Mi è stato consigliato di iscrivermi a un gruppo Telegram, “Welcome to Favelas”, perché lì avrei trovato le news nude e crude, alla sorgente. Welcome to Favelas, solo su Telegram, ha 327.000 iscritti: anche su Instagram e TikTok i numeri sono quelli di un media mainstream.

Vincenzo Marino, giornalista, l’ha definita «una specie di digital hub del “degrado”»; “degrado” tra virgolette, perché il caos di una società complessa non l’hanno inventato i cellulari, e i problemi che dovrebbero interessarci sono altri.

Video disturbanti

Mi iscrivo: ricevo all’istante, d’emblée, una decina di video disturbanti, pestaggi tra fashion blogger e masturbazioni nei parchi e auto in fiamme, una galleria di fatti spuri – alcuni anche buffi e innocui, se si limitassero al privato – che finisce per raccontarmi, dalle Alpi a Lampedusa, un’Italia abitata dagli italiani, cioè una massa di sciroccati, maneschi, esibizionisti. Speravo di non farmi tentare da questa deduzione che non ha nessuna premessa logica, solo un carosello di storture...

Dopo vent’anni su internet si pensa di avere visto tutto, eppure lì, nel mio telefono, non ho visto il paese che come tutti, chiuso in casa da mesi, cerco di immaginare, di ricordare; di anticipare, anche.

Il castello di Gadda

Leggendo Il castello di Udine di Gadda, da giorni mi chiedevo quando avrei potuto vedere l’omonimo castello, di cui andavo inventando le fattezze e i colori intorno.

Non solo l’avevo mai visto: non ne conoscevo l’esistenza.

Nelle intenzioni di Gadda, che così ha titolato una raccolta di scritti autobiografici pubblicati prima dei suoi lavori più noti, Il castello di Udine «è la momentanea immagine-sintesi di tutta la patria, quasi un amuleto dello spirito. I monti (che si vedono dal castello, ndr) son quelli delle Alpi Giulie, dove il Ns. pensava di solo adempiere ai suoi doveri, e si ebbe la immeritata umiliazione della prigionia». Il pasticciaccio e la cognizione nascono dallo stesso trauma che informa il castello, cioè il trauma della Grande guerra.

Una collana di disgrazie, e di euforie, a cui è dedicata La guerra di Gadda in uscita per Adelphi, una raccolta preziosa di lettere e immagini dal periodo bellico.

Un’Italia ideale

Gadda credeva nella bandiera, nella vita sacra dei suoi commilitoni, e rischiò la sua per un’Italia, come tutti gli stati, ideale.

Poi in qualche modo riuscì a tornare a casa, a Milano, per scoprire che l’amatissimo fratello era morto nel suo aereo abbattuto. Come lui, milioni di fratelli. Che cosa restava, insomma, di quel paese?

Ed ecco che all’improvviso un secolo dopo, come per apparizione, sul mio cellulare – tra una chat e l’altra – vedo il castello di Udine; sembra magico, bello.

C’è un uomo nudo disteso in un’apertura che sembra un chiostro, però. 

È gennaio, fuori l’aria ghiaccia, ma Welcome to Favelas riceve comunque quattromila video al giorno: il nudo friulano è riuscito a superare la selezione.

Vedo il castello di Udine tastato e percorso da un adulto senza vestiti, in chiaro stato confusionale, sofferente, che gira e corre e cade e si rigira tra le mura del castello; e quelle mura sono le nostre, un amuleto dello spirito, e buona fortuna.

 

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