Un altro attento lettore che ha apprezzato le nostre poche righe (scritte per altro senza troppa consapevolezza del tema, speriamo abbiate apprezzato lo sforzo) sui Mondiali ci ha fatto notare come nella Mannschaft come nel governo (e anche nel rapporto tra ct e cancelliere) ci sia quest’anno una certa freddezza. A sostenere la tesi del nostro interlocutore – uno che, a differenza nostra, sa cosa sta dicendo – arrivano due pezzi interessanti anche per chi, come noi, si fa spiegare il fuorigioco a ogni partita (no, non è vero, ma ci piace nutrire il cliché).

Da un lato, lo Spiegel racconta la distanza umana tra Julian Nagelsmann e Friedrich Merz. Che c’è nonostante il cancelliere sia fiero sostenitore del Borussia Dortmund e il tifo lo porti relativamente stesso allo stadio: insomma, scrive il settimanale, che il suo sostegno sia autentico è chiaro. È un caso curioso, soprattutto considerati i precedenti, che in alcuni casi hanno portato addirittura a creare vere e proprie amicizie, come è successo a Helmut Kohl e Berti Vogts, arrivato dopo la terza vittoria della Germania ai Mondiali nel 1990 ed erede di Franz Beckenbauer, non proprio il più semplice degli incarichi. Ma avere un buon amico nel cancelliere gli tornò utile nel 1994 quando, dopo l’eliminazione ai quarti di finale, stava per mollare la Mannschaft: Kohl lo chiamò due volte e, ha raccontato poi l’allenatore, l’ha convinto a non gettare la spugna. Quando due anni dopo la Germania si laureò campione d’Europa sugli spalti si riconosceva chiaramente la gigantesca silhouette del cancelliere.

Lo Spiegel racconta anche il rapporto particolare tra Angela Merkel e Joachim Löw, finiti per diventare quasi amici. Come era buono anche il rapporto di Merkel con Jürgen Klinsmann, che con il suo terzo posto ai Mondiali disputati in Germania lanciò il clima positivo che si respirava nel paese all’epoca del Sommermärchen, la fiaba estiva del 2006. Di qui anche la raccomandazione al successore Löw di vincere gli Europei del 2008: niente da fare, ma il desiderio di Merkel fu soddisfatto nel 2014, quando in Brasile ovviamente la cancelliera ha festeggiato la vittoria in tribuna e nello spogliatoio. Anche da parte del ct le parole per Merkel sono sempre state di miele: nel 2021 si sono visti per l’ultima volta in cancelleria, ciascuno alla fine della propria traiettoria.

E poi c’è Deutsche Welle, che isola i problemi di Nagelsmann, messo in discussione soprattutto per la sua mancanza di capacità comunicative. Se la sua stella si è appannata dipende anche dalla scelta di richiamare dalla pensione a poche settimane dall’inizio del torneo Manuel Neuer dopo aver puntato per un anno sul portiere Oliver Baumann. Per non parlare della sua ostilità aperta a Deniz Undav nonostante abbia segnato il gol della vittoria. Dopo aver parlato con sua moglie, però, ha chiesto scusa per le sue parole nei confronti del giorcatore.

Sembra ironico, continua DW, per un allenatore che soprattutto nelle prime fasi della sua carriera ha guadagnato fama per la sua capacità di intervenire sulla psicologia del gruppo, rivelandosi un uomo capace di rafforzare la squadra come organismo complessivo. Per la testata tedesca la condizione di Nagelsmann può riflettere quella della Germania, o meglio l’incapacità di Merz di portare a casa riforme strutturali ricevendo in cambio sempre maggiore polarizzazione.

Dopo gli Europei del 2024 il ct aveva lasciato agli atti una dichiarazione dal contenuto fortemente emotivo. All’epoca, parlava di senso di comunità, solidarietà e valore delle esperienze condivise, arrivando a toccare temi come coesione sociale e integrazione. Da allora, però, i tempi sono cambiati: non c’è più il clima da fiaba del torneo in casa, non c’è la fiducia nella squadra che ha accompagnato la Mannschaft nel 2014. Restano guerre nei notiziari, paure diffuse e incertezza politica. E un allenatore che a poche settimane dai Mondiali non sa chi sono i suoi titolari.

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