Il neosegretario Pantisano ha detto che Cdu e AfD sono fondamentalmente la stessa cosa «fascista». Una dichiarazione che getta una lunga ombra sulle possibilità che Cdu e Linke entrino nella stessa alleanza anti-AfD in Sassonia-Anhalt
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Magari avete letto nei giorni scorsi che uno dei nuovi segretari della Linke è di origini calabresi. Luigi Pantisano ha fatto fin da subito parlare di sé: è stato eletto al congresso del partito di estrema sinistra con una percentuale non altissima, ma a ridosso dell’elezione ha messo sullo stesso piano Cdu e AfD. Per il segretario, infatti, «quasi non ci sono differenze tra la Cdu, che fa politica fascista, e i fascisti stessi».
Una dichiarazione inaccettabile soprattutto per un cristianodemocratico moderato come Daniel Günther, il capo della Cdu dello Schleswig-Holstein, dove il partito governa assieme ai Verdi. Il governatore ha subito chiesto le dimissioni di Pantisano spiegando che il neocapo della Linke si è «squalificato da ogni tipo di confronto democratico serio. È dimentico della storia» ha detto alla Bild. Pantisano secondo Günther non è un interlocutore credibile per democratici e dovrebbe lasciare la politica.
Pantisano ha fatto parzialmente marcia indietro, anche perché sulla carta la Linke è aperta a eventuali coalizioni con la Cdu a livello di Land per impedire un governo monocolore AfD. Linke e Cdu infatti sono bloccati da vicendevoli veti sulle alleanze, che ora potrebbero cadere per consentire una super conventio ad excludendum per evitare il primo governatore di AfD in Sassonia-Anhalt. Le dichiarazioni aggressive del neosegretario rischiano di far naufragare questo progetto ancor prima che cominci.
Ma la Linke continua a raccogliere buoni risultati nei sondaggi, anche se uno dei padri fondatori – Gregor Gysi – non è entusiasta della linea ultraradicale fatta propria dalla nuova dirigenza. Nel futuro prossimo potrebbero aprirsi nuove praterie per Pantisano e i suoi, visto che il governo di grande coalizione sembra un passo più vicino alla sua riforma delle pensioni, che cuoce da diverso tempo. La commissione di esperti ha finalmente dato le proprie indicazioni sul testo base. La Tagesschau racconta di rospi da mandare giù per tutti i partecipanti alla trattativa, ma verosimilmente l’aspetto principale della riforma sarà la cancellazione dell’opzione di andare in pensione dai 63 in su e un progressivo spostamento verso l’alto dell’età minima per smettere di lavorare.
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