26 gennaio 2021, ore 15, uffici della guardia di finanza di Perugia. Il presidente della Juventus Andrea Agnelli è seduto di fronte al capo della procura del capoluogo umbro, Raffaele Cantone, e agli ufficiali della della finanza che da mesi indagano sull’esame truffa della stella del calcio Luis Suarez, attaccante ora dell’Atletico Madrid, prima in forza al Barcellona, spalla potente del fuoriclasse argentino Lionel Messi. Agnelli è stato sentito come persone informata sui fatti, i magistrati vogliono ricostruire con il suo racconto alcuni passaggi fondamentali della vicenda relativa al tentativo di ottenere per Suarez la cittadinanza italiana, titolo subordinato al superamento dell’esame di lingua italiana all’università per stranieri di Perugia. 

Casuale

«Premetto che il modello di gestione della Juventus è articolato su un’area business e un’area sportiva, quest’ultima è diretta da Fabio Paratici. I direttori delle due aree riportano a me come Presidente e tutta l'organizzazione poi riporta al Consiglio di amministrazione», sono le prime parole che si leggono nel verbale del 26 gennaio firmato Agnelli, il regista del progetto della Superlega, poi naufragato. Agnelli per far capire il ruolo di Paratici e l’ampio potere che ha dice: «Ha ampia delega nei limiti del budget assegnato, naturalmente mi informa in modo occasionale e casuale». Non è chiaro perché il presidente bianconero dica «casuale», davvero un super dirigente, Paratici (indagato in un secondo filone ndr) alle sue dipendenze si può permettere il lusso di informare il capo quando gli pare? 

«Suarez si era proposto per l’ingaggio alla Juventus con un Sms», ha spiegato Agnelli, «erano in piedi diverse trattative per Dzeko (attaccante della Roma ndr), Milik (Napoli), Cavani (bomber del Paris Saint Germain), Morata, poi quest’ultimo acquistato, e Suarez. Riguardo Suarez ero stato informato delle difficoltà dovute al fatto che non avesse la cittadinanza comunitaria». 

Dai giornali

Agnelli non sapeva, sostiene, neppure della pratica per la cittadinanza italiana di Suarez. «Ricordo di non essere stato informato di alcuna attività in corso...so dell’esame di Suarez dai giornali e ricordo che chiamai il calciatore, in un’unica occasione, per ringraziarlo di essersi proposto per un inserimento nella nostra squadra, nutrendo stima nelle capacità sportive del calciatore stesso e ritenendo che la sua proposta fosse ragione di orgoglio per la nostra società». 

Al presidente della Juventus chiedono se avesse chiesto spiegazione ai suoi in merito ai contatti tenuti da un dirigente con il ministro delle Infrastrutture di allora Paola De Micheli e il ministero dell’Interno: «Sì, ma la cosa non mi ha sorpreso, perché sono a conoscenza di rapporti personali di amicizia risalenti tra Fabio Paratici e Paola De Micheli, e trattandosi di mera richiesta di informazioni sull’ufficio da  contattare non mi è parso ci fosse nulla di strano». Nulla di strano, dunque, per Agnelli se la richiesta di Paratici a un membro del governo ha innescato una serie di chiamate fino ai vertici del Viminale per capire come risolvere l’inghippo che bloccava il trasferimento del campione. 

Ma Agnelli ha riferito al consiglio di amministrazione del caso Suarez? «Non ricordo, è possibile che sia stato fatto un accenno». E sapeva il presidente che un suo dirigente, Maurzio Lombardo, aveva chiesto un incontro con il prefetto di Torino tramite la sua segreteria? «L’ho saputo ex post che alla mia segreteria è stato richiesto un contatto con la Prefettura di Torino finalizzato a valutare, ritengo, una richiesta di informazioni riferita alla vicenda Suarez».

Tra molti non ricordo e informazioni a metà, si chiude così la visita di Agnelli a Perugia per essere sentito come testimone.

Gli indagati

L’inchiesta è ormai a un punto di svolta, il filone “Suarez” è stato chiuso, è stato notificato a quattro indagati l’avviso di conclusione dell’attività di indagine preliminare, atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Tra gli indagati, oltre a tre dirigenti dell’Università, c’è anche l’avvocata dalla Juventus, l’accusa dei magistrati, Paolo Abbritti e Gianpaolo Mocetti, è di essere stata «l’istigatrice morale» della prova che gli investigatori ritenono truffaldina. I fatti si riferiscono all’esame farsa sostenuto dal calciatore del Barcellona Luis Suarez il 17 settembre del 2020. Un esame che a tutti i costi si sarebbe dovuto concludere con un esito positivo per il calciatore per via dei tempi stretti necessari all’ottenimento della cittadinanza italiana. Infatti, nelle intercettazioni telefoniche i docenti dell’esame dicevano: «Non spiccia una parola d’italiano...ma con 10 milioni di stipendio a stagione non glieli puoi far saltare». Lo stesso Luis Suarez a dicembre si è presentato come testimone davanti la procura di Perugia accompagnato da un interprete per chiarire la sua posizione. Le domande della prova d’esame erano molto semplici e soprattutto tutto concordato, sostiene l’accusa (qui tutte le domande fatte al calciatore durante l’esame). Perfino la sua biografia, poi recitata – secondo i pm umbri guidati da Raffaele Cantone – in un italiano pessimo, «con una pronuncia stentata e chiaramente ispanofona caratterizzata dalle “s” in fondo alle parole».

Tra gli altri indagati c’è Giuliana Grego Bolli, quale rettore (ormai ex) dell’università per stranieri di Perugia; Stefania Spina e Lorenzo Rocca, quale direttore e coordinatore del Consiglio direttivo del centro di valutazioni e certificazioni linguistiche della stessa università (Cvcl); Simone Olivieri quale direttore generale della Cvcl. Grego Bolli e Spina sono difesi dall’avvocato David Brunelli, la legale della Juventus da Franco Coppi, Oliveri da Francesco Falcinelli.

Tutti accusati di aver attestato falsamente nella delibera dell’esame tenuto il 17 settembre 2020. Un esame «istituito “ad personam” solo per garantire al calciatore Luis Alberto Suarez Diaz» di rientreare «nei tempi richiesti dalla Juventus Footbal club Spa» e dall’esito «di una fittizia procedura» scrivono gli inquirenti.

I pm accusano i dirigenti dell’Ateneo anche di rivelazione di segreto d’ufficio. Infatti, secondo le carte, i funzionari dell’università avrebbero fornito in anticipo il file pdf, «contenente l’intero svolgimento della prova tenutasi poi il 17 settembre 2020», inviato a Luis Suarez dalla docente Spina che avrebbe dovuto provvedere alla sua preparazione.

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