Il 17 dicembre 2025 il fotografo Marco Accetti ha denunciato Pietro Orlandi alla procura di Roma, per calunnia e diffamazione aggravata. La colpa del fratello di Emanuela, secondo Accetti, è di averlo accusato di pedopornografia nell’audizione del 7 ottobre precedente presso la commissione parlamentare sulla scomparsa della sorella e di Mirella Gregori.

Il fotografo è invece indagato dal pm Stefano D’Arma perché indiziato, quanto a Emanuela, di sequestro di persona a fini di estorsione. Una delle piste seguite dagli inquirenti individuerebbe lo scopo del sequestro della ragazza vaticana, estensibile ad altri casi di scomparsa, nell’adescamento di adolescenti e preadolescenti caduti in una rete di “fornitori” di terzi. In quanto ipotesi di un’indagine in fase preliminare è perciò da riscontrare.

Di certo nel curriculum di Accetti non sono mancati episodi sospetti. Negli anni della scomparsa di Orlandi, per esempio, ci fu la vicenda Stefano Coccia (novembre 1983): all’epoca undicenne, fu avvicinato nei pressi della gioielleria del padre Vittorio, in corso Vittorio Emanuele II 351, da Accetti e da una donna bionda per qualche scatto. E c’è poi il caso di una donna, oggi cinquantatreenne, avvicinata da Accetti all’uscita di un negozio mentre era in compagnia della sorella e di un’amica poco più grandi di lei (di due anni la prima, di un anno la seconda).

L’uomo, nell’intercettare il terzetto con l’offerta di un servizio fotografico pubblicitario remunerato, si era presentato come un rappresentante dell’Avon, l’azienda di cosmetici, richiamata notoriamente nelle vicende di Mirella ed Emanuela, che all’epoca reclutava di norma giovani e giovanissime per la vendita in strada dei suoi prodotti. Il fatto curioso è che il numero di telefono dell’abitazione della ragazzina (oggi 53enne) è riportato, col suo nome e cognome, in un’agenda di Accetti, che se l’era fatto dare nell’occasione di quell’incontro.

I sospetti dei servizi segreti

A questo quadro si aggiungono due note riservate del Sisde (i servizi segreti interni) del 1997, che Domani ha letto. Si parla di un «fiduciario occasionale» che aveva accusato Accetti dell’adescamento di adolescenti a fini pornografici e del sequestro di Bruno Romano, un nomade di 12 anni svanito nel nulla. Documenti, dunque, che ci riportano allo scenario iniziale. La mattina del 26 dicembre 1995 il ragazzino, che viveva a Roma, al quartiere Africano, col padre, la madre e otto tra fratelli e sorelle, aveva lasciato la sua roulotte, nel parchetto adiacente a via Pietro Mascagni, per andare a trovare la nonna, che abitava anche lei in una roulotte, parcheggiata nel vicino viale Somalia, nei pressi del Ponte delle Valli, ed era scomparso per sempre.

Nella prima nota del Sisde (18 febbraio) si ipotizza che la scomparsa del ragazzo di nome Bruno sia imputabile ad Accetti, «dedito alla pratica sessuale della pedofilia. […] Anche una donna, tale “Ornella”, già sua convivente e dalla quale avrebbe avuto una figlia, sarebbe a conoscenza della perversione dell’uomo. […] Infatti l’“Accetti”, che sarebbe solito riprendere in privato con telecamera i rapporti perversi intercorsi con bambini, registrandone il contenuto su cassetta, qualche giorno prima dell’avvenuta scomparsa […], come in analoghe circostanze, avrebbe fatto avvicinare il minorenne dalla donna, obbligandolo poi ad avere rapporti sessuali con lui, con la partecipazione anche di un suo amico omosessuale, e registrandone gli atti perversi. […] In virtù sempre di quanto appreso e riferito dal fiduciario, in passato lo stesso “Accetti” avrebbe simulato con un incidente stradale, avvenuto nei pressi di Castel Fusano o zone limitrofe, la morte di un bambino […] in realtà deceduto precedentemente e per altra causa non meglio nota, addebitabile comunque alla condotta dell’uomo».

L’audizione

Il bambino è José Garramón, 12 anni anche lui, travolto il 20 dicembre 1983 da un Ford Transit 110 guidato da Accetti in viale di Castel Porziano. Accetti sarebbe poi stato condannato per omicidio colposo aggravato e omissione di soccorso.

Nella seconda nota del Sisde (14 aprile) si menziona un circolo ricreativo in via dei Colli Portuensi n. 24, sede di un’associazione culturale, «frequentato nelle ore diurne da adolescenti» e in corso di ristrutturazione (era andato a fuoco nel marzo del 1996), nel quale «Ornella» si sarebbe recata diverse volte per «circuire qualche adolescente ed avviarlo poi alle relazioni perverse con il suo convivente Accetti Marco». All’interno del circolo, prima dell’incendio, «sarebbe esistito un soppalco con un locale sottostante un ufficio […] ove […] sarebbero state registrate pellicole pornografiche a cui avrebbero partecipato anche la donna ed il bambino scomparso».

Sulla base delle due informative del Sisde l’abitazione di Marco Accetti venne perquisita e lui intercettato. Dalle indagini non emerse nulla di rilevante sulla scomparsa di Bruno Romano, e l’inchiesta venne alla fine archiviata. Ora la nuova inchiesta della procura di Roma. Troppo presto per capire come finirà. Accetti, nel frattempo, un paio di settimane fa, ha respinto con forza le accuse di pedofilia, e negato la presenza, dietro la sua persona, di «autorità o personaggi politici appartenenti a una qualche sfera dello Stato italiano o di quello vaticano o ai loro apparati».

Certo si fa più forte il sospetto di una rete di persone che «agivano per interessi meramente privati». Intanto però il 9 luglio la Commissione sentirà Patrizia De Benedetti, un nome da sempre nella cronaca collegato ad Accetti. Potrebbe così sparigliare i giochi.

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