Il regista ha chiesto scusa all’attrice, che l’aveva accusato di aver abusato contro di lei nel film Falso movimento, in cu compaiono scene di nudo che lei non aveva autorizzato. Dopo qualche tempo, Wenders si è reso conto che anche gesti nati da buone intenzioni possono arrecare danno. C’è speranza per tutti
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Vorremmo proporvi questo testo di Jenni Zylka per la Taz: la collega prende spunto dalla vicenda di Nastassja Kinski, che ha accusato Wim Wenders di essersi approfittato di lei inserendo immagini che la ritraggono nuda senza il suo consenso nel film Falso movimento del 1975. Ci è voluto un po’, ma alla fine il regista ha reagito alle accuse riconoscendo che avrebbe dovuto proteggere Kinski meglio di come ha fatto. «Ti chiedo scusa, senza se e senza ma» ha detto, prima di ordinare il ritiro da tutte le piattaforme e istituzioni che lo proiettano. Wenders ha spiegato di aver avuto occasione di «affilare il suo sguardo» su quella vicenda.
Per Zylka, il passo di Wenders è la prova del fatto che è stato capace di capire qualcosa che per altre persone rimane incomprensibile: anche se le intenzioni erano buone, l’atto può essere dannoso e provocare conseguenze che durano e traumatizzano. E anche se la società non ha ancora sviluppato la sensibilità necessaria per processare la ferita e l’errore nel gesto compiuto, ciò non toglie nulla al suo essere sbagliato. Un’esperienza simile fu quella di Maria Schneider, la cui polemica sulla scena dello stupro di cui non era stata avvertita prima ha ricevuto attenzioni solo due anni prima della morte di Bernardo Bertolucci.
Conversazioni non semplici, che si incrociano con la cancel culture e con la difficile decisione di come vanno gestiti questo tipo di film, scrive Zylka. In ogni caso, dal passato si può sempre imparare.
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