La vicenda della nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele allora capo del Personale del Campidoglio, a capo del dipartimento Turismo nel consiglio comunale di Roma, si è conclusa in via definitiva. La procura generale aveva accusato di falso la sindaca di Roma Virginia Raggi e dopo l’assoluzione nei primi due gradi del processo ha deciso di non fare ricorso in Cassazione.

«10 novembre 2018, 19 dicembre 2019 e 26 maggio 2021. Tre date che vanno ricordate, soprattutto da chi in questi anni non ha fatto altro che attaccare e infangare la sindaca di Roma, Virginia Raggi. 10 novembre 2018: il giudice monocratico assolve Raggi dall’accusa di falso “perché il fatto non costituisce reato”; 19 dicembre 2019 la seconda sezione della Corte di Appello di Roma conferma la sentenza di assoluzione; oggi 26 maggio 2021 quella decisione diventa definitiva perché la Procura generale non ha presentato ricorso in Cassazione», ha dichiarato Francesco Silvestri, deputato romano dei Cinque stelle. La sindaca Raggi, invece, non ha ancora commentato la notizia.

L’accusa

Secondo l’accusa la sindaca aveva dichiarato il falso quando affermava di avere nominato Renato Marra in assoluta autonomia, senza aver consultato il fratello. «La sindaca conosceva la posizione di Raffaele Marra e ha omesso di garantire l’obbligo che Marra si astenesse nella nomina del fratello Renato. L’errore del precedente giudice è di avere trasformato una indagine documentale in dichiarativa» aveva detto il procuratore generale dopo l’assoluzione in secondo grado, «perché il reato non sussiste», aveva dichiarato il procuratore generale dopo la seconda sentenza di assoluzione pronunciata il 19 ottobre del 2020.

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