Dopo la caduta di Bashar al Assad, l’ente incaricato di valutare le richieste di asilo ha deciso di sospendere l’elaborazione di nuove richieste di cittadini siriani. I migranti erano stati accolti con l’entusiasmo di popolazione e cancelliera nel 2015, ma adesso la destra spinge per accelerare sui rimpatri. L’Austria sta già elaborando un piano
Eccoci di ritorno alla vigilia del giorno in cui Olaf Scholz porrà di fronte al Bundestag la questione di fiducia. Si vota lunedì prossimo, ma tutti sanno che sarà l’ultimo atto di questo governo. Intanto, il Bundestag continua a discutere la legalizzazione dell’interruzione di gravidanza entro la dodicesima settimana, ma contemporaneamente il governo ha deciso di mettere in pausa ogni richiesta di asilo in arrivo dalla Siria dopo che il regime di Bashar al Assad è caduto.
Cosa succede mercoledì
Secondo le regole della democrazia tedesca, l’unica maniera di sfuggire al voto anticipato in caso di mancanza della fiducia per un cancelliere è la sfiducia costruttiva, che prevede l’immediata formazione di un altro governo sostenuto da una maggioranza alternativa. Non è uno scenario che attualmente pare possibile, quindi si andrà alle elezioni anticipate già convocate per il prossimo 23 febbraio.
Non è la prima volta che accade: anche Willy Brandt pose la questione di fiducia nel 1972, nel 1982 fu la volta di Helmut Schmidt, entrambi socialdemocratici e a dicembre 1982 toccò anche a Helmut Kohl. Dopo il fallimento della questione di fiducia, il cancelliere propone al presidente della Repubblica di sciogliere il Bundestag entro i 21 giorni successivi. A quel punto, entro sessanta giorni vanno organizzate nuove elezioni.
Cosa succede prima delle elezioni
In parlamento diversi deputati hanno ancora ambizioni di portare a casa qualche provvedimento prima della chiusura dei lavori, ma soprattutto sulla legalizzazione dell’ivg entro la dodicesima settimana – che attualmente è un reato che non viene perseguito – sembra non ci siano alla fine i margini per chiudere in tempo. Il testo rischia infatti di essere affossato in commissione Giustizia, dove è stato rinviato dopo una breve discussione generale in aula. Se fosse messa ai voti, in ogni caso, basterebbe una maggioranza semplice: di conseguenza, anche parlamentari di Cdu ed Fdp che si tenessero alla larga dell’assemblea abbasserebbero il quorum e faciliterebbero la votazione.
Il rischio è che la proposta non torni più in assemblea: a presiedere la commissione Giustizia è una deputata della Cdu e se la Fdp, che da tempo solleva dubbi sull’opportunità della depenalizzazione – anche se donne e giovani liberali spingono per un accordo – vota insieme ai cristianodemocratici, le tempistiche rischiano di dilatarsi eccessivamente. Anche se dovesse tornare in aula, si apre la questione dell’ordine del giorno: non è infatti detto che tutti i deputati accettino di metterlo in programma.
Un’altra misura per cui probabilmente non ci sarà niente da fare prima della fine della legislatura è la proposta rossoverde per rivedere le misure contro la violenza sulle donne. Anche in questo caso c’è bisogno di un consenso che si allarghi oltre il perimetro del governo di minoranza che ha già approvato il testo. Come spesso accade però quando si discute di misure antiviolenza, manca il consenso su quali siano le strade da privilegiare: la proposta del governo vuole sviluppare le infrastrutture di protezione delle donne che includono sportelli d’assistenza, case famiglia e appartamenti sicuri. Nel 2023 sono state uccise 360 donne e ragazze. La ministra verde della Famiglia Lisa Paus ha accusato del ritardo accumulato nella discussione l’ex partner di coalizione Christian Lindner, che non avrebbe mai considerato la legge una vera priorità, ma le opposizioni hanno attaccato i rossoverdi per «aver usato il tema per fare campagna elettorale», AfD arriva addirittura a parlare di «presa in giro delle vittime di violenza» aggravata dall’«immigrazione di massa e incontrollata». Per la Linke la misura non è sufficientemente incisiva, mentre BSW solleva il problema che alle case famiglia potrebbero accedere anche «uomini che si identificano come donne».
Gli effetti della Siria sulla Germania
I rifugiati siriani in Germania hanno accolto per lo più con grande entusiasmo la notizia della caduta del regime di Bashar al Assad. Solo a Berlino sono quasi 50mila persone (di quasi un milione di siriani che vivono in tutto il paese) ed è considerato il centro sociale, culturale e politico della diaspora: la Taz li ha cercati per raccontare i loro festeggiamenti. Tanti raccontano «l’indescrivibile sensazione di libertà», anche se sono consapevoli che il loro paese d’origine (anche se tanti hanno nel frattempo acquisito anche la cittadinanza tedesca) ha bisogno di importanti interventi per assicurare alla popolazione la soddisfazione dei bisogni primari e la ricostruzione delle infrastrutture.
Peccato che la notizia abbia dato immediatamente lo spunto all’ente che regola la concessione del diritto d’asilo Bamf per sospendere il lavoro sulle nuove richieste di siriani che cercano protezione in Germania. Come altri paesi, Berlino darà quindi la precedenza a cittadini di altri paesi, mettendo in pausa la lavorazione delle 47mila domande attualmente pendenti. Attualmente a essere considerati rifugiati sono 321mila, mentre 329mila ricadono nel regime di protezione sussidiaria. Non è ancora chiaro quale sarà la nuova posizione del governo sull’accoglienza dei profughi siriani arrivati in massa nel 2015 dopo il famoso Wir schaffen das! – Ce la possiamo fare! – di Angela Merkel. C’è già chi ha aperto la discussione sull’opportunità di respingere migranti siriani qualora la situazione dovesse stabilizzarsi: in particolare i parlamentari della Cdu vorrebbero sostenere economicamente chi vuole tornare nel suo paese d’origine, passando a considerare il paese di nuovo tra le nazioni sicure, ma la ministra dell’Interno Nancy Faeser ha detto che non sarebbe serio discutere di respingimenti in una situazione così incerta. Verdi e Spd frenano, sia perché non c’è ancora nessuna certezza sulla linea di chi prenderà il potere a Damasco, sia perché i migranti siriani in molti casi si sono integrati molto bene e chiederne ora il rimpatrio sembra assurdo.
In Austria, invece, il governo ha scelto di intervenire per direttissima: non solo l’elaborazione delle richieste d’asilo è sospesa, ma anche i permessi concessi saranno ricontrollati, in modo da preparare un programma di rimpatri. Anche i ricongiungimenti familiari sono stati sospesi.
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