Scaffali vuoti come in tempo di guerra, questo era lo scenario che si trovavano di fronte i clienti dei supermercati Coop di Roma a giugno. Ma la penuria di frutta, verdura, uova, latte e in genere prodotti freschi che per settimane ha illanguidito i carrelli della spesa negli ipermercati e anche nei piccoli punti vendita Coop di Roma e del Lazio non dipendeva dalla guerra in corso, bensì dalla vertenza che sta infiammando il grande magazzino di Anagni dove 200 lavoratori della logistica Coop rischiano di perdere il posto.

I lavoratori lo hanno scoperto quasi per caso, da un annuncio immobiliare: il magazzino dove da decenni caricano e scaricano casse e pallet di frutta e verdura sotto il marchio a caratteri cubitali della Coop, è offerto in affitto a partire dal prossimo novembre. Dopo molte smentite, alla fine è arrivata la conferma del loro attuale datore di lavoro, l’imprenditore pugliese Nicola Giotta della T&M Logistica Integrata, la ditta che ha rilevato la gestione delle consegne fino alla Campania a partire dal settembre 2019.

Da fine luglio è rescisso il contratto dei due colossi Coop Alleanza 3.0 e Unicoop Tirreno per il sito di Anagni. I 200 magazzinieri, 150 dei quali dipendenti, padri di famiglia residenti nella zona e quasi tutti di famiglie monoreddito, si troveranno senza neanche la cassa integrazione, con l’indennità di disoccupazione Naspi come unico ammortizzatore sociale. Presidi davanti ai cancelli, scioperi, assemblee, convocazione delle parti dal prefetto e dal sindaco si sono succeduti a partire dalla fine di maggio. Ma a mettere in crisi le forniture di prodotti freschi nei punti vendita e nei supermercati è bastato il blocco degli straordinari ai quali si è sempre fatto ricorso, con ritmi di lavoro denunciati spesso come insostenibili. Una storia ordinaria di disoccupazione determinata da scelte di “ottimizzazione” di grandi gruppi economici e in questo caso, befferdamente, di un marchio a vocazione asseritamente popolare come la Coop.

“Razionalizzare”

«Non si capisce perché ci trattano così», dice Carlo, 62 anni. Per mandare avanti la famiglia ha contratto una malattia professionale alla colonna vertebrale dopo 14 anni di carico e scarico per un unico committente: la Coop. Ora Carlo non può neanche sperare in una clausola di salvaguardia o di responsabilità, visto che è dipendente dell’ultimo appaltatore della filiera. Rischia di finire tra chi a Frosinone può far ricorso alla “spesa sospesa”, un progetto contro la povertà firmato in piena crisi pandemica dalla Coop in collaborazione con la Comunità Sant’Egidio.

Carlo è solo un dipendente della T&M, la società che ha perso l’appalto, ma ricorda bene quando, solo due anni fa, dopo il fallimento della precedente ditta, la Alma Servizi che faceva capo alla coop lombarda Afv Logistica ora in liquidazione, per alcune settimane, prima dell’arrivo di T&M, con gli altri magazzinieri di Anagni portò avanti il servizio in autonomia pur di non far mancare i prodotti freschi sui banchi dei supermercati della capitale.

T&M lavora con Alleanza 3.0 già da vent’anni fornendo la logistica per la Puglia, per questo era stata chiamata ad Anagni dopo il fallimento dell’appaltatore precedente. Il contratto con l’azienda barese sarebbe scaduto a settembre 2023 e fonti ben informate raccontano che anche lo stesso appaltatore è rimasto all’oscuro della volontà di rescissione fino all’annuncio dell’affitto del capannone.

I lavoratori sono da soli due anni dipendenti di T&M ma da vent’anni lavorano per la Coop. In particolare per Unicoop Tirreno, erede della prima coop di consumo della storia – La Proletaria di Piombino – a cui fanno capo a Roma i supermercati di medie dimensioni della rete Doc e gli ipermercati come Roma2, oltre che il circuito delle piccole Coop dopo l’acquisizione dei negozi Despar, di cui Unicoop Tirreno ha una quota di minoranza. Insieme alla consorella più grande Alleanza 3.0, di cui è socia per gli ex Despar, Unicoop Tirreno ha deciso di riorganizzarsi concludendo un accordo con la Coop centro Italia, la ex Coop Umbria, per spostarsi sui suoi magazzini di Terni e Castiglione del Lago e poter così “razionalizzare” chiudendo il magazzino di Anagni.

A ottobre, una volta che sarà definitivamente chiuso il centro di stoccaggio in provincia di Frosinone, la Coop sposterà in Umbria la logistica del fresco per i 150 punti vendita del Lazio. Lo confermano i vertici di Coop Alleanza 3.0. Da Bologna fanno sapere che la «dolorosa ma inevitabile decisione della chiusura di Anagni» e il trasferimento dell’attività nei depositi umbri è stata imposta «proprio dalle economie di scala che si verranno a creare concentrando le nostre attività sul polo logistico di Terni e Castiglione del Lago».

Da Anagni all’Umbria

Ma anche lì, a parte la proprietà dei capannoni, non si tratterà di un servizio “in house”. Coop centro Italia ha già pronto un altro appalto con la società Medei, riferisce Luca De Zolt, segretario della Filcams-Cgil di Frosinone, il sindacato del commercio. Solo che dal contratto del commercio e terziario utilizzato ad Anagni si passerà al contratto della logistica, meno vantaggioso per i lavoratori.

Anche nei magazzini umbri infatti ci sono stati vari giorni di mobilitazione perché i lavoratori del polo di Castiglione del Lago (dove un centinaio dei 145 addetti sono ancora dipendenti diretti di Coop Centro Italia con il contratto della “distribuzione cooperativa”) hanno notato uno spostamento del carico di lavoro sulla parte terziarizzata, cioè quella appaltata alla Medei. «Già due delle tre linee di produzione di Castiglione del Lago sono state spostate su Terni, dove c’è solo Medei», spiega un lavoratore, «ed è tanto che siamo riusciti a tenere una linea a Castiglione. E non è stato gratis».

Quando però Unicoop Tirreno e Alleanza 3.0 hanno scoperto le carte il discorso è cambiato. Ad Anagni piangono e in Umbria tirano un sospiro di sollievo e vedono l’apertura di nuove prospettive che derivano dalla trasformazione dei magazzini in una piattaforma logistica destinata a servire tutto il centro Italia.

«Dal punto di vista legale la Coop non ha nessun dovere nei confronti dei lavoratori, dal punto di vista morale però sì», ammette un fonte interna. Di fatto i sindacati non sono in grado di far valere la clausola sociale con la Coop. «Le coop rosse pensano di poter fare quello che vogliono e sono convinto che per loro questo territorio non sia più strategico, mentre nella provincia di Frosinone ancora si pensa a costruire nuove piattaforme logistiche invece di utilizzare quelle che già ci sono come il deposito di Anagni senza ulteriore consumo di suolo», dice Enzo Valente dell’Ugl, il sindacato di destra che ultimamente ha avuto proprio tra i magazzinieri un forte aumento delle iscrizioni.

Stipendi fino ad agosto

Ad Anagni per ora i sindacati territoriali sono riusciti a strappare una ventina di ricollocamenti per i lavoratori del magazzino già dipendenti diretti della Coop e un’altra ventina di posti nei depositi umbri per i dipendenti dell’appaltatore che accettino il trasferimento fuori regione. Restano 137 ancora senza nessuna tutela. Per ora la T&M garantisce gli stipendi fino ad agosto. Dal 21 giugno un tavolo di crisi è aperto presso la regione Lazio. Lì, intorno alla sedia dell’assessore Claudio Di Berardino, dovrebbero sedere tutte le realtà Coop (Unicoop Tirreno, Alleanza 3.0 e anche Coop centro Italia) con le società appaltatrici e la stessa proprietà del centro logistico di Anagni, un fondo d’investimento del gruppo Bnp Paribas. Per ora sembra però che solo i sindacati siano stati convocati.

Restano i dubbi che si pongono gli operai di Anagni, cioè quali economie di scala si possano ottenere spostando il centro logistico del fresco più lontano da una città come Roma, dove la presenza Coop è caratterizzata soprattutto da piccoli esercizi commerciali di quartiere che hanno retto bene nel periodo pandemico ma che devono essere riforniti spesso e con mezzi di dimensioni più piccole, mentre il modello degli ipermercati è sempre più in crisi. C’è anche chi teme, all’interno dei negozi Coop della capitale, che lo spostamento della logistica verso nord possa preludere a una ritirata della Coop dal Lazio, così come è già successo con la Campania.

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