Iniziamo oggi, con questa prima puntata, la pubblicazione del “Diario di bordo” di Alberto Mallardo, salito a bordo della Sea-Watch 4, la nave dell’omonima Ong tedesca che presta soccorso ai migranti. Per leggere tutte le puntate, a mano a mano che saranno pubblicate, si può tenere d’occhio questa pagina.


Sono salito su Sea-Watch 4 pochi giorni fa e adesso più che mai sento forte il bisogno di essere qui. Non vedevo l’ora di potermi unire all’equipaggio per conoscere la nave e dare una mano. Per questo, quando sono arrivato a bordo, dopo una settimana di quarantena preventiva qui a Palermo, l’emozione era forte.

Il mio arrivo, però, ha coinciso con il naufragio che è costato la vita, qualche giorno fa, a sei persone fra cui un bambino di pochi mesi, e l’euforia ha lasciato il posto alla frustrazione. Non potevo e non riesco ancora a credere che la nostra nave e il nostro equipaggio debbano restare in porto a causa del fermo amministrativo che ci ha colpiti mentre nel Mediterraneo le persone muoiono e soltanto a un assetto umanitario è consentito di continuare a operare.

Non mi posso permettere, però, di lasciarmi andare allo sconforto. Sono appena arrivato ma ho già partecipato alla cosiddetta “induction”, l’introduzione alla nave. È durata diverse ore e mi ha dato modo di comprendere quali saranno i miei compiti.

Cosa farò

Sarà bello, ma impegnativo. La mia mansione principale sarà quella di coprire i turni di guardia, che servono a impedire che delle persone non autorizzate possano salire sulla nave e verificare che tutto sia a posto in termini di sicurezza, che dev’essere costantemente monitorata.

Le guardie sono notturne, naturalmente. Il turno più faticoso è quello da mezzanotte alle sei del mattino, ma sono ansioso di iniziare, anche perché l’equipaggio è molto impegnato con i lavori di manutenzione della nave ed è giusto sollevarlo da mansioni come questa.

Io lavoro con il team italiano di Sea-Watch, a Roma, da quasi un anno, ma mi occupo di soccorsi in mare da più di cinque, dal momento che prima di unirmi all’organizzazione lavoravo nell’accoglienza di migranti e supporto alle Ong a Lampedusa.

Questa è la mia prima esperienza su una nave di ricerca e soccorso e sono contento di poter entrare nelle dinamiche di bordo, per comprenderle ed essere in grado di supportare al meglio i nostri equipaggi anche quando la mia esperienza si sarà conclusa.

Io resterò qui per due settimane ma spero di poter tornare a bordo e partire in missione quando la nave sarà nuovamente operativa.

Oltre a coprire i turni di guardia, nei prossimi giorni parteciperò alle esercitazioni, che servono a fare in modo che i nostri soccorritori siano preparati a intervenire e fronteggiare qualsiasi emergenza si possa verificare in mare.

Veniamo da tutto il mondo

Non ho ancora avuto modo di socializzare con tutti, sulla nave, ma sono felice di aver trovato un team internazionale: veniamo da paesi diversi, anche fuori dall’Europa, ma siamo uniti dagli stessi ideali.

Avrò sicuramente modo di conoscere meglio gli altri, dal momento che, per via del protocollo anti-Covid, nessuno di noi può lasciare la nave se non per motivi giustificati. Non possiamo andare in nessun altro luogo chiuso. Per fortuna lo sport all’aria aperta rientra fra le eccezioni consentite. Magari, turni ed energie permettendo, riusciremo persino ad andare a correre insieme sul molo.

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