Si è spento lunedì 19 nella sua casa romana. La Camera ardente mercoledì 21 e giovedì 22, i funerali il 23
Valentino Garavani è morto il 19 gennaio nella sua residenza romana, circondato dall’affetto dei suoi cari. La camera ardente sarà allestita presso PM23, in Piazza Mignanelli 23 a Roma, Mercoledì 21 e Giovedì 22 gennaio 2026, dalle 11.00 alle 18.00.
Il funerale si terrà venerdì 23 gennaio 2026, alle ore 11.00, presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in Piazza della Repubblica 8 a Roma.
La vita
Lo stilista era nato a Voghera l’11 maggio 1932: la prima idea di moda in un abito creato per la zia Rosa, proprietaria di un negozio di passamaneria a Voghera in cui amava trascorrere pomeriggi giocando con le stoffe. Attratto dall’alta sartoria fin da giovanissimo, dopo aver frequentato l’Istituto di figurinismo di moda Santa Marta di Milano, a 17 anni si trasferì a Parigi per studiare alla Chambre syndacale de la haute couture parisienne.
Successivamente, divenne apprendista da Jean Dessès prima e da Guy Laroche poi. Garavani nel periodo parigino frequentò lezioni di danza dal maestro Violimin e da Vera Krilova. Nella capitale francese ebbe anche modo di conoscere le stelle dell’epoca, come Michelle Morgan, Brigitte Bardot, Jane Fonda, la mannequin Bettina, la regina Federica di Grecia e Maria Felix.
La prima boutique arriva nel 1957, in va Condotti. Il debutto fu deludente, ma grazie all’inizio della collaborazione con Giancarlo Giammetti – che divenne anche suo compagno di vita – il business svoltò. Giammetti si occupava del lato finanziario e organizzativo della maison.
Di lui e del suo stile si occuparono tutte le testate di riferimento, Vogue, ma anche Time e Life: nel 1968 l’incoronazione alla celebrità, quando Valentino firmò l’abito in pizzo avorio con il quale l’ex first lady sposò il magnate Aristoteles Onassis. Tutte le dive l’hanno indossato, da Liz Taylor che adorava il suo stile, all’imperatrice di Persia Farah Diba, passando per la principessa Margaret, Sophia Loren, Jane Fonda, Julia Roberts e Cate Blanchett. A contribuire alla sua celebrità, negli anni Settanta, anche l’incontro artistico con Andy Warhol che, colpito dalla sua creatività, lo ritrasse in una serie di quadri iconici.
Firma nel mondo della moda, il suo rosso. Tra il carminio, il porpora e il cadmio, il punto focale delle sue creazioni. Nel 2007, l’addio all’impegno in prima fila: per salutare il pubblico, lo stilista mise in piedi una festa di tre giorni tra Roma e Parigi. A prendere le redini del marchio Alessandra Facchinetti, sostituita dopo due collezioni da Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, che a marzo 2024 ha lasciato il posto ad Alessandro Michele, in arrivo da Gucci.
Le reazioni
Tra i primi a commentare, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. «Valentino, maestro indiscusso di stile ed eleganza e simbolo eterno dell’alta moda italiana. Oggi l’Italia perde una leggenda, ma la sua eredità continuerà a ispirare generazioni. Grazie di tutto» scrive la premier sui social. «Maestro di eleganza, simbolo del genio italiano conosciuto in tutto il mondo. Il nostro Paese perde un protagonista assoluto dello stile e della creatività inimitabile e insostituibile. Una preghiera» scrive il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini. «Il suo talento ha portato il Made in Italy sulle passerelle internazionali, rendendolo simbolo di stile, creatività e prestigio. Un'eredità che resterà nella storia. Ci ha lasciato un’icona del Made in Italy, che ha reso il nostro paese un'eccellenza mondiale e la cui visione e la creatività hanno illuminato le sfilate in tutte le città» gli fa eco il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
E ancora, il presidente dei Cinque stelle Giuseppe Conte: «Se ne va una vera leggenda, la storia del nostro stile e dell'eccellenza italiana che ha conquistato il mondo». Per il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, «L'Italia perde oggi una delle sue figure più luminose ed apprezzate. Roma, che ha visto nascere e crescere la sua Maison in via Condotti, si stringe attorno alla famiglia, agli amici e a tutti coloro che nel corso degli anni hanno ammirato la sua arte».
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