Un’estate che è costata migliaia di morti: l’istituto Robert Koch ha certificato che il caldo estremo inizia a diventare un problema molto rilevante anche in Germania. Da inizio anno sono state registrate 14mila morti dovute al caldo. È un record assoluto, che sfonda quello del 2018, anno in cui se ne registrarono 9.000: il rischio tocca più da vicino soprattutto gli over 75. Della cifra totale, 10.500 morti erano infatti persone anziane. 

Il passaggio da ondate di calore a fenomeni estremi come pioggia forte e tempeste ha portato a galla diverse criticità: strade bloccate, treni fermi e altre questioni infrastrutturali fino a questo momento non erano state percepite consapevolmente come un problema da affrontare in relazione alla crisi climatica. A fine giugno, dopo la prima ondata di calore particolarmente intensa, è dunque iniziato anche un dibattito politico per discutere come preparare meglio il paese ai cambiamenti climatici a cui va incontro. I Verdi hanno accusato il governo di non essere all’altezza e aver accettato un «fallimento totale» del paese: la priorità che propongono è la tutela di bambini e anziani, per esempio attraverso l’installazione di aria condizionata nelle Rsa, negli ospedali e nelle scuole, possibilmente alimentata da pannelli solari. 

Ad aggravare la situazione – spiega la tagesschau – è che la competenza su questo tipo di iniziative ricade in capo ai comuni, che spesso non possono far fronte alle richieste per mancanza di fondi: insomma, mancano i soldi per piani di gestione  all’emergenza, infrastrutture vere e proprie e nuovo verde urbano. A soffrire sono anche gli ospedali: il pronto soccorso di Colonia a fine giugno ha raggiunto i propri limiti, anche i vigili del fuoco di Dresda hanno segnalato grandi criticità nella loro zona. 

Il rimpallo delle responsabilità continua a livello federale: il ministro dell’Ambiente Carsten Schneider, infatti, ha ribadito che la responsabilità ricade sulle spalle di Land e comuni, che hanno a disposizione i fondi speciali deliberati a inizio della legislatura. In ogni caso, il governo federale è disposto a contribuire ulteriormente.

Il cancelliere stesso ha ribadito nella prima riunione dopo l’estate che la crisi climatica va messa in cima alle priorità. Finora però Merz non è risultato particolarmente credibile nel ruolo del capo di governo proclima: anzi, sostengono i suoi detrattori, ha più che altro contribuito ad ammorbidire le leggi per la protezione dell’ambiente, invece che rafforzarle. La Spd propone intanto di intervenire sulla Costituzione per attribuire anche al governo federale capacità di intervenire sulle questioni climatiche, ma fino a oggi il partito di Merz si è mostrato ostile: per cambiare il testo, in ogni caso, ci vuole una maggioranza qualificata dei due terzi al Bundestag. E considerato che la Cdu non vuole collaborare con Linke e AfD (nel secondo caso il veto vale anche per la Spd), visti gli equilibri attuali non sembra esserci possibilità che il piano vada a dama. Certo, là fuori c’è l’estrema destra che considera la crisi climatica «non un problema», e misure concrete sarebbero urgentissime, ma non è detto che il governo riesca a tirare fuori davvero un coniglio dal cilindro. 

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