Ben ritrovati. La nostra settimana si apre con uno sguardo al difficile fronte interno di Friedrich Merz. Come vi abbiamo raccontato già qualche volta, il cancelliere punta molto sulla politica estera, mentre l’”autunno delle riforme” che ha promesso sembra essere rimasto al palo dentro i confini nazionali. Dopo la riforma delle pensioni che ha provocato psicodrammi prima di Natale, adesso è la volta del welfare: lo stato sociale ha un costo, questo è chiaro, ma l’approccio apertamente distruttivo di alcuni cristianodemocratici alla questione ha fatto sollevare parecchi sopraccigli. Parliamo anche – ahinoi – di AfD e dedichiamo una breve parentesi a Rita Süssmuth, grande femminista attiva nelle file della Cdu. Infine, un inaspettato passaggio sul calcio, richiesto ad hoc da un affezionato lettore. 

«State meno male»

Con uno dei suoi ormai leggendari passi falsi il cancelliere ha di nuovo fatto parlare di sé (e no, non sempre vale la massima «bene o male, basta che se ne parli»). Stavolta Merz ha pensato bene di rimproverare ai tedeschi che si fanno mettere in malattia troppo spesso. A un evento di campagna elettorale in Renania settentrionale-Westfalia ha spiegato che i lavoratori dovrebbero sforzarsi di più perché l’economia vada meglio e ha messo in discussione la possibilità di farsi mettere in malattia anche per telefono. 

In realtà, i giorni di malattia dei lavoratori tedeschi sono più o meno stabili da quattro anni. In media, si prendono quasi tre settimane di malattia l’anno, anche se dopo il Covid è stata registrata un’incidenza maggiore delle malattie alle vie respiratorie. 

Le parole di Merz sembrano in linea con la sensibilità del suo partito, ma solo in parte quella del suo elettorato. Un’associazione di imprenditori vicini alla Cdu, il Wirschaftsrat, ha chiesto con un corposo documento consegnato al partito di tagliare lo stato sociale: tra le riduzioni proposte, addirittura l’eliminazione delle prestazioni dentistiche dall’elenco di quelle coperte dall’assicurazione pubblica. Nel documento si chiede poi di cancellare la pensione a 63 anni, quella per le madri e anche le minime. Posizioni dure che però hanno l’appoggio di una parte della Cdu: la corrente più conservatrice ha accolto le proposte e spinto da parte sua per ridurre l’accessibilità del part time.

Proposte che non sono piaciute ovviamente alle opposizioni ma anche ai portatori d’interesse dei lavoratori interni al partito, che temono che le richieste della destra della Cdu possano trasformarsi in un boomerang in termini di consensi: in primavera si vota in Baden-Württemberg e Renania-Palatinato, dove i tagli messi sul tavolo non hanno esattamente tirato la volata ai candidati cristianodemocratici. 

In realtà, i lavori della commissione per la riforma dello stato sociale vanno in un’altra direzione. Il documento elaborato in alcuni mesi, che raccoglie 26 misure che dovrebbero semplificare alcune prestazioni come l’assegno universale, ha raccolto anche l’appoggio di Verdi e Linke. Ciononostante, la taz contesta il fatto che si tratti fondamentalmente di una legge di semplificazione, una riforma amministrativa necessaria ma non risolutiva. Motivo per cui i soldi non saranno distribuiti in maniera più equa e le imprese continueranno a beneficiare di sgravi molto più di singoli e famiglie. Anche la Spd per il quotidiano progressista non è all’altezza della sfida: la ministra del Lavoro Bärbel Bas non si sarebbe esposta abbastanza contro i datori di lavoro e avrebbe avallato in maniera eccessiva la narrazione neoliberista del governo, oltre a non spingere a sufficienza per l’introduzione di una patrimoniale. 

Imbarazzo Sellner

Il nazionalista austriaco Martin Sellner parla di remigrazione. L’AfD parla di remigrazione. Match made in heaven, direbbe qualcuno: e invece no. A mettersi di traverso in questa intesa perfetta ci sono i servizi segreti interni tedeschi, che continuano a tenere d’occhio il partito di Alice Weidel per valutarne l’estremismo. In questo contesto la prospettiva di vedersi associati con una figura «certificata dal tribunale come anticostituzionale» (copy di Maximilian Krah, non esattamente un antifa) non piace nemmeno ai vertici di AfD, soprattutto mentre continua a essere in ballo una messa al bando del partito. Effettivamente il tribunale amministrativo federale considera le argomentazioni di Sellner un affronto alla dignità dell’uomo che si propone di difendere la Costituzione tedesca. Di conseguenza, nel 2024 AfD ha preso le distanze dalla linea di Sellner dichiarando pubblicamente che il partito non fa differenza tra cittadini tedeschi con e senza background migratorio (almeno a parole). 

Di conseguenza, il partito ha vietato gli incontri tra parlamentari AfD con Sellner simili a quelli andati in scena negli ultimi mesi in Turingia e in Brandeburgo: ad essergli particolarmente affezionata è una deputata del parlamentino brandeburghese, Lena Kotré. E per non perdere di vista il suo favorito, ha trovato un escamotage per aggirare l’indirizzo del partito. Per evitare di dover rinunciare alla sua presenza a una manifestazione di AfD, infatti, Kotré è stata pronta ad annullarla e a farsi poi invitare a un evento organizzato da Sellner stesso. Ma l’obiettivo è stato raggiunto: il partito non l’ha sanzionata. 

La “C” della Cdu

Lunedì è morta Rita Süssmuth. L’ex ministra della Famiglia e della Salute è scomparsa a 89 anni ma lascia una traccia importante nella storia della Cdu e del femminismo tedesco. Per ricordarla attingiamo al pezzo della taz, notoriamente non un quotidiano amichevole nei confronti della Cdu: per tanti, Süssmuth è stata capace di trasformare in atto l’impronta “cristiana” che il partito di Merz porta nel nome. Professoressa delle scienze educative, ambiziosa e curiosa, cattolica: tra le sue priorità, l’amore per il prossimo, cura e compassione. 

La sua ascesa ha contribuito a cambiare la prospettiva delle carriere femminili in quel partito in un’epoca storica in cui pochi parlamentari maschi prevedevano per le colleghe un destino ambizioso. In un governo che negli anni Ottanta si era proposto di portare avanti un ritorno alla tradizione e un parziale annullamento delle conquiste del ‘68, Süssmuth si è giocata la sua partita e in poco tempo è diventata «una star» arginando le ambizioni di Kohl e compagnia, tenendo sempre uno stile conciliante e gentile, ma senza l’ingenuità di andare allo sbaraglio contro una governance tutta al maschile e tutta (molto) conservatrice. 

Lo scontro più profondo con il partito si consumò sulla lotta all’Aids a metà degli anni Ottanta. In quel periodo, la ministra prese le distanze dalle dichiarazioni di certi ultraconservatori che fantasticavano di isolare gli omosessuali, categoria cui la malattia aveva un’incidenza particolarmente forte. Al contrario, Süssmuth spingeva per educazione e ricerca e si era posta come obiettivo quello di combattere la malattia, non i malati: dal suo punto di vista, la miglior cura era l’educazione sessuale. Una proposta ambiziosa in un tempo in cui la politica voleva stare ben lontana dai dettagli della vita sessuale dei cittadini. 

Fin troppo progressismo per la Cdu, che la spostò in men che non si dica alla presidenza del Bundestag, dove si spese per mantenere un dibattito politico civile e contrastare la polarizzazione tra i partiti. La taz sottolinea come «con lei muore anche un pezzo di storia contemporanea del partito: una Union che sia partito non machista, fosse anche solo sulla carta. Senza di lei carriere come quella di Angela Merkel o quella di Ursula von der Leyen sarebbero state impensabili. La vecchia Bundesrepublik ha trovato in lei una moderatrice che non aveva paura dei tempi nuovi». 

Regalo d’autore

È quasi un anno che il Bayern Monaco ha un nuovo inno: per questo anniversario vi raccontiamo la storia di un coro che è diventato il pezzo ufficiale del club per il 125° anniversario dalla fondazione. La curva sud l’ha regalato alla squadra dopo averlo registrato e prodotto grazie alle donazioni dei fan. La chicca: la melodia è quella di Montagne verdi di Marcella Bella, che alla diffusione della notizia si è detta felice del fatto che i fan abbiano regalato una seconda vita al suo successo più famoso, pur continuando a tifare Catania

«Quel che era soltanto un’idea di un piccolo gruppo d’amici ha progressivamente preso corpo e con il sostegno di Stephan Lehmann e il compositore e produttore Hans Franek è stato messo su un binario promettenti» si legge sul sito della curva. «Un progetto da finanziare in maniera autonoma e no-profit, un obiettivo raggiunto grazie a donazioni grandi e piccole. Anche la disponibilità gratuita per il download va in questa direzione». 

Lehmann e Franek hanno avuto l’intuizione di inserire nel coro anche un passaggio in italiano dal testo originale: «Il mio destino è di stare accanto a te/con te vicino più paura non avrò/e un po‘ bambino tornerò». A interpretarlo, il tenore Jonas Kaufmann, originario di Monaco e grande fan del Bayern. Il resto del pezzo è cantato da oltre 8.000 tifosi e dal Budapest Scoring Orchester (in cui, si legge sul sito, non mancano i sostenitori del club). Vi lasciamo la strofa scritta dai fan (tradotta): 

«Sempre avanti, Fc Bayern

Campione di Germania, orgoglio di Monaco

Vogliamo festeggiare in ogni stadio

Noi, i fan del Fcb 
Com’è da oltre cent’anni

Così sarà fino alla morte

La nostra squadra, il Fc Bayern

Nei colori bianco e rosso»

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