Il passo falso del Consiglio di sicurezza non arriva esattamente come un fulmine a ciel sereno. L’anno scorso, piuttosto di parlare di fronte all’assemblea generale, Merz aveva preferito presentarsi al Bundestag per discutere delle finanze nazionali, mandando al suo posto il ministro degli Esteri Johann Wadephul. Il resto della candidatura, sostengono esperti e retroscena, sarebbe stata preparata in maniera approssimativa: ciliegina sulla torta, il posizionamento di Berlino sulle vicende in medio oriente. Per ragioni storiche, la Germania non riesce a rompere definitivamente con il governo di Tel Aviv: nel corso del 2025, Merz e Wadephul avevano fatto passi importanti in termini di condanna pubblica delle azioni dell’Idf sui palestinesi e in Libano, ma ultimamente Berlino sembra meno pronta a intervenire e anche a livello europeo si contrappone a sanzioni più pungenti nei confronti dei ministri del governo Netanyahu. Potrebbe essere stata questa la ragione per cui l’appoggio è mancato già al primo turno della scelta dei nuovi membri non permanenti. 

Altra notizia importante degli ultimi giorni è la fine del progetto francotedesco per sviluppare insieme un jet militare all’interno del sistema Fcas, che prevede la realizzazione di un sistema aeronautico in sette step che comprende anche lo sviluppo di droni, sensori, sistemi di supporto e armi ad hoc. L’aereo, in particolare, sarebbe dovuto essere sviluppare assieme da Airbus e Dassault: successivamente si era aggiunta al progetto anche la Spagna. Il passo indietro arriva dopo anni di lavoro a vuoto ed energie impiegate principalmente nella guerra vicendevole tra le due aziende su chi fosse al timone del progetto e padrone dei brevetti sviluppati nel corso del lavoro. Per una volta, infatti, le volontà politiche erano allineate: il programma risale al 2017, quando subito dopo la sua prima elezione Emmanuel Macron aveva concluso l’accordo in tal senso con l’allora cancelliera Angela Merkel. Dassault, invece, ha da sempre rivendicato una propria superiorità nelle competenze che riguardano la realizzazione dei jet. 

Il fatto che la scorsa settimana in Montenegro abbia dovuto ricevere da Merz un due di picche sulla prosecuzione dei lavori dopo che il cancelliere ha tentato di mediare con la governance di Dassault, da sempre scontenta della collaborazione e convinta di avere il vero know-how è un brutto colpo. Macron si avvia verso la fine del suo secondo mandato e, come scrive lo Spiegel, l’idea che uno dei progetti che avrebbero dovuto costituire la sua eredità vada a farsi benedire è una consapevolezza dolorosa. A maggior ragione dal momento che a fronte di tanto impegno Parigi si ritrova con un pugno di mosche in mano. Berlino, dal canto suo, si è garantita un maggiore margine di spesa grazie alla sospensione del freno al debito in bilancio per le spese militari, mentre i francesi ora dovranno tagliare diversi progetti di sviluppo di nuovi progetti di difesa. 

In Germania, invece, si fanno già i conti con la prospettiva di doversi rivolgere agli americani: gli aerei Fcas sarebbero dovuti entrare in servizio a inizio anni 2040, ma nel frattempo ci sono già da sostituire i vecchi Tornado della Bundeswehr. A questo scopo si potrebbero comprare nuovi F-35 dagli Stati Uniti che sono anche in grado di trasportare anche armi nucleari americane. La speranza è però che nel frattempo si metta in cantiere anche un nuovo progetto europeo, per esempio tra Airbus e gli svedesi di Saab o nell’ambito di un nuovo consorzio europeo da costruire da zero. 

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