Chi finanzia la campagna elettorale di Marco Bucci è Giovanni Toti. O meglio la sua fondazione-comitato Giovanni Toti, che fino al 2018 si chiamava Change. Nulla di illecito, il presidente della regione Liguria e i professionisti esperti che hanno scritto lo statuto hanno previsto questa possibilità: «Organizzare e gestire eventuali raccolta fondi e contributi per sostenere le campagne elettorali di liste e candidati sindaci», che si richiamano ai valori del progetto politico di Toti, l’idea cioè di un movimento del centro destra moderato, attento alle esigenze dell’imprenditoria del territorio.

Non c’è dubbio che gli industriali liguri abbiano apprezzato visto che in questi sei anni hanno contribuito con dosi massicce di denaro a finanziare i comitati creati da Toti. Donazioni sulle quali però sta indagando da tempo la procura di Genova per finanziamento illecito. La Guardia di finanza, come rivelato da Domani, ha già acquisito documenti presso alcune di queste aziende molto generose con il presidente Toti. Tra questi ci sono anche i petrolieri della famiglia Costantino; la loro Europam nei primi mesi del 2022 ha continuato a foraggiare il movimento totiano con centomila euro.

Al di là di eventuali reati, però, i versamenti ai comitati sollevano qualche dubbio su potenziali conflitti di interesse: le aziende che sostengono la politica di Toti hanno tutte interessi in Liguria, i destini di molte di loro sono appesi a decisioni di regione e comune di Genova, presenti anche nel comitato di gestione dell’autorità portuale, organismo che decide concessioni d’oro per gli armatori e aziende dell’indotto.

Concessioni, quindi, delibere, affidamenti, che possono valere svariati milioni di euro e che fanno gola a molti. Toti ha sempre replicato che non esiste alcun tipo di conflitto e che ogni bonifico è tracciato. Intanto l’indagine sui presunti finanziamenti illeciti prosegue, condotta dalla finanza e dai magistrati coordinati dal procuratore capo Francesco Pinto.

Centomila per Bucci

Di certo sul tavolo di chi indaga ci sono alcune relazioni dell’antiriciclaggio in cui sono segnalate operazioni bancarie sospette relative al flusso in entrata e in uscita di comitati di Toti. In una di queste c’è anche la quota di denaro ricevuta nella campagna elettorale del 2017 da Marco Bucci: è l’anno in cui ha conquistato il municipio e con lui la destra è diventata maggioranza in consiglio comunale per la prima volta nella storia della città.

Da aprile a giugno di cinque anni fa il comitato di Toti ha versato 102mila euro al candidato sindaco. Non pochi per una competizione locale. Ma del resto la macchina messa a punto dal presidente della Liguria è infallibile nella raccolta fondi: dal 2016 a oggi, tra comitato Giovanni Toti e Change, i milioni raccolti sui conti correnti sono stati più di due. In pratica in cinque anni hanno incassato donazioni per una media annuale di poco inferiore al mezzo milione di euro.

Uno tra i più importanti armatori in Italia è il genovese Aldo Spinelli, grande finanziatore dei comitati di Toti. Qualche mese fa aveva dichiarato al Fatto Quotidiano che l’ultima donazione era «per le elezioni del sindaco di Genova, Marco Bucci... perché Genova si sta finalmente trasformando, le opere strategiche che stanno decidendo Toti, Bucci e Signorini miglioreranno molto la città». Ma allora perché donare a Toti e non a Bucci? La risposta spiega tutto: «Perché Toti e Bucci sono insieme», aveva concluso Spinelli.

Non è ancora ufficiale quanto abbia investito Toti nella campagna elettorale in corso per aiutare Bucci a ottenere la riconferma. Dall’analisi dell’elenco dei finanziatori, depositati anche presso gli uffici del parlamento, si nota un incremento delle donazioni al comitato Giovanni Toti a partire da marzo-aprile 2022, un mese prima dell’inizio ufficiale della campagna elettorale per le comunali.

Il periodo è importante, è lo stesso in cui cinque anni fa iniziavano i versamenti fatti dal comitato Change a Bucci per la prima candidatura. Il totale, registrato fino a maggio, è di 230mila euro proveniente da armatori, industriali, petrolieri, società assicurative che lavorano nel porto ligure. Tutti con molti interessi nel comune amministrato dal primo cittadino in carica. Non è certo che percentuale di questo tesoretto raccolto in poche settimane verrà destinato al primo cittadino. «I rendiconti si fanno alla chiusura della campagna elettorale, non alla vigilia. Come prevede la legge», è la risposta dello staff di Toti.

Il comitato schermo

A Domani risulta una cifra poco più alta dei 102mila euro del 2017: «Tutto è fatto a norma di legge come sempre. Questi numeri sono già mistificati essendo completamente sbagliati», aggiungono dall’entourage del presidente. Eppure, nel 2017, è stato l’antiriciclaggio a dirlo. E sembra difficile che per questa campagna la spesa possa essere inferiore.

C’è però un’altra questione, che ha a che fare con la trasparenza. È vero che i nomi dei donatori sono riportati negli elenchi depositati in parlamento, come vuole la legge sui finanziamenti ai partiti e alle organizzazioni collegate, così come sul sito del comitato. Ma i cittadini non sapranno mai chi ha sostenuto Bucci se questo denaro passa dai conti della fondazione di Toti: risulterà solo un donatore che si chiama comitato Giovanni Toti, come è stato nel 2017. Il metodo non brilla certo per trasparenza. Abbiamo contattato Bucci tramite il portavoce, che ci ha chiesto di scrivere una mail a una terza persona. Ma ancora non è arrivata risposta.

Astensione

In ogni caso, chiunque sarà il nuovo sindaco di Genova, a preoccupare è il dato sull’astensione. I sondaggi riportati da alcuni quotidiani locali rivelano che potrebbe sfiorare il 50 per cento. Cinque anni fa non fu molto diverso, a votare andarono appena 112mila genovesi, l’affluenza più bassa di sempre. La vittoria di Marco Bucci ha regalato una storica doppietta alla destra: dopo la regione con Giovanni Toti, espugnava anche un’altra roccaforte rossa, Genova.

A contendersi la poltrona di primo cittadino del municipio sono sette candidati, due però le coalizioni forti, con Ariel Dello Strologo per il campo progressista e Bucci in cerca della conferma, sostenuto da tutto il centrodestra, Italia Viva e con l’endorsement di Carlo Calenda. «Perché appoggiamo Bucci? Perché è un bravo sindaco», ha detto Matteo Renzi. L’ex presidente del Consiglio peraltro condivide con Toti l’esperienza di una fondazione al centro di indagini sui finanziamenti illeciti. Il caso Open e il caso Change, due storie di denaro, politica e conflitti di interesse.

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