Un gruppo di studentesse di medicina hanno preso pubblicamente posizione sugli abusi che subiscono ogni giorno svolgendo la propria professione. Ora aspettano conseguenze tangibili, anche se le donne nei posti di comando restano molto poche
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Resta alta l’attenzione nel dibattito pubblico intorno alla denuncia pubblica di un gruppo di studentesse di medicina che all’assemblea dei medici a Hannover hanno preso posizione dal palco contro le molestie sessuali subite dai loro colleghi durante la tre giorni. Nel discorso hanno fatto riferimento a episodi che sono avvenuti al congresso, tra cui commenti sull’aspetto fisico, le scollature, mani poggiate sul sedere e sulla schiena, inviti a salire nella stanza d’albergo e commenti sessisti.
Lo spunto è servito per parlare della situazione generale del settore, dove casi come questi si verificano spesso e volentieri: il discorso è stato accolto con applausi e standing ovation, la Taz ha intervistato una delle studentesse. Inizialmente, spiega Hannah Brüx, non avrebbe voluto rendere pubbliche le proprie esperienze, poi è arrivata la rabbia per i comportamenti con cui ha dovuto fare i conti hanno fatto arrabbiare lei e le colleghe al punto da prendere posizione pubblicamente.
Brüx racconta anche che, a fronte di tanta approvazione, una parte dei responsabili di questi atteggiamenti sono rimasti totalmente incapaci di cogliere il punto e di rendersi conto che sono parte del problema. In più, racconta la studentessa, il settore si presta a squilibri di potere che possono mettere ulteriormente in posizione di dipendenza chi subisce questo tipo di abusi.
L’attesa ora è per iniziative patiche che facciano seguito alle posizioni difese all’assemblea: la questione è cosa nota, ma quasi nessuno si prende la responsabilità di combatterla anche nella vita di reparto, complice il fatto che le donne in posizioni gerarchiche elevate continuano a essere sempre poche.
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