Il mistero sulla condanna del sottosegretario era nato durante un’udienza sul caso Cospito, per cui il sottosegretario è a giudizio per rivelazione di informazioni coperte da segreto
In Parlamento da settimane c’è un mistero che aleggia: ma il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove, per cosa è stato condannato? Per comprendere la ragione del quesito bisogna tornare allo scorso dicembre.
La misteriosa condanna
«Vada a cercarla». Andrea Delmastro Delle Vedove, sottosegretario alla Giustizia e fedelissimo di Giorgia Meloni, beveva una birra in compagnia della vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino. Il luogo era Atreju, nell’area del Circo Massimo allestita a festa dai Fratelli d’Italia e dove un attimo prima, nel corso di una conferenza, aveva parlato delle persone che occupano abusivamente gli immobili con parole violente. «Prendere per la pelle del culo chi occupa la casa degli anziani. Dargli un calcio nel sedere», aveva detto Delmastro facendo incetta di applausi. Proprio dopo quell’intervento incontravamo Delmastro per porre fine al mistero. Mentre sorseggiava la sua bionda e alla domanda di Domani, riferita a una sua precedente condanna per reato estinto, ci invitava per l’appunto a cercarla, «questa condanna». «L’abbiamo cercata e trovata – rispondeva a chi scrive – Si tratta di una condanna per guida in stato di ebbrezza, poi estinta per oblazione». «Bravi, scrivetela», chiosava, con annessa pacca sulla spalla, l’avvocato della premier.
Ma nonostante la “conferma” del sottosegretario, il suo passato giudiziario, così come emerso nel processo in cui è imputato a Roma per rivelazione di segreto, rimane un vero e proprio giallo. Un tema chiaramente tornato di attualità in questi giorni con il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che ha portato la questione nell’aula del Senato. Per capirne di più, è necessario tornare all’ultima udienza del processo a carico del sottosegretario, nella quale Andrea Delmastro Delle Vedove non rispondeva all’avvocato di parte civile. La domanda dell’avvocato concerneva non a caso questa vecchia condanna, riferita da Delmastro in corso di interrogatorio sul caso Cospito davanti ai pm capitolini. Ma di che tipo di condanna si tratta? E qual è il reato (estinto) a cui è riferita? Il sottosegretario nell’aula otto del tribunale di Roma era rimasto in silenzio. Anche il suo avvocato dell’epoca, Giuseppe Valentino, aveva risposto laconico, di «non sapere nulla».
Il giallo era appena iniziato. Si tratta realmente di condanna per guida in stato di ebbrezza, così come ammesso da Delmastro Delle Vedove ad Atreju mentre le casse della kermesse sparavano a gran volume i successi di Lucio Battisti? Il mistero riguarda un politico di primo piano del governo. E resta perché il passato del politico di Fratelli d’Italia è a dir poco movimentato. Proprio dal passato diversi sono gli ostacoli giudiziari che continuano a emergere, poi brillantemente superati da Delmastro, il suo casellario è, infatti, pulitissimo. Non solo il reato contravvenzionale estinto grazie alla scelta di un rito alternativo e, quindi, la guida in stato ebbrezza. C’è dell’altro.
L’aggressione al barbone
Ritagli di vecchi giornali e vecchi atti giudiziari restituiscono infatti una storia inquietante. È quella che riguarda il pestaggio ai giardini Zumaglini di Biella, città natale di Delmastro, di due uomini. Due clochard, che nel corso di un comizio elettorale esposero dei cartelloni raffiguranti Che Guevara.
I fatti risalgono al mese di maggio del 2004, quando Biella era in pieno fermento per le elezioni amministrative. Finito il comizio doveva iniziare una festa di Azione Giovani. Tre senza fissa dimora, conosciuti dalle forze dell’ordine, avrebbero suscitato l’attenzione di alcuni militanti di Alleanza Nazionale, sventolando per l’appunto cartoline del medico rivoluzionario. Stando alla ricostruzione che fece l’accusa all’epoca, qualcuno tra i partecipanti al comizio avrebbe rincorso i senza fissa dimora fermandoli iniziando il pestaggio che si sarebbe consumato nel parco. Calci, pugni, inaudita violenza. Uno dei due uomini riporterà ferite alla mandibola. Poi l’intervento della polizia, e l’imputato Delmastro (che si ipotizzò avesse agito insieme a un suo amico) viene visto allontanarsi di corsa.
Rinviato a giudizio per questa vicenda, il sottosegretario è stato assolto in primo e secondo grado. Assolto nonostante avrebbe, sempre allora, confessato al telefono a una persona di aver percosso i due clochard in mezzo al giardino pubblico. Sarà proprio l’interlocutore di Delmastro, nel corso del processo, a testimoniare e a dire che il futuro sottosegretario gli avrebbe riferito «di aver spaccato con una stampella la faccia a uno dei provocatori». Durante quella telefonata con Delmastro il testimone - per come riferirà in aula - «lo invitava ad autodenunciarsi» dicendogli che qualora non lo avesse fatto lo avrebbe denunciato lui». Dagli atti del processo emerge però un particolare: il testimone sarebbe stato raggiunto sempre al telefono dall’avvocato Sandro Delmastro, padre di Andrea, che lo «diffidava a riferire i fatti all’autorità giudiziaria». Ma tutto è stato superato dalla sentenza di assoluzione che ha cancellato ogni ombra e sospetto.
Delmastro Delle Vedove, tra pochi giorni, dovrà fare ritorno a piazzale Clodio per il nuovo guaio giudiziario che lo vede protagonista, il caso già citato sull’anarchico Alfredo Cospito. Il 3 febbraio si celebrerà una nuova udienza: verranno sentiti gli ultimi tre testimoni. Il 20 febbraio è invece in programma la discussione. Saranno i giudici della Capitale a pronunciarsi presto sulla colpevolezza o meno del sottosegretario. E a rispondere a un’ultima domanda: fu proprio Delmastro Delle Vedove a riferire all’amico e coinquilino Giovanni Donzelli, deputato di Fdi, informazioni riservate sui colloqui in carcere di Cospito? Per Delmastro Delle Vedove, che continua a ribadire di aver trasmesso al collega dati «a memoria», nulla quaestio: quelle informazioni non erano affatto riservate. Lo diranno i magistrati.
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