Desta perplessità che, in occasione dell’incontro sollecitato da Borsellino ed effettivamente tenutosi il 25 giugno, né Mori né De Donno lo informarono dell’iniziativa che avevano intrapreso di compulsare Vito Ciancimino come possibile fonte di informazioni sull’escalation di violenza in atto
Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Questa nuova serie sarà dedicata alla sentenza d’appello sulla “Trattativa”.
L’allora capitano De Donno, al pari del resto dell’allora colonnello Mori, nelle dichiarazioni rese al PM di Caltanissetta (nell’ambito del procedimento poi conclusosi definitivamente con il provvedimento di archiviazione più volte citato del 15 marzo 2000, in atti) si è detto certo che il dr. Borsellino fosse stato informato che Li Pera aveva deciso di collaborare e stava rendendo dichiarazioni alla Procura di Caltanissetta.
Ma sulle circostanze e da chi il dr. Borsellino ne sarebbe stato informato, De Donno ha reso dichiarazioni confuse e contraddittorie, oltre ad essere poco credibili ex se, spingendosi a fare affermazioni che sono state perentoriamente smentite da uno dei magistrati — peraltro contitolare dell’inchiesta su mafia e appalti — che era stato chiamato in causa come terminale attraverso cui la notizia, che sarebbe stata trasmessa riservatamente e in via ufficiosa dal PM di Catania, era pervenuta al dr. Borsellino.
[Prima ha dichiarato di essere certo che il dr. BORSELLINO aveva saputo della collaborazione di LI PERA e ne aveva parlato con il suo fido collaboratore, il M.llo CANALE — sarebbe stato lo stesso CANALE a rivelarlo a DE DONNO — e forse con qualche magistrato del suo Ufficio. Successivamente ha imbastito una versione molto più articolata secondo la quale lui stesso, DE DONNO, sarebbe stato incaricato dal P.M. LIMA di informare il dr. SCARPINATO, titolare dell’indagine su mafia e appalti affinché a sua volta ne informasse il dr. BORSELLINO. E in un incontro che poi ebbero a Roma il dr. SCARPINATO gli confermò che BORSELLINO aveva espresso compiacimento alla notizia della nuova collaborazione a Roma: tutte circostanze che però sono state smentite dai magistrati chiamati in causa, e cioè, per quanto loro rispettivamente attribuito da DE DONNO, sia il dr. LIMA che il dr. SCARPINATO: entrambi concordi nell’escludere di avere avuto tra loro alcun contatto, o diretto o per interposta persona, sulla vicenda della collaborazione intrapresa da Giuseppe LI PERA. E il dr. SCARPINATO ha aggiunto che l’incontro effettivamente avuto a Roma con il Capitano DE DONNO, dopo la strage di via D’Amelio, aveva avuto tutt’altro oggetto.]
È certo però che non ha mai detto di essere stato lui, De Donno, ad informarlo. E quindi resta motivo di grave perplessità che non abbia sentito il bisogno di farlo lui stesso; o quanto meno, senza fare nomi e senza entrare nel merito della vicenda, per non violare il dovere di riserbo investigativo rispetto all’indagine condotta dall’A.G. di Catania, non avesse colto l’occasione di quell’incontro per allertare Borsellino sulla possibilità che vi fosse un nuovo collaboratore di giustizia disposto a riferire proprio sui fatti che avevano formato oggetto dell’indagine mafia e appalti cui lo stesso Borsellino si mostrava tanto interessato da sollecitarlo — una sollecitazione che dice di avere accolto, pur sapendo che erano altri i magistrati della Procura di Palermo titolari dell’inchiesta — a svolgere un’indagine per la quale avrebbe dovuto rapportarsi solo a lui; e non lo avesse invitato a prendere contatti con l’Ufficio omologo di Caltanissetta.
Così come desta serie perplessità che, sempre in occasione dell'incontro sollecitato da Borsellino ed effettivamente tenutosi il 25 giugno, né Mori né De Donno abbiano ritenuto di informarlo dell'iniziativa che avevano intrapreso di compulsare Vito Ciancimino come possibile fonte di informazioni utili ad analizzare e comprendere il contesto criminoso in cui inquadrare l’escalation di violenza mafiosa in atto: e ciò a prescindere dal fatto che De Donno avesse già incontrato l’ex sindaco di Palermo o fosse in procinto di incontrarlo, trattandosi comunque di un programma di lavoro investigativo che ben poteva integrarsi con il proposito loro esternato dal dr. Borsellino di sviluppare l'indagine sugli intrecci collusivi di natura politico-affaristico-mafiosa.
Tanto più che, a dire dello stesso De Donno, il dr. Borsellino era convinto, anche se non glielo aveva detto espressamente, che l’indagine su mafia e appalti avesse un rilievo strategico perché puntava al cuore del potere mafioso e della sua più recente evoluzione e che su quel versante poteva annidarsi la vera causale della strage di Capaci.
D’altra parte, la dott.ssa Ferraro ricorda perfettamente che il capitano De Donno, alla sua obiezione che di quell’iniziativa i carabinieri avrebbero dovuto riferire all’A.G. e quindi al dr. Borsellino, piuttosto che al Ministro, le assicurò che ovviamente ne avrebbe informato il dr. Borsellino. E lo stesso Mori, nel datare sia pure con approssimazione l’incontro tra la Ferraro e il De Donno, esclude che avessero già incontrato Vito Ciancimino perché se così fosse stato ne avrebbero certamente parlato con il dr. Borsellino: così dando addirittura per scontato che l’allora procuratore aggiunto della Procura di Palermo dovesse esserne informato.
Sta di fatto che Borsellino ne fu informato dalla Ferraro, e non dagli ufficiali del ROS.
Ed ancora più discutibile è stata la scelta sia di Mori che di De Donno di non rivelare quell’episodio, tacendo per anni: fino a quando non vennero chiamati dalla Procura di Caltanissetta per chiarimenti sulle circostanze emerse dalla deposizione di altro magistrato che aveva riferito sui filoni d’indagine particolarmente attenzionati dal dr. Borsellino negli ultimi tempi, indicando tra gli altri proprio l’indagine su mafia e appalti, della quale lo stesso Borsellino avrebbe parlato in particolare con il capitano De Donno.
La giustificazione addotta — e cioè che a quell’incontro non aveva fatto seguito neppure la redazione di un programma di lavoro e quindi tutto era rimasto allo stato di mero proposito, sicché nessuno dei due ufficiali ritenne che quell’episodio potesse avere il minimo interesse per l’A.G. che indagava sulla strage di via D’Amelio — non fuga il sospetto di reticenza. Non poteva sfuggire ai due ufficiali la rilevanza dell’episodio, e comunque la necessità che la competente A.G. ne fosse messa a conoscenza, considerati, da un lato, lo sforzo profuso per tentare di individuare la causale della strage proprio a partire dall’analisi delle più significative indagini curate dal dr. Borsellino o da lui attenzionate.
© Riproduzione riservata