Il governo tedesco si sparpaglia tra Delhi e Washington: Berlino con una mano cerca di limitare i danni di Trump su un’alleanza ormai in irrecuperabile sofferenza, con l’altra conclude nuovi accordi commerciali con partner in crescita. In cima alla lista c’è l’India
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Direttissima Delhi-Washington
I membri del governo hanno utilizzato la prima settimana di ripresa per viaggi intorno al globo. Il cancelliere Friedrich Merz ha scelto come prima meta dell’anno l’India, mentre i ministri delle Finanze e degli Esteri sono a Washington. Il viaggio di Merz, in particolare, serve a «cercare nuovi amici», come la mette giù in maniera molto azzeccata lo Spiegel. Accolto da una lunga serie di manifesti che lo ritraggono assieme a Narendra Modi, il cancelliere è stato invitato nella provincia d’origine del premier indiano, una scelta che, racconta la stampa tedesca, viene particolarmente sottolineata dallo staff di Merz.
I temi sul tavolo sono parecchi, ma in cima alla lista c’è il cambio degli equilibri geopolitici, che spingono gli europei a cercare nuovi partner: l’India dalla prospettiva berlinese appare interessante per una serie di fattori. C’è la cooperazione economica, che riguarda lavoratori specializzati e investimenti in difesa, ma Berlino punta anche a inserirsi nello screzio politico-economico che hanno provocato i dazi elevatissimi imposti dal presidente americano Donald Trump a Delhi. Il cancelliere ha ribadito l’intenzione di abbassare i dazi invece che alzarli: per rendere l’offerta di una collaborazione ancora più ghiotta si è tornati a parlare anche dell’intenzione dell’Ue di concludere un accordo di libero scambio con l’India.
In secondo luogo, Merz ha anche grande interesse a portare il punto di vista europeo sul conflitto in Ucraina: l’India è fortemente dipendente dalle forniture energetiche russe e di conseguenza tende anche a sposarne la visione della guerra contro Kiev. Un tema spinoso, di cui infatti si parla poco tra partner, con una chiara dimostrazione di tolleranza da parte del cancelliere, che non esita a ricordare che anche la Germania era, fino a poco fa, legata a doppio filo al gas e petrolio russo a basso prezzo.
Dall’altra parte del globo, negli Stati Uniti, si trovano invece Lars Klingbel e Johann Wadephul. Il vicencancelliere socialdemocratico non è andato per il sottile nel suo incontro con il collega Scott Bessent: originariamente, l’appuntamento sarebbe dovuto essere incentrato soprattutto sulla questione delle materie prime. L’argomento ha portato poi a un confronto sulla vicenda groenlandese: in risposta alle ambizioni di Trump, Klingbeil vorrebbe vedere una strategia più coerente da parte dell’Ue. Anche perché, sostiene il ministro, l’Alleanza atlantica sarebbe sempre più in una fase di «scioglimento» e il rapporto con gli Stati Uniti rischia di finire danneggiato in maniera permanente dai problemi che si stanno creando in questo periodo.
Più complessa la missione del ministro degli Esteri. Per formazione politica e interesse del governo, Wadephul ha provato ad aggrapparsi proprio a quella Nato che Klingbeil dà già per spacciata e di conseguenza nel bilancio del suo incontro con il segretario di Stato Marco Rubio sottolinea soprattutto gli aspetti che uniscono le due sponde dell’Atlantico, più che quelli che le dividono. Ciononostante, scrive la Zeit, Wadephul passa come un «ospite di seconda classe», visto che il suo appuntamento viene prima rimandato a causa di una convocazione alla Casa Bianca di Rubio e poi liquidato in un comunicato di appena un paragrafo. Wadephul porta comunque a casa la consapevolezza che gli Stati Uniti non hanno intenzione di lanciare una manovra militare sulla Groenlandia, ma certo la situazione geopolitica non è rassicurante: motivo per cui il ministro fa tappa in Islanda, dove assicura il sostegno della Germania ai partner nordici e poi prende un treno da Washington a New York per incontrare il segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres e dare un segnale di considerazione nei confronti di Onu e diritto internazionale.
Il problema cinese
Nel suo discorso alla nazione di Capodanno Merz ha annunciato un anno difficile per il paese. Effettivamente, nonostante qualche timido dato positivo, l’economia tedesca continua a soffrire. A confermare la situazione di tensione ci sono i dati sul 2025 di Volkswagen, le cui vendite sono calate a picco soprattutto negli Stati Uniti e in Cina. Il calo complessivo è dello 0,5 per cento grazie all’aumento delle vendite in Europa, ma la zavorra della concorrenza cinese e dei dazi americani mette in difficoltà il gruppo di Wolfsburg. A pesare sui dati anche la scelta del governo americano di tagliare gli incentivi alle auto elettriche. Per dirla in numeri: in Cina le vendite sono calate dell’8 per cento, negli Stati Uniti addirittura del 10,4.
Le cose vanno meglio in Europa, dove il numero di automobili piazzate sul mercato è aumentato del 3,8 per cento. Anche in Sudamerica il dato è positivo e segna un +11,6 per cento. A spingere l’incremento in Europa sono state soprattutto le auto elettriche: l’anno scorso ne sono state vendute il 66 per cento in più. Tradotto, una ogni nove macchine vendute era elettrica.
L’incremento ha però anche un lato oscuro. La taz racconta la crisi dell’impianto di Zwickau in Sassonia, dove vengono prodotte più auto di quante non se ne vendano. La ragione va cercata nei prezzi più bassi e nell’efficienza maggiore delle concorrenti cinesi, che vengono comprate più spesso. La produzione di Zwickau dal 2020 è stata orientata esclusivamente sull’elettrico, ma siccome le vendite restano al di sotto delle aspettative, la produzione viene ridotta. A ottobre l’impianto si è fermato per una settimana. La nuova disponibilità della Commissione europea ad ammorbidire le norme climatiche rischia di essere un ulteriore colpo per la fabbrica Vw, che soffrirebbe il ritorno dei produttori al motore termico. Le auto classiche continuano a rendere di più in fase di vendita, visto che la produzione delle batterie – la parte più costosa di una macchina elettrica – continua a essere in mano soprattutto alle aziende cinesi.
Perché Berlino tifa per l’accordo con i paesi Mercosur
Ci rendiamo conto che la newsletter stia vertendo pericolosamente verso un focus iperesteso sull’economia, ma la carne al fuoco è parecchia. L’accordo con i paesi Mercosur è stato infatti appena approvato dal Consiglio europeo, nonostante la strenua opposizione della Francia e la sospensione del giudizio dell’Italia fino all’ultimo. La Germania fin dall’inizio si è dichiarata favorevole all’approvazione, anche se pure gli agricoltori tedeschi si sono opposti con forza. L’influenza della categoria è rimasta però limitata, o quantomeno molto più contenuta di quanto non sia successo in Francia, dove le proteste della più grande industria di produzione di carne di vitello dell’Unione europea hanno fatto sì che il governo si sia schierato con forza contro la proposta.
La ragione sta nel fatto che il governo attribuisce, anche in questo ambito, grande importanza all’indipendenza dalla Cina, soprattutto per quanto riguarda la fornitura di terre rare come il litio. Un interesse strategico che in prospettiva batte le proteste degli agricoltori. Lo scopo è anche quello di esplorare nuovi mercati per diversificare rapporti e catene di approvvigionamento costruendo alternative agli Stati Uniti dove il rapporto commerciale è gravato dai dazi di Donald Trump. Inoltre, dal punto di vista delle associazioni di categoria che rappresentano l’industria tedesca è il modo per l’Unione europea per mostrarsi come protagonista del commercio internazionale ed evitare di finire a fare il vaso di coccio tra Cina e Stati Uniti. Questione di apertura in tempi di isolazionismo americano, questione di costruzione di un grande mercato in un mondo in cui la Cina fa concorrenza aggressiva. Almeno secondo il governo tedesco.
Baby it’s cold outside
Negli ultimi giorni la Germania, soprattutto a nord, è stata colpita da una tempesta di neve. Oltre a grossi problemi logistici e ritardi che hanno riguardato soprattutto la rete ferroviaria, la nevicata record ha prodotto anche effetti collaterali positivi, come la riscoperta di un rapporto immediato e familiare con chi vive intorno a noi: i vicini, i passanti, le persone che incontriamo nella quotidianità.
Sulla Zeit, Elisabeth von Thadden racconta di genitori che vanno a chiedere al piano di sopra se lo slittino dei bambini ormai grandi c’è ancora e può essere dato in prestito, del conducente dell’autobus che chiede informazioni al ragazzo con gli spikes antighiaccio sotto le scarpe sulle sue calzature e anche dei cittadini che nella neve improvvisamente prendono a salutare sconosciuti come fossero amici. Il meteo come motore sociale?
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