Il clima estremo che stiamo vivendo aggrava le diseguaglianze e rende meno effettivi alcuni diritti. È, dunque, una questione non solo sociale, ma anche giuridica, che impone ai poteri pubblici obblighi di tutela dei soggetti più vulnerabili
L’estate torrida del 2026 ha mostrato ancora una volta che il caldo estremo non è più un’eccezione. Eppure, una parte della politica continua, se non a negare, perlomeno a minimizzare le conseguenze del riscaldamento globale, rinviando le decisioni necessarie. Forse anche perché affrontare sul serio il cambiamento climatico significa riconoscere che può limitare l’esercizio concreto dei diritti; che i suoi effetti sono tanto più gravi quanto peggiori sono le condizioni economiche e sociali di ch