Considerando i dati sugli adolescenti italiani, la politica tutta dovrebbe mettere in primo piano il problema e, magari, proporre una maggiore tassazione degli alcolici. Questi proventi potrebbero essere tutti investiti in campagne di informazione per genitori e ragazzi. Il rischio è quello di giocarci la salute e il futuro di tanti nostri giovani
Dall’inizio del nuovo anno di parla tanto di assunzione di bevande alcoliche: dalla stretta sull’assunzione di alcol per i nuovi patentati alla guida, presente nel nuovo codice della strada, alle dichiarazioni del dottor Vivek Murthy, Surgeon General of the United States (la persona a capo del sistema sanitario degli Usa). Quest’ultimo, ricordando che l’alcol è il terzo fattore di rischio nell’insorgenza di tumori dopo fumo e obesità, ha anche proposto di imporre sulle etichette degli alcolici un chiaro avviso sui rischi dell’alcol (così come avviene per i prodotti del tabacco).
In questi stessi giorni, il National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism degli Usa ha pubblicato i dati sull’assunzione di alcolici negli adolescenti. Ed è del novembre del 2024 il report con i dati su alcol e giovani pubblicato dalla Commissione europea. Questi report fotografano una realtà di cui poco si parla e che in molti neanche immaginano.
Quanti alcolici bevono gli adolescenti?
Secondo l’ultimo rapporto del National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism degli Usa (NIAAA, 2025), nel 2023 quasi il 20 per cento dei ragazzi tra i 14 ed i 15 anni ha consumato almeno una sostanza alcolica e 3,3 milioni di giovani tra i 12 ed i 20 anni hanno fatto una “abbuffata di alcol” (più frequente dell’ubriacatura) nell’ultimo mese (il termine scientifico è binge drinking ed equivale a bere almeno 5 cocktail o dosi di sostanze alcoliche in meno di 2 ore).
Il 91 per cento di tutte le sostanze alcoliche assunte dagli adolescenti negli Usa vengono consumate durante “abbuffate di alcol”. L’altro dato di interesse è che oggi sono le ragazze a bere più dei ragazzi. I dati che ci riguardano da vicino, forniti dalla commissione europea (OECD/European Commission, 2024), purtroppo non sono diversi. Più del 30 per cento dei ragazzi di 15 anni in Germania, Austria, Italia, Danimarca, Ungheria e Bulgaria si è ubriacato più di volta nel corso della loro giovane vita. Le percentuali sono minori negli altri paesi europei. Anche in Italia il trend è cambiato e sono le ragazze a bere più dei ragazzi. Ed anche in Italia e nel resto dell’Europa sono diventate più frequenti le “abbuffate di alcol”.
Perché gli adolescenti bevono?
Il recente report statunitense ci dice che gli adolescenti, nella maggioranza dei casi, bevono per affermare la loro indipendenza, cercare nuove sfide o sperimentare qualcosa di rischioso. Inoltre, hanno un ruolo la pressione del gruppo dei pari e la ricerca di emulazione. Non per ultima, tra le cause che porta i giovanissimi a bere è la facilità di accesso alle bevande alcoliche. Il tutto, senza la consapevolezza dei rischi che comporta per la salute.
Quali danni causa l’alcol in adolescenza?
Per iniziare, i dati di letteratura, ripresi del report statunitense, ci dicono che iniziare a bere prima dei 15 anni aumenta di 3,6 volte la probabilità di diventare un alcolista in età adulta. Condizione che impatta in modo profondo su vita familiare, sociale e lavorativa e riduce drasticamente le aspettative di vita. Inoltre, l’assunzione di alcolici in adolescenza può alterare lo sviluppo cerebrale, producendo difficoltà cognitive e di apprendimento, e può determinare malattie del fegato, ad iniziare dalla steatosi (condizione che precede il grave quadro della cirrosi epatica da alcol).
Cosa si può fare per allontanare gli adolescenti dall’alcol?
Il problema è globale e gli stati hanno messo in campo diverse politiche di prevenzione. In Italia esiste il divieto di vendita di alcolici sotto i 18 anni. Tuttavia, i dati forniti dalla Commissione europea portano a richiedere politiche di maggiore attenzione sul rispetto di questa legge. Il problema non è solo Italiano. Basti pensare che negli Usa il divieto di vendita di alcolici è 21 anni. La Comunità europea si sta muovendo anche sulla limitazione della pubblicità degli alcolici. In particolare, la Norvegia ha vietato la pubblicità di alcolici sui social media (molto utilizzati dai minori). Non ci sono invece direttive europee o politiche comuni sulla tassazione delle bevande alcoliche. Considerando i dati sugli adolescenti italiani, la politica tutta dovrebbe mettere in primo piano il problema e, magari, proporre una maggiore tassazione degli alcolici (magari con una progressione legata alla gradazione alcolica. Lascio ai tecnici le modalità). Questi proventi potrebbero essere tutti investiti in campagne di informazione per genitori e ragazzi. Il rischio è quello di giocarci la salute e il futuro di tanti nostri giovani.
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