Il teste Mori ha insistito sul fatto che la presa di contatti con Ciancimino mirava ad averlo come fiduciario del Ros. Ad averlo cioè come un confidente che, avendo una posizione giudiziaria in sospeso, sarebbe potuto divenire un collaboratore
Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. In questa puntata pubblichiamo ampi stralci di carte giudiziarie che tengono insieme il biennio 92-93, la guerra della mafia allo stato e le bombe in Continente
De Donno, con la sua autorizzazione, si incontrò, in effetti, con Vito Ciancimino (non ricorda quando). Questi gli chiese nuovamente cosa volessero in concreto e De Donno gli rispose che volevano catturare Salvatore Riina.
Ciancimino si mostrò, questa volta, disposto ad aiutarli. Chiese perciò a De Donno di fargli avere le mappe di due-tre servizi (luce, acqua, gas) relative ad alcune precise zone della città di Palermo: viale della Regione Siciliana, «verso Monreale».
De Donno se le procurò presso il Comune di Palermo e gliele portò il 18-12-92. Il Ciancimino non si mostrò però soddisfatto e diede alcune altre indicazioni su ciò che gli occorreva.
Il giorno dopo (19-12-92), però, Ciancimino venne arrestato.
Pensava che il rapporto con lui fosse concluso, quando, qualche giorno prima dell’arresto di Riina (quindi, agli inizi di gennaio del 1993), fu contattato dall’avv. Giorgio Ghiro, legale di Ciancimino, il quale gli disse che il suo cliente voleva parlargli.
Egli contattò allora il Procuratore della Repubblica di Palermo, dr. Caselli, al quale raccontò tutta la vicenda precorsa.
Il dr. Caselli autorizzò un colloquio investigativo col Ciancimino.
Questo nuovo incontro si svolse nel carcere di Rebibbia il 22-1-93 e ad esso partecipò, come al solito, il cap. De Donno.
Il Ciancimino si mostrò aperto alla formale collaborazione con lo Stato.
In effetti, ha aggiunto, a partire da febbraio del 1993 il Ciancimino fu escusso dalla Procura di Palermo, alla quale spiegò che l’intermediario tra lui e i vertici di «cosa nostra» era stato il dr. Cinà, medico personale di Riina.
- Il teste ha precisato di aver reso le prime dichiarazioni su questa vicenda alla Procura di Firenze il giorno 1-8-97. Inoltre, di aver annotato le date dei vari incontri col Ciancimino sulla sua agenda personale. [in nota: La copia di alcune pagine dell’agenda è stata acquisita dalla Corte, su richiesta del PM.] All’epoca degli incontri di Roma, in via Villa Massimo, Ciancimino era libero. Agli incontri partecipò sempre il cap. De Donno. Ha detto di aver informato il gen. Subranni, suo diretto superiore, del rapporto con Ciancimino, per avere un consiglio da lui, ma non perché fosse obbligato a farlo, in quanto gli ufficiali di polizia giudiziaria possono trattare autonomamente le fonti informative. Gli rese noto l’esito della discussione del 18-10-92.
Ha insistito sul fatto che la presa di contatti con Ciancimino mirava ad avere il Ciancimino come fiduciario del Ros. Ad averlo, cioè, come un confidente che, avendo una posizione giudiziaria in sospeso, sarebbe potuto divenire un collaboratore.
Quindi, richiesto di spiegare in che modo e ad iniziativa di chi Ciancimino venne ad assumere il ruolo di «interfaccia», ha dichiarato: «Ma guardi, il problema... Ciancimino non è il solito personaggio da quattro soldi. Cioè, bisognava gestirlo sviluppando con lui un dialogo che tenesse conto anche delle sue esigenze. Perché non gli potevamo dire brutalmente: senti, Ciancimino, la tua posizione giuridica e giudiziaria è quella che è, statti attento, se vuoi evitare la galera ti possiamo aiutare. Però tu dacci... Perché mi avrebbe accompagnato alla porta immediatamente. Perché i tempi erano diversi.
Oggigiorno, forse, questo discorso brutalmente si potrebbe anche fare; nel '92 non si poteva assolutamente fare. E allora era una schermaglia continua tra me e lui, tra lui e De Donno, in tre, cercando di cogliere... È stato un bel duello, possiamo definirlo così, per cercare di capire i punti in cui noi ci potevamo spingere, dove lui accettava. Dove lui ci voleva anche portare. Perché tutto sommato, ci ha l'intelligenza per gestire qualche...
Quindi, inizialmente il problema era solo, dice: va be', ci darà qualche notizia se ci va bene; sennò ci accompagna alla porta e finisce lì. Poi, il fatto che lui si presenta come addirittura disponibile ad inserirsi in un gioco sotto copertura, quasi nell'ambito dell'attività contro l'imprenditoria mafiosa.
Il fatto che dovevamo, in qualche modo, allungare il brodo... Io che gli potevo dire? Brutalmente... solo quello gli potevo dire. Gli ho detto: 'ma lei li conosce questa gente?'.
Sapevo benissimo che li conosceva, Ciancimino è di Corleone.
E quindi è stato quasi portato al discorso, questo ti... È stato un andare insieme verso quel... Perché a noi ci conveniva, guadagnavamo tempo».
Ha detto di aver avuto in mente anche di far pedinare Ciancimino, se la trattativa fosse proseguita, per capire quali persone contattava e se le contattava.
In sede di controesame ha precisato che Ciancimino gli parlò espressamente dei «corleonesi» come suoi referenti. [in nota: «Avvocato Li Gotti: Volevo sapere, appunto, quindi la richiesta di sapere cosa potesse esserci dietro la sua iniziativa, proveniva dal gruppo dei corleonesi?
Teste Mori: Sì, o perlomeno così me la rappresentò Ciancimino»]
Non furono mai fatte da Ciancimino proposte concrete per la trattativa. Non sentì mai parlare di «papello». Ciancimino non diede alcun contributo all’arresto di Riina. Secondo la sua personale opinione, se la trattativa fosse proseguita li avrebbe messi in condizione di fare un’indagine seria su Riina. Le mappe richieste da Ciancimino sono state consegnate alla Procura della Repubblica di Palermo. In esse era compresa anche la zona che fu teatro dell’arresto di Riina. Erano comprensive anche della zona in cui abitava Riina.
Circa le intenzioni con cui essi iniziarono la discussione con Ciancimino ha precisato, in sede di controesame: «Io pensavo, e ritengo di averlo espresso questo concetto, che Ciancimino avrebbe tirato alla lunga questa trattativa per vedere in effetti noi che cosa gli potevamo offrire come persona, non come soggetto inserito in una organizzazione. Cioè, ai suoi fini l'avrebbe tirata lunga, perché non ritenevo che fosse in condizione, o che volesse prendere contatto con Cosa nostra.
Per cui io ritenevo che invece lui cercasse di sbocconcellarci il pane della sua sapienza, di fatti e di cose che potevano interessarci, su altri settori. Cioè imprenditoria mafiosa, appalti, polemiche relative... vicende giudiziarie relative al Comune di Palermo: ecco, questo era il settore dove io pensavo che lui andasse a finire. E quindi rimasi sorpreso invece dall'indirizzo che lui ebbe a dare al nostro».
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