«Professor Diddi, sono la dottoressa Genevieve Ciferri. La sodale della famiglia Perlasca e di monsignor Alberto Perlasca. Mi inginocchio davanti a lei e la imploro di aiutare il monsignore, che oggi sotto l’incalzare delle difese ha fatto suo malgrado, la figura del testimone (nel processo contro il cardinale Angelo Becciu, ndr) non credibile...i suggerimenti di quel memoriale a cui oggi Perlasca non ha saputo rispondere in merito a chi li avesse forniti, sono stati suggeriti dalla signora Francesca Immacolata Chaouqui a me, come provenienti da lei professor Diddi».

Inizia così il messaggio WhatsApp che potrebbe cambiare il corso del processo contro Angelo Becciu e altri imputati che si sta tenendo in Vaticano da qualche mese.

Lo manda al promotore di giustizia Alessandro Diddi la misteriosa Ciferri, amica di quello che molti considerano il supertestimone che con le sue confessioni ha dato il la alle accuse formali dei pm del papa contro il cardinale di Pattada.

Si tratta come è noto di Alberto Perlasca, per anni braccio destro dell’ex sostituto in segreteria di Stato, che – dopo essere stato anche lui indagato – a fine agosto 2020 scrive un memoriale che contiene accuse gravissime contro il cardinale sardo.

Ristoranti

Denunce su denari girati alla diocesi di Ozieri che dovevano andare alla cooperativa Spes dei fratelli, sul business della birra di famiglia, sui rapporti con Cecilia Marogna e la società in Slovenia dell’esperta in intelligence accusata di peculato che hanno convinto papa Francesco, prima ancora dell’inizio del processo, a levare a Becciu tutti i diritti cardinalizi.

Ora secondo Ciferri i tanti “non so” e “non ricordo” che Perlasca qualche giorno fa ha ripetuto in una difficile udienza agli avvocati del cardinale che domandavano alcune alcune stranezze del memoriale sono dovuti a un fatto specifico: la decisione di Perlasca di cominciare a collaborare con la giustizia vaticana inchiodando Becciu sarebbe stata indotta da terzi.

Cioè dalla Chaouqui, l’ex consigliera della Cosea finita sulle cronache di mezzo mondo per la fuga di notizie di Vatileaks II (anche chi scrive finì a processo) e condannata nel 2017 a un anno, con sospensione della pena. Sarebbe stata lei, dice la Ciferri, a convincere Perlasca a confessare i presunti peccati di Becciu.

E a organizzare una cena tra lo stesso Becciu e Perlasca al ristorante Lo Scarpone nel quale lo stesso Perlasca – su richiesta della Chaouqui che sembra dunque partecipare alle indagini non si capisce bene con quale ruolo – ha registrato il cardinale.

Il depresso

Ciferri scrive: «Pur non conoscendola personalmente, per lunghi mesi (nel 2020, ndr) ho intrattenuto con lei un’intensa messaggistica via telefono.

Perché lei millantava una stretta collaborazione con lei riguardo alle indagini, col il promotore Gian Piero Milano, la gendarmeria e il Santo Padre stesso. I riscontri che forniva e le informazioni su di lei e gli altri erano così puntuali e dettagliati che non facevo fatica a crederle....mi faceva puntuali domande che credevo venissero da lei, Diddi, e che giravo a Perlasca.

Mi diceva pure che lei mi ringraziava per la collaborazione e perfino il papa avrebbe detto: «Per fortuna abbiamo questa cara signora che ci aiuta nelle indagini», Ciferri dice che Perlasca non sapeva che dietro i suggerimenti su come scrivere il memoriale ci fosse la Chaouqui, perché le due donne si erano accordate sul fatto che il misterioso consigliere era un fantomatico «magistrato in pensione».

Scrive ancora la donna al pm: «L’incontro tra Becciu e Perlasca il 6 settembre 2020 al ristornate Lo Scarpone fu completamente organizzato e pilotato dalla stessa, passo dopo passo...subito dopo l’incontro lei ne chiede immediatamente una relazione scritta, ed un’audio, mettendo a pretesto che così il professor Milano ne avrebbe potuta avere conoscenza immediata. Monsignor Perlasca diligentemente lo fa, convinto di aver reso un servizio d’informazione a voi inquirenti. Sotto potrà ascoltare gli audio in questione».

Caferri in effetti gira a Diddi messaggi della Chaoqui e alcuni audio di Perlasca, presumibilmente le registrazioni dell’incontro tra lui e il cardinale.

Mentre alcuni scambi tra Genoveffa detta Genevieve e la comunicatrice vicina a Matteo Salvini, in cui si discute di come Perlasca dovrà portare con Becciu la conversazione su specifici argomenti, e di come «Perlasca farà “il depresso” da consolare».

Scenari

Non è tutto. Leggendo le carte depositate ieri si scopre che nel marzo di quest’anno anche Perlasca ha deciso di denunciare la Chaouqui, con una lettera ai magistrati in cui si segnala come «la signora all’inizio delle attività di indagine sul mio conto mi inviava via telefono messaggi minatori, sottolineando che ero nelle sue mani, e solo lei poteva salvarmi da carcere certo, facendo chiaramente intendere di poter esercitare influenze sugli inquirenti».

Ora, Caferri decide probabilmente di dare a Diddi nuove informazioni sul memoriale per levarsi un peso che portava da tempo, e per aiutare l’amico in difficoltà con il contro-esame delle difese.

Ma è certo che le dichiarazioni sono rilevantissime. I promotori (che sottolineano come il memoriale abbia dato informazioni poi confermate da bonifici e prove documentali) hanno già aperto un fascicolo contro ignoti immaginando manipolazioni e complotti, ma saranno in molti a dovere chiarire se la Chaoqui si è mossa in autonomia nell’operazione Perlasca organizzata per colpire le presunte colpe di Becciu, oppure se è stata consigliata da altri.

Se davvero avesse rapporti nelle altissime gerarchie o fossero solo, come crede Ciferri, millanterie. Perché delle due l’una: o Chaoqui per motivi ignoti ha macchinato contro Becciu all’insaputa di tutti gli inquirenti, oppure è ingranaggio di una partita più grande. Tutta ancora da raccontare.
 

© Riproduzione riservata