Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. In questa puntata pubblichiamo ampi stralci di carte giudiziarie che tengono insieme il biennio 92-93, la guerra della mafia allo stato e le bombe in Continente


Il 27-5-93 una pattuglia automontata dei Vigili Urbani di Milano si trovò a transitare, intorno alle 23:00, in via Palestro, con direzione corso Venezia-piazza Cavour. Ad un certo punto la pattuglia, composta dai vigili Cucchi Katia e Ferrari Alessandro, fu avvicinata da un gruppo di persone, che segnalarono la presenza, sulla stessa strada, di un’auto fumante.

In effetti, dopo pochi metri, i vigili scorgevano, sul lato sinistro della strada (avendo mente alla loro direzione di marcia), proprio di fronte al Padiglione di arte contemporanea (Pac), una Fiat Uno di colore grigio parcheggiata col muso rivolto verso piazza Cavour (quindi, contromano). Notarono subito, all’interno dell’abitacolo, del fumo biancastro, che fuoriusciva da uno dei finestrini anteriori, lasciato leggermente aperto.

Richiesero immediatamente l’intervento dei pompieri, che giunsero infatti in pochi minuti (dal brogliaccio dei VV.FF risulta che ricevettero la chiamata alle ore 23:04 e che giunsero sul posto alle 23:08). Erano in sette, e precisamente: Picerno Stefano (capo-partenza), La Catena Carlo, Pasotto Sergio, Abbamonte Antonio, Mandelli Paolo, Maimone Antonio, Salsano Massimo.

I vigili aprirono le portiere della vettura ed il fumo si dileguò rapidamente. Non avvertirono processi di combustione in atto.

Il capo-partenza Picerno ed il vigile Pasotto aprirono il portellone posteriore e videro, nel cofano, un involucro di grosse dimensioni, che occupava buona parte della bauliera. Era nastrato accuratamente con dello scotch da pacchi color avana, del tipo largo; sulla parte sinistra (per l’osservatore) fuoriuscivano uno o due fili, che scomparivano nell’abitacolo.

Il Pasotto ebbe l’impressione che si trattasse di un ordigno esplosivo e comunicò questa impressione al Picerno. Il Picerno ordinò di evacuare la zona.

In effetti, i VV.UU Cucchi e Ferrari si allontanarono verso corso Venezia, arrestandosi all’incrocio tra via Palestro e via Marina; i VV.FF si allontanarono verso piazza Cavour di una ventina di metri circa, scesero dal mezzo su cui si trovavano e presero a svolgere il naspo. Senonché, dopo qualche minuto, il V.U. Ferrari, su sollecitazione della Centrale Operativa del suo Comando, si riavvicinò all’auto per rilevarne il numero di targa; lo stesso fecero alcuni VV.FF., forse con l’intenzione di passare dall’altro lato della strada (dove si trovavano i VV.UU.). Proprio in quel momento l’auto esplose.

Morirono il V.U. Ferrari Alessandro; i VV.FF. Picerno Stefano, Pasotto Sergio e La Catena Carlo. Successivamente, sul lato opposto della strada, nei giardini pubblici antistanti alla Villa Reale, fu rinvenuto il cittadino marocchino Driss Moussafir, agonizzante (morirà durante il trasporto all’ospedale).

Parecchi rimasero feriti.

Il V.F. Mandelli Paolo riportò un trauma acustico con perdita definitiva d’udito del 20% e tumefazioni in tutto il corpo.

Il V.F. Abbamonte Antonio riportò la duplice frattura della tibia e del perone, sfondamento dei timpani ed altre lesioni. Rimase convalescente per nove mesi.

Il V.F. Maimone Antonio riportò ipoacusia e lacerazioni agli arti inferiori e alla spalla. Rimase convalescente per 60 giorni.

Il V.F. Salsano Massimo riportò lesioni varie e rimase convalescente anch’egli per 60 giorni.

Il V.F. Ferrari Andrea si ferì ad una gamba durante le operazioni di soccorso. Piazza Luigi (persona rimasta sul posto a curiosare) rimase gravemente ferito ad una spalla.

L’esplosione sconquassò la strada, un vicino distributore di benzina, il sistema di illuminazione pubblica e molte autovetture parcheggiate in zona; frantumò i vetri delle abitazioni in un raggio di circa 200-300 metri e danneggiò il mobilio esistente all’interno delle stesse; lesionò, senza demolirlo, il muro esterno del Pac.

Ma l’esplosione raggiunse la condotta del gas sottostante alla sede stradale, che prese fuoco. Per ore fiamme altissime si levarono al cielo senza che i VV.FF., intervenuti in forze, riuscissero a domare l’incendio; finché, alle 4:30 circa del 28-5-93, esplose anche una sacca di gas formatasi proprio sotto il Pac.

La seconda esplosione ebbe, sul padiglione, effetti molto più dirompenti della prima, in quanto lo sventrò completamente. In quel periodo era in preparazione una mostra di pittura che avrebbe avuto inizio nel settembre ‘93: l’esplosione danneggiò una trentina di opere presenti per l’occasione; alcune andarono completamente distrutte. 

Danni si ebbero altresì, per effetto sia della prima che della seconda esplosione, alla Villa Reale, al cui interno aveva sede la Galleria d’arte moderna, ricca di una significativa rappresentanza pittorica e scultorea dell’800 italiano (Aiez, Peliza da Volpedo, Segantini, Mosè Bianchi, ecc). Qui andarono divelti gli infissi e si frantumarono i vetri; danni vi furono anche alle strutture del sottotetto. Fortunatamente, subirono danni limitati le opere della Galleria (vi furono danni ad un gesso del Canova e ad alcune opere presenti in magazzino).

Tra i beni culturali vanno menzionati, infine, il Museo di Scienze Naturali, sito in corso Venezia, e la chiesa di S. Bartolomeo, sita in via Moscova: entrambi rimasero danneggiati, anche se in maniera non grave.

L’osservazione diretta dei testi oculari, di cui si è detto, la disamina degli effetti e le successive indagini consentono di affermare che l’esplosione di via Palestro fu dovuta, con certezza (se possibile) ancora maggiore che negli altri episodi di strage, ad una miscela di esplosivo ad alto potenziale collocata all’interno della Fiat Uno tg MI-7P2498, di proprietà di Esposito Letizia ed in uso (prevalente) al figlio Cavaliere Oreste.

Infatti, in prossimità della piazza Cavour, a circa 90 metri dal cratere, fu rinvenuto il blocco motore di una Fiat Uno. Attraverso l’abbinamento motore-telaio fu possibile risalire alla vettura sopra indicata. Inoltre, proprio nei pressi del cratere, fu rinvenuta dai VV.FF. la targa del veicolo anzidetto. Infine, come in altre occasioni (di cui s’è avuto modo di parlare e ancora si parlerà) fu rinvenuto, nella zona dell’esplosione, un frammento cartaceo costituito dalla polizza assicurativa del veicolo in questione.

Come si è appreso dalla deposizione di Cavaliere Oreste, sentito all’udienza dell’8-1-97, l’auto era stata da lui parcheggiata in via Baldinucci di Milano, nel quartiere Bovisa (che dista dalla via Palestro circa 10 minuti d’auto), nel pomeriggio del 27-7-93; era ancora al suo posto verso le 18:30 di quello stesso giorno (la notò, dopo essere uscito a piedi, mentre rientrava da via Imbriani).

L’esplosivo utilizzato risultò essere dello stesso tipo di quello rinvenuto in via Fauro (a Roma) e in via dei Georgofili (a Firenze).

I cinque morti e i molti feriti riconducono il fatto di via Palestro nel novero delle stragi pienamente riuscite. Va solo aggiunto, sotto il profilo del pericolo creato, che i morti potevano essere ancora di più se l’auto fosse esplosa qualche  minuto prima, quando intorno alla vettura si affollavano anche i vigili urbani e i curiosi (il CT Ripani ha precisato che un’autobomba del tipo in esame può provocare effetti letali nel raggio di 100 metri e lesivi in quello di 200).

Ugualmente pacifica è la devastazione. Molteplici furono i beni mobili ed immobili danneggiati dall’esplosione (gli edifici di via Palestro e delle vie circostanti; l’arredo degli appartamenti; le opere d’arte custodite nella Galleria e nel Pac; il sistema della pubblica illuminazione; gli impianti di distribuzione della benzina esistenti sulla strada; la strada stessa; le auto in sosta). Non è dubitabile che proprio ad essi fosse diretta, in primo luogo, l’azione devastatrice. Il furto dell’auto, la detenzione, il porto e l’uso degli esplosivi non abbisognano di alcun commento.

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