Il 12 novembre scorso, il ministro Stefano Patuanelli, è stato sentito dalla Procura di Genova come persona informata sui fatti, nell’ambito dell’indagine sugli ex vertici di Autostrade. Il dato emerge dal provvedimento del tribunale del Riesame di Genova che ha scarcerato Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade, indagato per attentato alla sicurezza dei trasporti e frode in pubbliche forniture in una inchiesta della procura di Genova, condotta dalla guardia di Finanza. Castellucci, nel settembre 2019, lascia i suoi incarichi avendo perso la fiducia della proprietà. Da quel momento continua i suoi incontri e tesse la sua rete. Si occupa della partita Alitalia. «Il ministro Patuanelli il 12 novembre confermava di aver reiteratamente incontrato Castellucci da settembre a dicembre 2019, che gli aveva prospettato un coinvolgimento di Atlantia nell'acquisto di Alitalia e si era personalmente proposto come presidente», si legge nel documento. Patuanelli non indagato, contattato il suo portavoce, non ha voluto commentare. 

Il pronunciamento del Riesame lascia ai domiciliari Michele Donferri Mitelli, l'ex dirigente di Autostrade, arrestato l'11 novembre nell'ambito dell'inchiesta sulle barriere fonoassorbenti pericolose.

Nel provvedimento emergono i procedimenti giudiziari nei quali è coinvolto l'ex numero uno di Aspi. Non solo l'indagine relativa al crollo del ponte Morandi (che ha causato la morte di 43 persone), ma anche quella relativa alla lacunosa manutenzione del sistema di gallerie gestite sempre da Aspi «costellata da falsi rapporti circa lo stato della rete viaria (…) e da ultimo per tentata truffa per aver cercato insieme ai complici di imputare molti dei costi relativi al ripristino della sicurezza con riferimento all'installazione delle barriere Intergautos», si legge nel provvedimento del riesame. Castellucci, dopo l'assoluzione in primo grado, è imputato in appello nel processo per il tragico incidente avvenuto in provincia di Avellino, nel 2013, in cui persero la vita 40 persone.

«Emerge la persistente totale mancanza di scrupoli per la vita e l'integrità degli utenti», scrivono ancora i giudici Massimo Cusatti, Cristina Dagnino, Valentina Vinelli. L'inchiesta che aveva portato ai domiciliari Castellucci contesta la mancata rimozione di barriere antirumore montate e costruite in modo errato, a rischio ribaltamento, che non erano state sostituite così violando gli obblighi contrattuali e risparmiando sui costi. La scelta delle barriere modello Integautos è frutto dei vertici di Aspi che hanno perseguito il contenimento e «il ritardo delle spese necessarie per la manutenzione della rete autostradale (…) realizzando in tal modo la politica imprenditoriale gradita agli azionisti della massimalizzazione dei profitti a scapito della sicurezza degli utenti».

Si contesta, nell’inchiesta della guardia di Finanza, l'inadeguata valutazione dell'azione del vento, l'impiego di resine non certificate, l'inadeguata valutazione e verifica dell'azione di sfilamento dei tirafondi, insomma le barriere non erano adeguate, non sono state sostituite in tempo oltre agli errori progettuali e il difetto di posa in opera. Castellucci, scrive il riesame, era pienamente consapevole «della inadeguatezza e pericolosità delle barriere» e rimuove Roberto Tomasi, che aveva ruoli apicali in Aspi, che stava studiando una soluzione sostituendolo per «dare corso all'iniziativa più economica ideata e fortemente sostenuta da Donferri, con appoggio di Berti (altri due dirigenti indagati)».

Le intercettazioni sostanziano questa ricostruzione, confermata anche da Tomasi, sentito dagli inquirenti. «Senti allora Tomasi ha chiamato me e l'ho mandato a fare in culo...Tomasi ha chiamato Berti e l'ha mandato a fare in culo...Tomasi è andato da Castellucci...Castellucci lo ha mandato a fare in culo» dicono intercettati del manager scomodo. Sostituire le barriere avrebbe comportato un costo elevato che Castellucci non voleva sostenere perché voleva compiacere la proprietà, si legge nel provvedimento del riesame, seguendo la strategia del «massimo profitto e della minima spesa».

Il ministero non è stato informato da autostrade dei difetti progettuali. E' stato adottato uno stratagemma che non ha portato alla sostituzione delle barriere «volto a un notevolissimo risparmio di spesa e a nascondere allo stato la pericolosità della barriera», si legge ancora nel pronunciamento del Riesame. Quando Berti invia foto sulla condizione delle barriere a Castellucci, quest'ultimo risponde: «Grazie, le barriere le ha progettate Renzo Piano? A Onda?». Castellucci, nel settembre 2019, lascia i suoi incarichi avendo perso la fiducia della proprietà. Nel marzo 2020 Castellucci instaurava contatti anche con il management di AirFrance e con il presidente di cassa depositi e prestiti, si noti quest'ultima interessata a subentrare nel capitale di Aspi con «evidente speranza di Castellucci di ritornare ad avervi un ruolo nonostante la cessazione dagli incarichi per Aspi». Inoltre a proposito della tragedia di Avellino, il giorno della sentenza per la strage dell'acquedotto Acqualonga, dove morirono 40 persone, Giovanni Castellucci incontrò Paolo Berti, ex direttore operazioni di Autostrade per l'Italia, per "rabbonirlo" dopo la pesante condanna a cinque anni e 10 mesi. Ma soprattutto lo vide per promettergli «una garanzia per tutta la vita per lui e la famiglia».

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