Björn Höcke, il leader di AfD in Turingia, ha scelto come mezzo d’elezione il podcast: in accoglienti studi di podcaster sedicenti liberi ha tutto il tempo e la libertà di ripetere i suoi deliri senza che nessuno gli chieda conto di quello che dice
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Se AfD arrivasse davvero al governo, anche “soltanto” in un Land, non potremo dire di non essere stati consapevoli delle loro proposte. L’ultima dichiarazione delirante arriva da due podcast – quante cose terribili si potrebbero evitare se una serie di uomini problematici non si sedessero davanti al loro microfono convinti di essere gli ultimi difensori del free speech e avversari numero uno del “non si può più dire niente” – che hanno ospitato Björn Höcke. Sì, il biondissimo professore di storia della Turingia che evidentemente non c’era (e se c’era dormiva) quando si doveva studiare che “Alles für Deutschland” è un motto nazista, tanto da beccarsi una condanna per impiego di simboli di riconoscimento di organizzazioni vietate dalla Costituzione.
Per dire di che genere di personaggio stiamo parlando, quando invece è stato introdotto dal conduttore di Weltwoche Roger Köppel come «più grande provocatore della politica tedesca». In quel contesto, il «provocatore» ha spiegato che i tedeschi occidentali non sarebbero “veri tedeschi” ma soltanto americani che parlano tedesco, diversamente dagli orientali, «tedeschi che parlano tedesco». Ironia della sorte: Höcke stesso, che fa politica in Turingia, è nato in Germania ovest.
Il resto è materiale noto: la “fine della Germania”, migranti ed élite impegnati a cancellare la Germania attraverso la “sostituzione etnica” e minimizzazione dei crimini dei nazisti. Tutto repertorio classico di AfD, così come quello proposto per quattro ore e mezza da un altro podcaster popolare che si propone come unico a mandare in onda tutto il girato non tagliato, Ben Berndt. Nessuna domanda ulteriore, nessun approfondimento, anzi l’ambizione di «imparare» da Höcke, presentata chiaramente dal moderatore del “medium alternativo”: i commentatori della stampa tedesca non sono rimasti colpiti tanto dalle tremende dichiarazioni del politico AfD, note da anni, quanto dalla mancanza di un posizionamento critico o quantomeno interrogativo da parte dell’intervistatore. Di cui comunque è ben noto l’orientamento, considerato che ultimamente ha spiegato che il muro tagliafuoco della politica tedesca contro AfD è «l’idea più stupida che un gruppo di persone adulte possa elaborare».
La sua storia è quella di un qualsiasi sedicente maschio alpha dietro a un microfono da podcaster: «Un saccente pigro, grasso e arrogante» a scuola, dice di sé stesso, poi una laurea in economia a una «università top» e successivamente la «realizzazione di un’azienda che fattura milioni». Su Linkedin si parla in maniera più modesta di uno stage da Lufthansa e diversi anni da dipendente, poi la creazione di un’azienda che prometteva di diffidare i mittenti di mail di spam e guadagnare su eventuali attività processuali successive, un’idea giudicata in contrasto con la legge da un tribunale berlinese. E ancora, un’azienda che produceva zainetti per il trasporto di neonati, esperienza a cui è seguita la consapevolezza di essere una «femminuccia indisciplinata e desiderosa di armonia». Insomma, «una merda, dovevo cambiare», come spiega allo Spiegel. A quel punto avrebbe cominciato a frequentare una sorta di Fight club, un gruppo underground di picchiatori la cui principale attività era appunto picchiarsi senza pietà, ma che avrebbe portato Berndt a essere «più calmo e riflessivo». Evidentemente anche a maturare un ottimo stile giornalistico.
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