Nel suo ultimo libro Niccolò Zancan racconta dal fine della «grande fabbrica». Il suo più che un saggio è un «canto». La storia narrata da chi ha vissuto gli anni d’oro dello stabilimento Fiat e gli ultimi decenni di lenta agonia
Forse non c’era un altro modo per farlo. Per raccontare una fine serviva una voce intrisa di «amore e di fantasmi». E Niccolò Zancan, giornalista della Stampa, ha deciso di usare quella dell’«ultimo operaio». Così più che un saggio, il suo libro, edito da Einaudi, è un «canto». Una sorta di Antologia di Spoon River di una Torino che fu e di una fabbrica, quella di Mirafiori, che col passare dei giorni, sta morendo. Requiem per un impero defunto. Quella voce, in realtà, è una polifonia. «Gli ult


