«Elimina l’ebreo», dicevano i militanti di Ultima Legione, i neofascisti perquisiti dall’antiterrorismo nei giorni scorsi. Militanti che ritroviamo in eventi di Fratelli d’Italia, il partito sovranista e conservatore di Giorgia Meloni.

Il segretario di Ultima legione con Giorgia Meloni (Foto da profilo Facebook di Enzo Cervoni, 25 novembre 2017)

Corso Buenos Aires è il cuore di Milano. Negozi sfiorati dallo struscio per lo shopping di massa, tra i negozi delle più famose catene di abbigliamento. Il 24 aprile scorso, per qualche ora, la via nel centro è stata la vetrina politica di Fratelli d’Italia. Un gazebo, la sfilata dei big, volantini, raccolta firme, le bandiere. Massima visibilità. Sotto il tendone c’era l’uomo del partito che conta in Lombardia e a Bruxelles, Carlo Fidanza. Nome notissimo nella Milano nera e deputato di peso del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei, l’Ecr, il partito europeo presieduto da Giorgia Meloni.

Sotto il Gazebo: Foto presidio di FdI Milano. Al centro Carlo Fidanza (Foto da profilo Facebook FdI Milano, 24 aprile 2021)

Fidanza stringe mani, distribuisce volantini e scatta foto di gruppo. Sulla bacheca Facebook di Fratelli d’Italia ne finisce una che lo vede al centro della scena, sotto la scritta “Firma la petizione”.

Accanto a lui un gruppo di militanti, con felpa nera ed in mano il volantino del partito, con la foto della Meloni. Sono gli esponenti di punta di “Ultima legione”, come si legge sul logo che portano sul petto, movimento di estrema destra nato nel 2018 proprio a Milano e, da alcuni mesi, sotto l’occhio degli investigatori dell’antiterrorismo. Nascono su iniziativa di alcuni militanti di Forza nuova - le prime riunioni le facevano nella sede del partito di Roberto Fiore - si dichiarano senza mezzi termini fascisti, organizzano pullman per Predappio, dove sfilano con bandiere italiane e camice nere.

Ma, per la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, hanno un livello occulto, che di presentabile non ha nulla. L’inchiesta partita dalla procura de L’Aquila e coordinata dalla DNA e dal Dipartimento centrale della polizia di prevenzione - l’organo del Viminale che si occupa di antiterrorismo - si chiama “Operazione Nobis”.

I magistrati hanno ordinato 25 perquisizioni in 18 province italiane e tra queste proprio Milano, dove il movimento è nato. L’ipotesi di reato contestato nei confronti dei “legionari” è il “perseguimento di finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, con istigazione all’uso della violenza quale metodo di lotta politica e diffusione online di materiale che incita all’odio e alla discriminazione per motivi razziali, etnici e religiosi”.

Nelle chat riservate su Telegram, Whatsapp e nel social russo Vk, i magistrati e gli investigatori della Polizia di Stato hanno trovato dei meme terrificanti: «Elimina l’ebreo e il mondo diventa migliore almeno un po’», postavano i militanti di “Ultima legione». Secondo gli elementi investigativi resi noti utilizzavano un linguaggio con richiami al nazifascismo, «in chiave complottista e negazionista». E in alcuni post di commento ai filmati dei camion dell’esercito con le bare dei morti per Covid a Brescia, associavano «l’utilizzo dei forni crematori ad un ‘giusto mezzo’, con chiaro riferimento a Hitler, al nazismo e all’Olocausto». L’accusa per “Ultima legione” è dunque pesante.

Gli investigatori analizzeranno il materiale sequestrato, che - stando alle immagini diffuse ieri dalla Polizia di Stato - includerebbe coltelli e moltissimo materiale sul fascismo. Nel video appaiono anche alcune pistole ma gli inquirenti - che mantengono il massimo riserbo - non hanno specificato se si tratta di riproduzioni o di armi realmente funzionanti.

Al di là delle indagini il volto di “Ultima legione” era ben visibile sui social. Tra le principali iniziative vi erano poi le manifestazioni a Predappio e le cene con le braccia tese. Ma il movimento politico trovava spazio anche nelle manifestazioni ufficiali del centro destra milanese: il 2 giugno dello scorso anno i “legionari” erano in prima fila con il loro logo ben visibile nella manifestazione organizzata a piazza Duomo.

Alcuni di loro portavano la mascherina con il motto neofascista per eccellenza, il sempre verde “Boia chi molla”. Oltre alla foto di gruppo di alcuni esponenti del movimento “Ultima legione” con Carlo Fidanza e alla partecipazione alla manifestazione del 2 giugno 2020, sono molti gli indizi su una vicinanza con il partito di Giorgia Meloni. Sul canale Vk del gruppo sotto inchiesta nell’ottobre del 2019 è stato postato un video dell’intervento di Enzo Cervoni, il segretario politico e fondatore del movimento dichiaratamente fascista ad un convegno di Fratelli d’Italia di Milano. Nel suo discorso descriveva la sua visione della situazione di Milano: «Tra bottiglie buttate in mezzo alla strada, mobili, spazzatura, degrado, prostituzione che va avanti 24 ore al giorno».

La colpa? Ovviamente degli stranieri: «Io oggi ho sentito parlare di questa immigrazione e quindi si lotta contro questi barconi. Ma noi in Italia non abbiamo solo gli arabi, abbiamo i cinesi, che non li vedi neanche in ospedale, io a far benzina non li vedo, eppure siamo pieni di cinesi. Siamo pieni di sudamericani, in via Padova soprattutto, c’è un’alta delinquenza sudamericana e questa cosa qua è allarmante: noi parliamo sempre di fermare i barconi con i clandestini, ma i sudamericani e i cinesi non vanno fermati? I pakistani, gli indiani, da quali guerre scappano. Eppure in questa zona qua, dove abito io, non solo delinquono quotidianamente, li vediamo urinare sui muri, fare i bisogni, accoppiarsi nelle aree cani». E alla fine il suo intervento entra nella questione religiosa: «Abbiamo il problema moschee, è allarmante, tutte moschee abusive, c’è da aver paura… Le macellerie arabe sono piene, io vedo i commercianti italiani che chiudono perché non ce la fanno e le macellerie arabe nascono come funghi».

Parole che alla fine strappano applausi dalla platea dei militanti di Fratelli d’Italia. Da quanto ricostruito da Domani si trattava di una tavola rotonda organizzata dal coordinamento cittadino del partito sul tema della sicurezza. Tra i relatori previsti vi erano Ignazio La Russa, Daniela Santanchè (che però non appaiono sul palco nelle immagini video), l’assessore regionale Riccardo De Corato e alcuni rappresentanti del sindacato della Polizia Sap.

Il segretario del movimento “Ultima Legione” Cervoni non ha mai nascosto il suo supporto al partito. Sul suo profilo social il 25 novembre del 2017 - poco prima di fondare il gruppo neofascista - ha postato un selfie con una Giorgia Meloni sorridente. La foto è stata scattata in occasione di un incontro tra i vertici del gruppo milanese “Fare fronte” - legato all’esponente del neofascismo lombardo Roberto Jonghi Lavarini - e la Meloni, durante una manifestazione contro lo Ius Soli. Una selfie-opportunity che il capo di Ultima legione non voleva perdere. Cervoni risulta essere tra le persone sottoposte ieri a perquisizione dall’antiterrorismo.

Il segretario di Ultima legione con Giorgia Meloni (Foto da profilo Facebook di Enzo Cervoni, 25 novembre 2017)

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