Una foto che ricorda le maxi operazioni contro i narcos tra Colombia, Messico ed Equador. Sul pavimento della direzione investigativa antimafia c’è l’arsenale scoperto dal personale della Dia e dei carabinieri ad Aprilia. Perché le armi da guerra sono state sequestrate alle porte della capitale dove i boss erano pronti a colpire il clan rivale.

Così, in attesa del vaglio del giudice, gli inquirenti hanno eseguito un provvedimento precautelare di fermo disposto dal pubblico ministero nei confronti di quattro persone ritenute affiliate a una famiglia mafiosa, un cartello criminale egemone da decenni nella zona di Aprilia e nei comuni limitrofi. La famiglia è quella autoctona retta dal boss Patrizio Forniti, in ottimi rapporti con i clan di ‘ndrangheta del territorio, latitante fino all’arresto lo scorso anno in Spagna.

Un fermo necessario perché bisognava evitare l’esecuzione della strage che prevedeva anche l'utilizzo di armi da guerra dotate di ottiche di precisione per colpire i rivali a distanza, una banda guidata dall’albanese Osvaldo Cuni.

Il controllo del mercato della droga è la ragione alla base dell’azione di fuoco, per eseguirla i membri del clan sono tornati dalla Spagna, dove hanno messo radici con tanto di base operativa. Marco Formica, luogotenente del boss Forniti, è tornato dall’estero per punire il gruppo avversario. 

L’arsenale sequestrato in un’abitazione in provincia di Roma è di quelli imponenti: «Una mitragliatrice da guerra "M.G.", 1 fucile mitragliatore "Kalashnikov", 5 fucili mitragliatori, 1 pistola mitragliatrice, 6 carabine, 2 fucili "FAL", 1 fucile a pompa, 1 fucile di precisione, 22 tra pistole e revolver, 3 bombe a mano, 8 silenziatori e 7 dispositivi tra mirini laser e ottiche di precisione».

All'interno dell'abitazione sono stati rinvenuti anche circa 2.800 munizioni di vario calibro, 3 giubbotti antiproiettile, uniformi contraffatte complete di fondine con scritte "Polizia" e "Carabinieri", banconote false e materiale stupefacente. A presidiare la santabarbara un cittadino straniero che aveva il ruolo di vedetta e guardia dell’immobile. Tra i fermati oltre a Formica anche i sodali, Giuseppe e Luca Consales. 

Proprio Formica era pronto a scappare all’estero, presumibilmente a Dubai o in Argentina. «Thailandia, Dubai...Argentina, un poco de sudamerica», diceva in spagnolo a un soggetto non meglio identificato. 

L’inchiesta è una prosecuzione della maxi operazione Assedio, scattata nel 2024, che ha portato alla sbarra camorristi (clan Mazzarella D’Amico) ed esponenti della ‘ndrangheta (i Morabito) che avevano occupato la città tra usura, estorsioni, narcotraffico e condizionamento della macchina amministrativa. 

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