«Non vengo da zone di guerra, ma ho capito subito che quel rumore era una raffica di mitra». Davide viene da Napoli, quando è sulla terraferma suona la viola, ha 32 anni e fa parte del team di soccorso in mare della Sea-Watch 5.

13 maggio 2026. La motovedetta Murzuq presente sulla scena
13 maggio 2026. La motovedetta Murzuq presente sulla scena
13 maggio 2026. La motovedetta Murzuq presente sulla scena

Spari e minacce

Lunedì 11 maggio, alle 9, il Mediterraneo centrale si è trasformato in un teatro di guerra. La Sea-Watch 5, nave umanitaria operata dalla ong tedesca, ha avvistato una barca in vetroresina stracarica: 90 persone stipate su due livelli. «C’era gente nel deck inferiore a rischio soffocamento, una situazione ad alto rischio», dice Davide.

In pochi minuti il team di soccorso ha messo i gommoni di salvataggio in mare e iniziato a salvare naufraghi e naufraghe. «Uno di questi l’ho recuperato in fin di vita, i medici di bordo ne hanno stabilizzati tre in gravi condizioni», racconta il soccorritore.

Ma un’ora dopo, mentre i sopravvissuti iniziavano a riprendersi sul ponte della Sea-Watch 5, all’orizzonte è comparsa una motovedetta classe Corrubia, una delle unità donate dall’Italia alla Libia nel 2018 per bloccare le partenze dei migranti. Si è avvicinata senza alcun preavviso ad almeno 50 metri dalla nave umanitaria. Viaggiava insieme a un’imbarcazione più piccola. Che ha iniziato a sparare.

«Ho sentito una prima raffica, poi un minuto di silenzio e un ultimo colpo isolato», dice Davide, che in quel momento era sul ponte superiore della Sea-Watch. Almeno 15 i colpi. La procedura di emergenza è scattatata subito e i naufraghi sono stati portati sotto coperta.

Era solo l’inizio di quello che Davide chiama «lo show delle minacce». I libici parlavano in arabo via radio (al posto del convenzionale inglese). Hanno intimato alla Sea-Watch 5 di spegnere i motori e dirigersi verso la Libia: «Vi prendiamo e portiamo tutti a Tripoli».

11 maggio 2026. Le persone soccorse vengono portate a borto della Sea-Watch 5
11 maggio 2026. Le persone soccorse vengono portate a borto della Sea-Watch 5
11 maggio 2026. Le persone soccorse vengono portate a borto della Sea-Watch 5

La nave era a 55 miglia a nord della capitale libica, in acque internazionali. «Fermatevi o apriamo il fuoco». Hanno minacciato più volte l’abbordaggio. «Siamo in acque internazionali e abbiamo contattato tutte le istituzioni di competenza, compreso il centro di coordinamento libico e Frontex», ha risposto la mediatrice araba dal ponte di comando della nave umanitaria.

«Fermatevi, dovete andare in Libia, altrimenti useremo la forza», la replica dalla motovedetta. Poco dopo è arrivata una terza imbarcazione libica, la Ras Jadir, anche questa pagata da Roma. Ha seguito la nave della ong in acque maltesi chiedendo la consegna delle persone salvate.

La “fortezza Europa”

La Libia, secondo il diritto internazionale e italiano, non è un «porto sicuro». Per una nave battente bandiera europea è semplicemente illegale portare dei naufraghi a Tripoli, sulla costa da cui sono partiti e dove, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno subito «trattamenti inumani e degradanti», violenza e torture.

Il comandante della Sea-Watch 5 ha chiesto supporto e aiuto via radio a Italia e Malta. Malta non ha risposto. L’Italia «se n’è lavata le mani». «Non è di nostra competenza. Andate verso nord alla massima velocità», la risposta.

La stessa che è arrivata dallo Stato di bandiera, la Germania. Il giorno precedente all'attacco, la Germania aveva già innalzato il livello di sicurezza per le sue navi in quell’area (Security Level 2), prevedendo il rischio di aggressioni.

Eppure «i centri di coordinamento (MRCC) hanno l’obbligo di agire con la dovuta diligenza», spiega Francesca Di Vittor, ricercatrice ed esperta di diritto internazionale. «Quando una nave segnala di essere sotto tiro, la risposta non può essere “chiamate voi Tripoli”». Cercando di blindare la “fortezza Europa”, l’Unione europea ha trasformato il Mediterraneo in un «parco giochi per criminali», chiosa Giorgia Linardi, portavoce della ong tedesca.

«D’altro canto, se Israele può attaccare la Flotilla in acque greche e prelevare persone a bordo per portarle a Tel Aviv, perché la Libia non dovrebbe fare lo stesso, impunita?», riflette Davide.

Escalation di violenza

L’attacco alla Sea-Watch 5 è il picco di una escalation di violenza. Secondo l’alleanza Justice Fleet, questi attacchi sono ormai sistematici proprio perché godono dell'impunità totale garantita dall’Ue.

«Un evento sfortunato», quello accaduto alla nave umanitaria, dice Paula Pinho, portavoce della Commissione europea. E però, aggiunge – seria – «non sappiamo quanti incidenti siano stati sventati proprio grazie alla collaborazione con i libici». Collaborazione o ricatto? Intanto l’Ue promette di informarsi con le controparti in Libia su quanto accaduto. La stessa promessa che, arrivata all’indomani dell’aggressione alla nave Ocean Viking di Sos Mediterranèe a fine agosto (20 minuti di spari libici contro la nave e le persone a bordo, naufraghi ed equipaggio), non ha ancora nessuna risposta.

12 maggio 2026. Operazioni di soccorso da parte dell'equipaggio di Sea-Watch 5. In questa operazione sono state tratte in salvo 65 persone.
12 maggio 2026. Operazioni di soccorso da parte dell'equipaggio di Sea-Watch 5. In questa operazione sono state tratte in salvo 65 persone.
12 maggio 2026. Operazioni di soccorso da parte dell'equipaggio di Sea-Watch 5. In questa operazione sono state tratte in salvo 65 persone.

La Sea-Watch 5 ha attraccato al porto di Brindisi intorno a mezzogiorno di venerdì 15 maggio. Dopo quattro ulteriori giorni di «navigazione forzata» che i naufraghi, dicono dalla ong, «si sarebbero dovuti risparmiare, sbarcando in porti più vicini, tra l’altro dopo essere stati attaccati a colpi di mitra in mare». A bordo, oltre all’equipaggio, più di 150 persone, dopo altri due soccorsi effettuati durante la fuga verso nord. Ragazzini come un 17enne del Bangladesh che, dice Davide, «porta sul corpo i segni di nove mesi di torture nelle prigioni libiche».

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