Il governo tedesco della cancelliera, Angela Merkel, da quindici anni al potere, sta valutando l'invio di una nave da guerra della Marina militare tedesca in Giappone, a dimostrazione della crescente attenzione rivolta dal Paese e dalla comunità internazionale alle dinamiche geopolitiche nella regione indo-pacifica. Ma anche del nuovo spirito con cui la Germania guarda alla sua sicurezza strategica, un approccio che prevede che l’Europa debba diventare «più sovrana e capace di agire» come ha detto alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il 18 febbraio, la ministra della difesa Annegret Kramp-Karrenbauer.

La notizia dell’invio della nave militare è stata riportata con enfasi dal quotidiano nipponico "Nikkei", secondo cui una fregata da guerra tedesca, potrebbe salpare alla volta del Giappone la prossima estate, facendo tappa in Corea del Sud e in Australia. Perché questa mossa di Berlino in un quadrante strategico che non la vede presente dalla fine della Seconda Guerra mondiale? Si tratterebbe di una iniziativa molto peculiare per la Germania, che al contrario di Regno Unito e Francia, ex potenze coloniali dell’area, non controlla alcun territorio nel Pacifico.

Il fulcro dell’economia globale

Lo scorso autunno il governo tedesco di colazione formato dai popolari della Cdu-Csu e dai socialdemocratici della Spd, ha approvato nuove linee guida per l'Indo-Pacifico, che evidenziano l'importanza della supremazia del diritto e della promozione dei mercati aperti legati al multilateralismo in quella regione, che rappresenta il nuovo fulcro dell'economia globale.

C’è una nuova fase di consapevolezza militare tedesca nel rapporto con l’alleato americano e nei confronti di Russia e Cina. L'invio della fregata potrebbe costituire il primo passo, simbolico, nel solco di tale strategia più assertiva a difesa degli interessi nazionali ed europei.

Non a caso il segretario di Stato parlamentare per la Difesa tedesco, Thomas Silberhorn, ha dichiarato a Nikkei: «Puntiamo a spiegare le vele questa estate. Non abbiamo ancora stabilito i dettagli, ma guardiamo al Giappone» come possibile destinazione. La Germania, ha spiegato Silberhorn, «vuole rafforzare i legami con i nostri partner (asiatici, ndr) nel campo democratico».

Il quotidiano Nikkei evidenzia che pur in assenza di indicazioni esplicite in tal senso, i piani di Berlino paiono rispondere all'espansionismo cinese nell'Indo-Pacifico, inserendosi nel solco di politiche già intraprese da Regno Unito, Francia e Paesi Bassi. Certo gli equilibri mondiali si sono spostati in Asia e nel Pacifico. E il recente accordo sugli investimenti di Xi Jinping con l’Unione europea lo testimonia.

Un partner paritario

Secondo il sito Defensenews.com i funzionari tedeschi si stanno affrettando a costruire un approccio comune verso la Cina come pietra angolare dei rapporti di difesa tra Ue e Usa. Un'offerta in tal senso è stata presentata in un tweet di congratulazioni del ministro della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer, uno dei leader della Cdu, rivolto al presidente americano Joe Biden appena insediato e poi ripetuto ancora più chiaramente alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco che ha visto la partecipazione del neo presidente statunitense.

Il braccio di ferro con Trump

ll «New Deal», come lo ha chiamato la ministra della Difesa, mira a far sì che l'Europa sia un "partner paritario” per Washington piuttosto che un alleato bisognoso di protezione così come è stato finora. Trump ha avuto un lungo braccio di ferro con Merkel sul fatto che Berlino non spendeva abbastanza per la difesa all'interno della Nato. A Monaco, il 18 febbraio, Merkel ha invece ribadito quasi con orgoglio l’impegno del suo paese per raggiungere l’investimento del due per cento del Pil nel settore della difesa. 

La ministra Kramp-Karrembauer aveva, del resto già chiarito con il tweet di benvenuto che Berlino vuole una "agenda comune" ma aggiungendo: «fintanto che è compatibile con i nostri interessi».

Con Biden il confronto con la Cina di Xi Jinping resterà il punto centrale della politica estera americana. «La guerra commerciale tra Usa e Cina è una seconda “guerra fredda” – ha spiegato Niall Ferguson, storico alla Stanford University – dove gli Stati Uniti cercheranno di contenere Pechino nello sviluppo tecnologico per cercare di impedire ai cinesi di Huawei di dominare il settore delle telecomunicazioni del 5G e di impedire l'espandersi dell’influenza cinese nel mar Cinese e nello stretto di Taiwan e dell’iniziativa One Road, One Belt. Il conflitto tra Usa e Cina non è solo commerciale ma anche tecnologico e ideologico e ci saranno paesi non allineati tra i due blocchi che cercheranno di ottenere i benefici dai due fronti”.

In cerca di autonomia

La cancelliera Merkel, in sintonia con il presidente francese Emmanuel Macron, è riuscita a far approvare negli ultimi giorni della sua presidenza di turno dell'Ue, un accordo sugli investimenti di cui si discuteva da anni teso a garantire alla Cina un più facile accesso ai mercati europei, pur se condizionato ad alcune concessioni in materia di rispetto dei diritti umani e ambientali da parte di Pechino. L’accelerazione dei negoziati da parte tedesca ha colto di sorpresa i responsabili della amministrazione Biden, al punto che il consigliere per la Sicurezza nazionale, Jake Sullivan, ha invitato gli europei a prendere tempo, così da poter discutere una posizione comune a tutto il blocco delle democrazie liberali dell'Occidente.

Resta da vedere quali sono i punti di contatto con l'amministrazione Biden quando si tratta di Cina. I problemi arrivano quando i partner transatlantici usano i termini come partner, concorrente, rivale per descrivere i diversi ruoli che la Cina gioca nel mondo, ma non sono sempre d'accordo su quali attività cinesi rientrino in queste categorie. Ecco perché la Germania vuole ritrovare una voce autonoma nel campo della difesa e della sicurezza nell'area del Pacifico.

© Riproduzione riservata