Si discute dei rischi e delle opportunità legati all’ingresso di una multinazionale spaziale come SpaceX nel mercato italiano ed europeo. Il dibattito è però spesso caratterizzato da una conoscenza limitata delle sue implicazioni economiche, tecnologiche e politiche. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su questi aspetti.

Il modello Usa

Negli Stati Uniti il fenomeno del cosiddetto “New Space” ha segnato un passaggio epocale: da un modello centralizzato, dominato da enti pubblici come la NASA, a uno in cui il settore privato svolge un ruolo cruciale. Aziende come SpaceX di Elon Musk e Blue Origin di Jeff Bezos hanno potuto ridefinire i confini delle attività spaziali statunitensi, offrendo costi più bassi e una maggiore rapidità di risposta al mercato.

SpaceX è il simbolo di questa trasformazione. Con razzi riutilizzabili e la costellazione satellitare per le comunicazioni StarLink, ha abbattuto i costi operativi e accelerato il ritmo delle missioni, conquistando una posizione quasi monopolistica. Ma il successo dell’azienda ha creato anche una crescente dipendenza del governo statunitense da un attore privato.

SpaceX, già principale fornitore nei lanci scientifici e militari, dopo il ritiro dello Shuttle nel 2011 è divenuta indispensabile per missioni critiche, come il trasporto verso la Stazione Spaziale Internazionale. Il tanto decantato modello americano delle partnership pubblico-privato, dunque, ha sì ridotto i costi pubblici, ma ha anche severamente limitato la capacità del governo di intervenire in caso di crisi o divergenze di priorità con l’attore privato.

Al tempo stesso, SpaceX influenza le scelte normative americane, spesso orientandole ai propri interessi commerciali senza un adeguato bilanciamento degli interessi pubblici. StarLink ne è un esempio: il rapido dispiegamento di migliaia di satelliti è avvenuto nonostante i denunciati rischi di inquinamento luminoso e collisioni orbitali. La Federal Communications Commission ha approvato regolamenti che, pur ritenuti insufficienti da Musk, hanno garantito all’azienda un vantaggio competitivo.

La posizione dominante di SpaceX riduce anche il controllo pubblico in delicati ambiti strategici. Si pensi a come StarLink ha gestito a intermittenza i satelliti forniti ai militari ucraini, sfruttando la loro dipendenza per fare pressione sul Pentagono e ottenere il pagamento del servizio o compensazioni sul programma StarShield, dedicato alla difesa e all’intelligence statunitensi. Come rilevano diversi analisti, la stessa autonomia politica degli USA in campo spaziale risulta seriamente compromessa da questo rapporto asimmetrico con SpaceX.

In Europa, SpaceX ha esercitato finora un’influenza indiretta. Le sue innovazioni tecnologiche e i vantaggi economici del suo modello di business hanno spinto le agenzie spaziali a rivedere le loro priorità. Ma intanto ritardi tecnologici e un modello di governance frammentato mettono l’Europa in svantaggio. L’efficienza di SpaceX, con razzi riutilizzabiuli come Falcon 9, ha evidenziato le debolezze dell’industria spaziale europea. Nonostante gli sforzi per sviluppare Ariane 6, la mancanza di tecnologie riutilizzabili ha eroso la competitività di Arianespace, mentre SpaceX consolidava la propria leadership globale nei lanci orbitali.

L’impatto di SpaceX in Europa si estende anche alle strategie di governance. Il successo dell’azienda ha ispirato anche qui una revisione del tradizionale approccio fondato sul pubblico e una crescente apertura ai privati. Pochi sottolineano però che questa transizione sta riducendo gli spazi di controllo pubblico e sta mettendo in discussione la capacità dell’Europa di mantenere la propria indipendenza nelle politiche spaziali.

Un esempio è la sfida di StarLink al progetto europeo IRIS²: mentre quest’ultimo accumula ritardi, StarLink, con un modello già operativo, più flessibile ed economico, rischia di sedurre i governi europei più attenti all’efficienza economica che alla visione strategica. Con 290 satelliti previsti contro i 7000 di Starlink già operativi, IRIS² difficilmente potrà competere, se la sfida rimarrà solo sul piano commerciale.

SpaceX minaccia quindi di sfondare il mercato europeo, ottenendo vantaggi anche sul piano normativo. Sembrerebbe una riedizione dello scenario americano, ma non è così. Negli Usa, la dipendenza è verso attori privati comunque riconducibili al contesto nazionale. L’Europa invece è esposta soprattutto a pressioni esterne: di un attore nazionale come gli Stati Uniti, e di un potente attore privato multinazionale come SpaceX. E oggi l’influenza di Musk presso la Casa Bianca aggrava la situazione, permettendogli di spingere gli USA a fare pressione sull’Ue per una deregolamentazione che favorisca le aziende americane.

In conclusione, l’intreccio di convenienza economica, superiorità tecnologica e influenza politica di Musk potrebbe rappresentare un serio rischio per l’Europa. Una riflessione approfondita su questi temi sarebbe d’obbligo.

L’autore ha scritto, con Marco Aliberti e Rodrigo Praino, il volume Power, State and Space (Springer, 2023)

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