Non ho mai investito in azioni ma mio figlio che non si è mai interessato ai risparmi di famiglia e frequenta un istituto artistico mi sta facendo una testa così che dobbiamo puntare tutto sulle criptovalute. E che lo stanno facendo tutti oramai, anche i banchieri e finanzieri più importanti oltre che le celebrità.
Che ne pensa?

R.
 

Gentile R.

La domanda è scottante e un mio amico che insegna in un’università mi ha raccontato che, se parla di azioni fra i suoi studenti, vede la maggior parte di questi afflosciarsi (salvo se cita Elon Musk e Tesla), mentre quando tocca il tema delle criptovalute nota una fortissima eccitazione e interesse.

Ci sono guru profeti della modernità, come Elon Musk o il rapper Snoop Dogg, che ne accumulano a tonnellate prima di consigliare ai “credenti” di fare altrettanto. E sempre più banche opportuniste o broker si buttano nel gioco per consentire di speculare in entrambe le direzioni in tutte le forme.

Cos’è una criptovaluta

Una criptovaluta è una valuta digitale o virtuale che è protetta dalla crittografia (cifratura), che la rende quasi impossibile da contraffare o da spendere due volte. Molte criptovalute sono reti decentralizzate basate sulla tecnologia blockchain, un libro mastro distribuito applicato da una rete disparata di computer.

Per i millennials (i nati dopo il 1981) e la generazione Z (quelli nati dopo il 1996) le criptovalute hanno un fascino incredibile e sono considerate come l’investimento del futuro.

Tra l’altro proprio in questi giorni sul Financial Times è stato pubblicato un reportage gustoso fra analfabetismo finanziario, giovani studenti e boom delle criptovalute. 
Sarà che io sono un baby boomer e per di più nato a Torino ma sull’investimento in Bitcoin e criptovalute ho più dubbi che certezze.

Agli amici e ai clienti cerco di spiegare come funzionano, le possibilità di guadagno ma anche di perdita, e se possono considerarsi un vero investimento e non sono piuttosto una scommessa pura sconsigliata ai deboli di cuore.

Sarò magari un po’ old style ma la definizione di Benjamin Graham, uno dei più grandi investitori value di tutti i tempi (e mentore di Warren Buffett), la trovo ancora attuale su cosa significa investire e non speculare: «un'operazione di investimento è quella che, attraverso un'analisi approfondita, promette la sicurezza del capitale e un rendimento adeguato».

Comprare qualcosa (come una criptovaluta) perché si conta che domani ci sarà qualcun altro che comprerà quello stesso asset a un prezzo più alto è qualcosa che mi mette a disagio, se parliamo di investimenti. Soprattutto quando quell’asset di fatto non produce nulla, nessun flusso reddituale ed è solo un brillante esperimento nato paradossalmente per contestare la finanza globale.
Certo, anche l’oro fisico assomiglia in questo al Bitcoin (non produce alcun flusso di cassa) e alle altre criptovalute, ma ha dalla sua almeno qualche millennio di storia come mezzo non solo di investimento ma di scambio effettivo. E quindi magari nei prossimi secoli il mio parere cambierà.

Davvero una moneta?

Faccio fatica a considerare moneta qualcosa che in realtà non usa quasi nessuno (tranne i rapinatori e ricattatori) come tale poiché, contrariamente alla leggenda dei “monaci smanettoni”, sono cattivi mezzi di pagamento soprattutto per il fatto che non comprerei mai qualcosa che il giorno della consegna potrebbe essere sotto o sopra del 50% rispetto al prezzo che avevo in testa.

Certo, si possono perdere delle opportunità in questo affascinante mondo, ma se un giorno in un flash crash o qualcosa di più duraturo un mio cliente mi chiedesse come consulente finanziario indipendente perché gli avevamo consigliato di mettere delle criptovalute in portafoglio mi sentirei in imbarazzo a dirgli “così facevano tutti ed era una pura scommessa, peccato”.

E non mi trovo personalmente a mio agio a dire anche “metti anche un pizzico di Bitcoin in portafoglio, qualche punto percentuale e male che vada pazienza” perché seguendo questo criterio di diversificazione come dice Warren Buffett «si compra due di tutto e alla fine si ha uno zoo».
L’industria finanziaria prospera proprio nell’inventarsi ogni mese qualche prodotto o strumento finanziario da avere assolutamente in portafoglio. È la sua missione oramai perché solo così può generare un flusso inarrestabile di commissioni.

La settimana scorsa l’autorità di vigilanza sui mercati americana, la Sec, ha bocciato l'approvazione di un Etf (titolo che replica l’andamento di un sottostante) sul Bitcoin citando le preoccupazioni per «atti e pratiche fraudolente e manipolative» nei mercati in cui viene scambiato il bitcoin. La sua decisione si è basata sulla necessità «di proteggere gli investitori e l'interesse pubblico», mentre il mese scorso, Gary Gensler, presidente della Sec, ha descritto la finanza cripto come il «Wild West», aggiungendo che è «piena di frodi, truffe e abusi».

Cose simili, se non più pesanti, le dice Paolo Savona, il presidente della Consob, e queste informazioni vanno presentate anche ai risparmiatori non parlando solo delle fantastiche opportunità di moltiplicazione degli zecchini d’oro.

Quali sono i rischi?

È certo vero che asset digitali come Bitcoin, ethereum e "monete meme" come Shiba Inu (una criptovaluta ispirata a un simpatico cane giapponese) sono aumentati senza quasi limiti, portando il valore di mercato delle criptovalute a circa $ 3 trilioni da meno di $ 500 miliardi nell’ultimo anno.

In questi anni ho incontrato persone molto preparate che avevano molto chiari i rischi e le opportunità di questi asset crittografici ma la maggior parte era totalmente a digiuno anche delle nozioni finanziarie più elementari. E queste persone le invito a ragionare attentamente sul tema della pianificazione finanziaria che non significa piazzare un po’ di scommesse dappertutto.

Personalmente mi fanno più paura i rischi per gli investitori che sono spesso buoni padri (e madri) di famiglia. Prima di pensare alla speculazione bisognerebbe preoccuparsi della propria pianificazione finanziaria.

Partire dalle basi, insomma, prima di tuffarsi dal dirupo e sperare di fare gli sghei, avendo come criterio di “investimento” quello di comprare qualcosa con l’unico obiettivo di rivenderlo fra qualche minuto, ora o giorno a qualcuno a un prezzo più alto.

Bitcoin & C. rimangono certo un affascinante oggetto speculativo che vive nella speranza che le criptovalute un giorno sostituiranno il vecchio sistema monetario. Ma i vecchi leoni (ovvero i governi) credo che venderanno probabilmente cara la pelle. E mandrie di gnu allo sbaraglio ne pagheranno come al solito il conto. Spero di sbagliarmi.

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