Centinaia di pescatori si sono radunati a San Benedetto del Tronto, uno dei maggiori scali pescherecci, per protestare contro le nuove linee guida Ue per la pesca sostenibile. Secondo Coldiretti le nuove misure europee metteranno a rischio il lavoro di centinaia i pescatori e favoriranno le importazioni ittiche dall’estero.

La protesta è stata promossa da Coldiretti Impresapesca e hanno aderito numerose sigle come Fedagripesca, Federpesca, Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila Pesca. Tutte le associazioni si sono infatti riunite per mostrare la contrarietà al Piano promosso dal commissario alla Pesca e all’Ambiente, Virginijus Sinkevicius. Il documento prevede una forte limitazione della pesca a strascico in tutta Europa entro il 2030 e propone la creazione di ulteriori aree marine protette.

Secondo Coldiretti le scelte dell’Ue sono «lontane dalla logica e frutto dell’estremismo ambientalista». L’eliminazione della pesca a strascico, «senza che siano state previste risorse adeguate per la riconversione, significa per l’Italia la rinuncia ai due terzi del pescato nazionale, aggravando ulteriormente una situazione che nel 2022 ha visto arrivare in supermercati e ristoranti del nostro paese oltre 1 miliardo di chili di prodotto straniero».

A San Benedetto è atteso l’arrivo - oltre che del presidente di Coldiretti, Ettore Prandini – del ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida. L’arrivo del ministro è l’ennesimo esempio della sinergia che c’è tra Coldiretti e il governo Meloni. Infatti, ci sono numerose istanze comuni come l’autarchia alimentare e la lotta agli alimenti prodotti in laboratorio.

LAPRESSE

Il Piano d’azione dell’Unione europea

La Commissione europea ha presentato un piano per la pesca sostenibile e per il ripristino degli ecosistemi marini. Una tabella di marcia per eliminare gradualmente la pesca di fondo, come lo strascico, in tutte le aree marine protette entro il 2030.

«Gli habitat sani dei fondali sono una parte fondamentale di ecosistemi marini sani. La loro biodiversità fornisce zone di riproduzione per molte specie e contribuisce a mantenere il funzionamento delle reti alimentari marine, nonché a regolare il clima. La pesca con determinati attrezzi mobili a contatto con il fondo, in particolare la pesca a strascico, è tra le attività più diffuse e dannose per i fondali marini», è quanto si legge nel documento della Commissione europea.

Il pacchetto prevede, dunque, la restrizione della zone di pesca e la creazione di misure per aumentare la selettività delle catture. Gli obiettivi principali su cui l’Ue chiede agli stati membri di adoperarsi sono, innanzitutto, la riduzione delle catture accidentali che hanno contribuito al declino delle popolazioni di diverse specie; inoltre, si richiede l’utilizzo di sistemi di pesca più selettivi e l’eliminazione progressiva della pesca a strascico, considerata oltremodo dannosa.

APN

La pesca a strascico in Italia

La pesca a strascico è un metodo di pesca che consiste nel trainare attivamente una rete da pesca sul fondo del mare. È il metodo più utilizzato dai pescherecci italiani e anche il più redditizio.

Ma come viene sottolineato dal documento della Commissione europea è anche il metodo più dannoso: «L’impatto della pesca mobile di fondo sull’ambiente marino mette a rischio la sostenibilità della pesca e la disponibilità di pesce a medio e lungo termine. Non solo danneggia gli ecosistemi da cui dipendono tali attività di pesca, ma è anche estremamente dispendiosa in termini di combustibile, generando costi considerevoli per il settore e un’impronta di carbonio particolarmente elevata. Per sua stessa natura, la pesca mobile di fondo è uno dei metodi di pesca meno selettivi e produce quantità sproporzionate di catture indesiderate e rigetti. I rigetti sono particolarmente preoccupanti, soprattutto in un momento in cui l’Ue sta cercando di ridurre gli sprechi alimentari».

Secondo i dati forniti dal ministero dell’Agricoltura, la pesca a strascico è di gran lunga il metodo più utilizzato, assieme alle draghe idrauliche. Queste sono attrezzi utilizzati per la pesca dei molluschi bivalvi che vivono adagiati o affossati nel sedimento. Le draghe idrauliche penetrano nel fondo marino per raccogliere tutti gli organismi presenti nel substrato, motivo per cui anche questo metodo di pesca è considerato dannoso.

Nel 2019 è stato registrato che il 17,4 per cento dei battelli della flotta italiana utilizza il metodo della pesca a strascico, mentre le draghe idrauliche vengono usate dal 5,6 per cento dei battelli della flotta. Tramite la pesca a strascico e le draghe idrauliche la flotta italiana ha catturato – nel 2019 –  il 48 per cento del totale del pescato.

Per quanto concerne i ricavi, con la pesca a strascico e con le draghe idrauliche, si ottiene il 60 per cento del ricavato annuale. Dai dati contenuti nel rapporto del 2021 si evince che l’utilizzo della pesca a strascico è diminuito del 23 per cento. Ma, allo stesso tempo, l’utilizzo delle draghe idrauliche – dannose quanto la pesca a strascico – è aumentato del 22,1 per cento.

Un cambiamento che non va affatto nella direzione prospettata dall’Ue, che infatti sottolinea l’importanza di cambiare sistemi di pesca senza però ricorrere ad altri sistemi ugualmente dannosi.

Catture per sistema di pesca
Sistema 2019 2021
Pesca a strascico 38 per cento 15,4 per cento
Draghe idrauliche 11 per cento 33,1 per cento
Altri sistemi di pesca 51 per cento 51,5 per cento

Ricavi per sistema di pesca
Sistema 2019 2021
Pesca a strascico 54 per cento 45,5 per cento
Draghe idrauliche  6 per cento 9 per cento 
Alti sistemi di pesca 40 per cento  45,5 per cento

Fonte: Masaf, Relazione annuale sugli sforzi compiuti dall’Italia per il raggiungimento di un equilibrio sostenibile (anno 2019 e 2021)

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