Il padre di Giulia Cecchettin, presidente della Fondazione che sta avviando progetti con insegnanti e studenti per trasformare l’educazione in prevenzione, racconta la sua posizione sul disegno di legge sul consenso informato, auspicando una modifica al Senato: «Ho uno spirito razionale. Mi affido agli esperti e ho capito di aver vissuto da anni in un mondo maschilista e misogino». Sul gender: «La questione non esiste. Ognuno deve essere libero di vivere la propria identità»
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Prima di rispondere alle domande prende il tempo di una pausa lunga. Una pausa di studio e di lavoro. Gino Cecchettin pesa le parole. Non cerca scorciatoie retoriche, non indulge nella semplificazione. Ingegnere informatico, abituato a ragionare per processi e scomporre problemi complessi, sembra applicare lo stesso rigore alle questioni sociali: «Mi approccio ai problemi con lo spirito di una persona razionale». Il padre di Giulia Cecchettin guida la Fondazione che porta il nome della figlia, v


