I lavoratori non credono nella riconversione e tornano a incrociare le braccia. I comitati cittadini reclamano le bonifiche. Gli indiani di Jindal in pressing per l’acquisto, ma il ministro Urso invoca «la cordata italiana»
Quando si arriva a Taranto, prima della brezza dello Jonio, ci si imbatte nell’odore acre dello zolfo bruciato. Il sito siderurgico dell’ex Ilva ha negli anni avocato a sé la città, rendendola una sua estensione. Abbassando lo sguardo, pur volendo, non si riuscirebbe a evitarne la presenza, con la sua ombra di acciaio e amianto, insieme al respiro impastato dalle polveri sottili: quelle che soffiano sui quartieri Tamburi e Paolo VI da decenni. Davanti ai cancelli, la rabbia degli operai del turn