Big oil e la strategia del cane a sei zampe

Crediti e giacimenti offshore, il golpe in Venezuela fa felice anche Eni

Negli anni scorsi le sanzioni americane hanno bloccato le attività del gruppo italiano. Con il cambio di regime, l’ad Claudio Descalzi punta all’export di greggio e a recuperare i crediti

Ora che i missili e le bombe americane hanno sfondato le porte del Venezuela, i manager di Big Oil, cioè le multinazionali del petrolio che battono bandiera Usa, si preparano a riprendere il controllo dei vecchi pozzi nazionalizzati dal governo di Caracas, e, soprattutto, a sviluppare le gigantesche riserve di oro nero del paese sudamericano, le più grandi del mondo. «Adesso ci pensiamo noi», ha annunciato domenica un trionfante Donald Trump, senza neppure provare a nascondere il vero obbiettivo

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