Aggiornamento

In una precedente versione di questo articolo, abbiamo riportato la notizia che Patrick Zaki è stato anche picchiato dalla polizia. Mohammed Hazm, che ieri aveva dato la notizia durante un evento pubblico dedicato a Zaki in Italia, oggi smentisce che Patrick sia stato picchiato durante il trasferimento. 

Portato in una cella senza bagno. È il benvenuto con cui, a 48 ore dalla prossima udienza che lo riguarda, Patrick Zaki è stato trasferito nel nuovo penitenziario di Mansoura. Il giovane ricercatore egiziano è stato trasferito dalla struttura di Tora al Cairo, dove ha scontato la maggior parte dei suoi 22 mesi di detenzione, ed è arrivato nella sua città natale che da settembre è anche il foro di competenza del processo a suo carico.

A darne notizia è stato Mohammed Hazm, amico e attivista della campagna #FreePatrickZaki oggi in visita in Italia per partecipare a un evento dedicato a Patrick.

«Negli altri casi era stato portato a Mansoura due ore prima dell'udienza», ha detto Hazm. «Questo spostamento ci preoccupa molto perché quel carcere è noto per le torture e per i maltrattamenti che vengono regolarmente inflitti ai detenuti».

Alcune settimane fa, lo stesso Patrick aveva ricevuto la notizia del suo trasferimento, e lo aveva comunicato ai suoi genitori durante una visita. Ma al momento non è chiaro se Zaki resterà nella struttura di Mansoura anche dopo l’udienza.

In questo penitenziario c'era già stato nel primo periodo della sua detenzione. Secondo la prassi del sistema carcerario egiziano, dopo il trasferimento, i detenuti non possono mandare lettere né ricevere visite e questo è un altro aspetto che preoccupa la famiglia e gli avvocati.

Indizi sotto la lente

Intanto, mancano due giorni alla prossima udienza del processo. L'ultima si era tenuta il 28 settembre e in quell'occasione il giudice aveva accolto la richiesta della difesa di rinviare la seduta affinché gli avvocati avessero più tempo per esaminare le carte del processo.

Ciò che i legali non potevano immaginare però era che l'udienza venisse fissata così avanti nel tempo. Anche per questo, prevedere cosa succederà martedì nel tribunale per i reati di Mansoura resta quasi impossibile.

Zaki, infatti, è stato rinviato a giudizio con delle prove che sono state inserite dagli inquirenti nel suo fascicolo solo poche settimane prima del provvedimento che accusa il giovane di «diffusione di notizie false e diffusione di terrore tra la popolazione». Si tratta di un articolo sulla situazione dei cristiani copti nell'alto Egitto pubblicato per il portale el-Darraj nel 2019 e di altri documenti circolati su internet e scritti dallo stesso Patrick che però, a detta dell'avvocato Hoda Nasrallah, nessun componente del collegio di difesa è riuscito a verificare se siano stati effettivamente redatti realmente dallo stesso Zaki.

La stessa cosa vale per i 10 post di Facebook che restano nelle carte delle indagini ma non sono entrate nel processo e potrebbero tramutarsi in un nuovo rinvio a giudizio insieme alle accuse di terrorismo che per il momento non rientrano nel processo in corso.

Segnali controversi

Un segnale di ammorbidimento è arrivato lunedì scorso quando la Corte per i reati economici del Cairo ha condannato Hossam Bahgat, direttore di EIPR - l'organizzazione con cui Zaki collaborava e di cui fa parte il suo team della difesa - a una multa di circa 560 euro per aver criticato con un tweet il capo della commissione elettorale durante le elezioni legislative del 2020. Una pena definita «lieve» dati i capi di accusa che potevano portare a una condanna di Bahgat sino a tre anni di carcere.

In attesa dell'aula, la difesa di Zaki non può fare altro che continuare a studiare le carte cercando di capire perché tutti i tentativi per rilasciare il giovane studente del master in gender studies sono andati falliti. Secondo il codice penale egiziano, infatti, il rinvio al tribunale per i reati minori avrebbe comportato un limite massimo di carcerazione preventiva di 18 mesi. Limite che il detenuto Patrick Zaki ha superato già da quattro mesi. Ma la giurisprudenza, sino a questo momento, è stata totalmente ignorata.

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