due atomiche che hanno distrutto Hiroshima e Nagasaki nel 1945.

Cosa potrebbe succedere

I ricercatori del Program on Science and Global Security dell’Università di Princeton hanno pubblicato un’analisi di ciò che potrebbe accadere se la Federazione Russa o la NATO optassero per la escalation atomica in Europa.

Dopo una prima raffica di detonazioni nucleari “tattiche”, la situazione potrebbe rapidamente degenerare e comportare un massiccio scambio di bombe termonucleari lanciate dai rispettivi arsenali. In questo scenario, quasi cento milioni di persone perderebbero la vita nelle prime ore del conflitto. Decine di milioni morirebbero per l’esposizione alle radiazioni. I sistemi sanitari, finanziari ed economici collasserebbero in tutto il mondo.

Un singolo ordigno tattico russo lanciato per strategia o per rappresaglia su un sito di stoccaggio nucleare in Europa distruggerebbe gran parte della capacità atomica dell’Occidente europeo. Se l’obiettivo di Putin fosse la base militare di Aviano, nei pressi di Pordenone, e nel cielo del Friuli si formasse un fungo atomico a 200 chilometri di distanza da Bologna e a 270 da Milano, non solo le morti e le devastazioni, ma soprattutto gli effetti collaterali sarebbero incommensurabili.

L’arsenale amricano 

Decorated State Emergency Service units member Anna Pinchuk attends a ceremony commemorating the Chernobyl nuclear power plant disaster, at the Those Who Saved the World monument in Chernobyl, Ukraine, Tuesday, April 26, 2022. (AP Photo/Francisco Seco)

Secondo Hans Kristensen e Matt Korda della Federation of American Scientists, l'America dispone di circa 230 testate a gravità B-61 per uso "tattico", di cui almeno 100 schierate in Europa come parte dell'arsenale nucleare Nato, in sei basi aeree situate in Belgio, Olanda, Germania e Italia (anche la Turchia ha bombe atomiche statunitensi ma è un caso a parte).

Il nostro paese è l'unico in Europa a offrire all’America ben due basi aeree con in totale 40 testate atomiche Usa - il 40 per cento dell'arsenale nucleare americano in Europa - a Ghedi in provincia di Brescia e ad Aviano. Ciò in forza di un accordo bilaterale top secret tra Washington e Roma risalente agli anni Cinquanta.

Le testate americane in Italia stanno per essere sostituite con armi più moderne di potenza "variabile", le B61-12, la cui produzione su larga scala è stata avviata proprio in questi giorni negli stabilimenti americani e sarà completata nel 2026.

I caccia Tornado e gli F35 di stanza a Ghedi e Aviano possono decollare in qualsiasi teatro di guerra europeo (partirono dall’Italia per i bombardamenti Nato in Bosnia Erzegovina nel 1995 e nella ex Jugoslavia nel 1999), le bombe atomiche allocate sotto la fusoliera hanno una potenza “predeterminabile” che va da 0,3 a 170 chilotoni.

Da una parte hanno la capacità di provocare distruzioni limitate e localizzate e consentono quindi di “colpire gli obiettivi con minori danni collaterali e minore ricaduta radioattiva", come scrivono gli analisti del Pentagono. Dall'altra, nella fascia alta, raggiungono una potenza distruttiva spaventosa. Un termine di raffronto concreto? Il limite superiore di "resa" delle bombe “tattiche” come le B-61 è di oltre otto volte superiore alla potenza dell'atomica "Fat Man" che gli Stati Uniti sganciarono su Nagasaki il 9 agosto 1945.

La svolta pericolosa

Negli ultimi anni il ministero della Difesa americano ha iniziato a distribuire alle proprie forze nucleari una nuova variante di testata “tattica” (la W76-2) montata sui missili balistici sottomarini, con una potenza stimata intorno agli otto chilotoni.

L'operatività è stata avviata durante l'amministrazione Trump, la tesi è che l'America ha bisogno di un'arma più agile e rapida rispetto a quelle sganciate da un cacciabombardiere. Si tratta di una svolta pericolosa, dopo decenni di strategie nucleari impostate in Guerra Fredda tra USA e Unione Sovietica. Allora i due colossi puntavano sull'equilibrio del terrore fondato sulla possibilità della distruzione reciproca di massa e quindi dal calcolo in parte logico e in parte terroristico della "deterrenza nucleare". Oggi però i rischi di escalation sono molto più alti.

Siccome le W76-2 "tattiche" a basso potenziale sono montate sugli stessi vettori (i missili Trident dei sottomarini Usa in navigazione in tutti i mari) che utilizzano le bombe "strategiche" ad alto potenziale W76-1, se ci fosse un lancio missilistico first strike da parte degli americani su territorio europeo (i war game del Pentagono e della Rand Corporation sono quasi tutti inscenati in Polonia) i russi non saprebbero quale dei due tipi si troverebbero ad affrontare. Con il rischio di sopravvalutarne la minaccia, agire di conseguenza e innescare per sbaglio un deflagrante conflitto atomico globale.

Al Congresso americano il dibattito è stato acceso: i favorevoli (repubblicani) sostengono che le bombe atomiche "tattiche" a basso potenziale dissuaderanno Putin dall'usare le sue armi a bassa "resa", mentre i contrari (democratici) affermano che le W76-2 potrebbe abbassare ulteriormente la soglia per l'uso del nucleare, visto che sarebbe impossibile per Mosca sapere che si tratta di un'arma a basso potenziale, fino alla sua detonazione, con il rischio concreto di una rapida escalation.

La dottrina militare russa invoca spesso la strategia nota come "escalation to de-escalate", cioè l'idea che qualcosa come un'arma nucleare tattica potrebbe essere un modo per costringere il nemico al tavolo delle trattative o a capitolare perché teme di continuare sulla strada di una crescente escalation. Nessuno dei trattati sul controllo degli armamenti (START) firmati da Stati Uniti e Russia regolamenta il dispiegamento o l'uso di armi nucleari "tattiche".
Gli Stati Uniti e la Nato hanno fatto capire alla Russia che l’uso delle atomiche tattiche non sarebbe nell'interesse del Cremlino: ci sarebbero durissime conseguenze oltre a quelle già in atto (sanzioni economiche, riarmo dell'Ucraina con finanziamenti e armi in totale per circa 60 miliardi di dollari dall'America e dall'Ue, isolamento internazionale, possibile default.  Mosca cioè non otterrebbe ciò che spera da un'azione del genere visto che i rischi di contrattacco atomico da parte della Nato sarebbero altissimi. Resta da vedere se Putin ritenga credibili queste minacce o se veda il mondo in termini simili a quelli degli americani e della Nato.

L'enorme rischio e l'incertezza del confronto con la Russia fanno sì che qualsiasi opzione che contempli l'uso di armi nucleari anche "tattiche" nel conflitto in Ucraina è certamente la meno razionale di tutte le possibili strategie militari.

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