«Come stai amore? Non dico, che ne so, a livello di salute, ma a livello di felicità?», «Mi manchi da morire, ma la fiducia in Allah mi tira un po’ su, te?», «Oggi sto male, la vita fa cacare». Inizia così il dialogo di una coppia di giovani radicalizzati, aspiranti martiri. Al telefono mescolano parole arabe e italiane con accento toscano, ventenni disadattati in cerca di un riparo sotto l’ombrello dell’islam. Salim Youssoufi è un ragazzo di origine marocchina cresciuto nella provincia di Arezzo, arrestato a Birmingham il 19 dicembre del 2019 e condannato per reati di terrorismo nell’ottobre scorso da un tribunale inglese mentre parla con sua moglie, toscana, convertita all’islam.

Dopo la condanna di Youssoufi a quattro anni di carcere, Domani ha ascoltato gli audio di alcune delle loro telefonate che raccontano la loro adesione all’ideologia jihadista, con una conoscenza molto superficiale dell’islam. La coppia era legata a una cellula internazionale su cui ha lavorato la Dda di Palermo nell’ambito di una inchiesta che ha portato alla condanna nel luglio scorso di Ossama Ghafir, anche lui di origine marocchina: aveva solo 17 anni quando ha cercato di creare una piccola “filiale” dell’Isis in Italia con Giuseppe Frittitta, un camionista palermitano che si era trasferito in Lombardia.

Broccoli e sharia

Nel loro dialogo, i coniugi mettono insieme i broccoli con le serie televisive di Netflix e il Califfato, mentre si arrovellano su come immolarsi per sottrarsi alla dunya (la vita terrena). Parlano della pazienza che bisogna avere per vivere nella sunna, nel rispetto delle leggi della sharia, e del loro amore che sembra in un vicolo cieco, a meno di riuscire a morire insieme.

A un certo punto Salim interrompe la conversazione, entra in bar a comprare un milkshake ed entrambi cominciano a ridere e a piangere. «Tu mi hai chiesto i broccoli!», gli dice Marta (il nome è di fantasia per ragioni di privacy investigativa: poche settimane dopo lei ha raggiunto Salim in Inghilterra, ma non è stata arrestata ed è tornata in Italia dopo l’espulsione dal Regno Unito). «Ti assicuro, oggi è proprio un giorno no, non sento la presenza di Allah», continua a ripetere Salim all’interno di una conversazione in cui comincia a lamentarsi.

«Non riesco a trovare nessun lavoro, lo so che lo sto facendo per Allah però non so cosa devo fare», le dice, disperato. «Perché non vai a fare il cameriere?», gli chiede Marta. «A vestirmi come vogliono loro (gli infedeli, ndr), non ci vado», dice Salim. Lei cerca di confortarlo: «Non sarà facile trovare un lavoro che non sia haram (vietato secondo la sharia, ndr), lo so. Stai facendo fatica perché tutto quello che fai, lo fai per Allah, non perché, che ne so, ti facevi le canne al liceo e non hai studiato».

Quando Salim Youssoufi, 26 anni, si licenzia per andare a fare l’Egira (la migrazione che evoca l’esilio di Maometto dalla Mecca) nella città inglese di Birmingham, da tempo rifugio di molti islamisti radicali, è il settembre del 2019. Un anno prima aveva sposato Marta, 23 anni, conosciuta nel mondo sotterraneo degli Emo: adolescenti vestiti di scuro, con tendenze autolesioniste e appassionati di musica punk rock. E ci va solo perché ha letto su un quotidiano che Birmingham viene considerata una sorta di mini-Califfato.

L’attenzione dei Servizi inglesi

Nella città che è stata la culla della rivoluzione industriale e anche dell’Heavy metal, le condanne per terrorismo sono sempre state numerose, ma la notizia dell’arresto e della successiva condanna di Salim non sono mai uscite in Italia.

La storia si sviluppa ai margini di un’indagine sul terrorismo della Dda di Palermo, coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dal procuratore aggiunto Marzia Sabella e dal sostituto procuratore Gery Ferrara.

La presenza di Salim Youssoufi a Birmingham è stata segnalata a Scotland Yard dal nostro Servizio centrale dell’antiterrorismo. La coppia è stata tenuta sotto osservazione per alcuni mesi, poi sono stati fermati perché quelli che paiono solo deliri di un’infelice coppia di islamisti allarmano persino l’intelligence inglese, l’MI6.

Salim Youssoufi si aggirava con una telecamera nel centro della città, filmando e facendo finta di essere un turista. Da qui l’ipotesi che potesse progettare un attentato. Nel suo smartphone sono stati trovati materiali di propaganda jihadista, la registrazione del suo annuncio di fedeltà all’Isis e un manuale su come creare una bomba artigianale. «Materiale utile a preparare e commettere un atto di terrorismo», hanno dichiarato gli inquirenti inglesi che lo hanno condannato.

Dopo aver deciso di lasciare tutto per andare in Inghilterra, Salim Youssufi al telefono dice alla moglie che non può più tornare a lavorare nella libreria islamica dove si vendono libri che criticano l’Unico. Non si capisce se si riferisca al fondatore del Califfato Abu Bakr al-Baghdadi o a un ideologo di Al-Qaeda. Lui si lamenta anche perché è grassoccio, perché deve fare troppe preghiere, perché Allah non gli fa sentire sempre la sua presenza, mentre lei continua a ricordargli che tutto quello che farà sarà compensato da Allah.

«Mi sento soffocare perché non ci sei te e mi sento male perché devo trovare un modo per portarti qui», dice Salim a Marta che cerca di parlare anche dei suoi di problemi, delle ragazze che hanno un marito, vanno al mare e sembrano felici «anche se buttano il velo per terra e hanno le poppe di fuori».

Infelicità su misura

Foto Ap

Quando parlano di religione paiono confusi. «Il mio sogno sarebbe che si muore insieme il prima possibile», dice Salim. «Come?», chiede lei. «Uccisi da miscredente che sa che siamo musulmani», replica lui. Marta, forse per prendere tempo, gli butta lì che potrebbero morire anche sdraiati sul letto. 

Lui esita: «Ma se moriamo sdraiati sul letto, che ne so, di vecchiaia, verrò ugualmente considerato martire?» La loro conversazione a tratti sembra la parodia di una giovane coppia di islamisti, se non fosse che a un certo punto Salim smette di girarci intorno e urla che sarà meraviglioso diventare martire. E lo ripete come un mantra, esaltandosi sempre di più ogni volta che lo ripete: «Sarà meraviglioso, meraviglioso, meraviglioso!», continua ad esclamare e poi aggiunge: «Voglio vedere Allah!» Salim ipotizza pure il suicidio, ma poi si ricorda che così andrebbe all’inferno.

Marta ricorda a Salim il loro amore e lui lamenta: «Io vorrei essere lì con te, tu non sei con me, io non sono con la mia famiglia che non mi capisce, non ho un lavoro, non ho una casa, sono solo».

«Non so cosa dirti di fare –  dice Marta – Ciò che importa è avere il cuore pulito». E lui, inconsolabile: «Vent’anni fa non c’erano le telefonate illimitate e allora io sarei stato ancora peggio perché non avrei potuto stare qui a parlare con te». La giovane moglie cerca di fargli pensare al futuro: «Fra vent’anni magari ci si potrà anche toccare al telefono, pensa te». «No, toccarci sarebbe inquietante», dice Salim.

«Ma no, io intendo come in quell’episodio di Black Mirror, ricordi?» E questo accenno alla serie Netflix permette una pausa, per un attimo ci fa dimenticare la loro pericolosa instabilità finché la telefonata si conclude con la moglie che gli dice: «Non mi viene in mente nulla per aiutarti, tranne una cosa e già te la sai». E quella cosa era morire insieme per vedere Allah.

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