Il 27.5.93, qualche minuto dopo l’una, in via dei Georgofili a Firenze una violentissima esplosione sconvolse il centro della città. Persero la vita cinque persone e parecchie altre rimasero ferite. Andò distrutta la Torre dei Pulci, sede dell’Accademia dei Georgofili, che seppellì i quattro membri della famiglia Nencioni, custode dell’Accademia
Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. In questa puntata pubblichiamo ampi stralci di carte giudiziarie che tengono insieme il biennio 92-93, la guerra della mafia allo stato e le bombe in Continente
Il 27.5.93, qualche minuto dopo le ore 01.00, ci fu, in via dei Georgofili di Firenze, nel punto di confluenza con via Lambertesca, una violentissima esplosione, che sconvolse il centro storico della città. Persero la vita cinque persone; parecchie altre rimasero ferite.
Infatti, andò completamente distrutta la Torre dei Pulci, sede dell’Accademia dei Georgofili, che seppellì, nella sua rovina, i quattro membri della famiglia Nencioni, custode dell’Accademia (morirono Nencioni Fabrizio; la moglie Fiume Angela; i figli Nencioni Nadia e Nencioni Caterina); prese fuoco l’edificio sito al n. 3 di via dei Georgofili e nel rogo trovò la morte Capolicchio Davide, che occupava un appartamento sito al primo piano dello stabile; subirono gravi danni gli edifici posti sulla via dei Georgofili e la via Lambertesca, con crollo degli infissi e di tramezzi interni, devastazione del mobilio e delle suppellettili (in particolare, quelli posti ai civici 1 e 3 di via dei Georgofili; quelli siti ai nn. 1-2-4-6 della via Lambertesca); molti altri edifici riportarono danni minori (distacco di intonaci e rottura di vetri).
In sintesi, l’esplosione interessò un’area di circa 12 ettari, con forma circolare e diametro di circa 400 metri. Furono censiti 35 feriti, tra cui alcuni gravemente (Siciliano Umberto fu operato per ematoma cerebrale; Leo Maria Rosaria subì un trauma cranico dal quale non era ancora guarita al 3.12.96; Valle Marina subì lesioni guarite in circa cinque mesi; Pagliai Eleonora subì lo schiacciamento della rotula e non era ancora guarita al 2.12.96; Bini Bruno subì una perdita definitiva d’udito).
Per quanto riguarda i beni storico-artistici, gravi danni subì la Chiesa di S. Stefano e Cecilia, sita a circa 30 metri dall’epicentro dell’esplosione, sul lato che guarda piazza del Pesce. Qui l’onda d’urto ebbe a scardinare la “macchina architettonica” dell’edificio per effetto del sollevamento della cupola, che fuoriuscì dalle geometrie normali.
La caduta del materiale di costruzione, poi, ebbe gravi conseguenze sulla parte absidale del complesso, danneggiando gravemente il prezioso altare sottostante. La ricaduta del materiale danneggiò anche alcune pitture che in quel momento erano ricoverate nella sagrestia della chiesa (vedi, sul punto, le dichiarazioni di Mazzoni Paolo e Carapezza Fabio, rese rispettivamente all’udienza del 28.11.96 e del 2.12.96).
Gravissimi danni subì anche il complesso artistico-monumentale degli Uffizi, separato dal focolaio dell’esplosione dalla sola Torre dei Pulci. Dalla deposizione di Tofani Anna Maria (sentita all’udienza del 29.11.96) si evince che rimasero gravemente danneggiate le strutture murarie della Galleria, i collegamenti verticali, le scale, i lucernari, i soffitti, i tetti, anche se non fu compromessa, fortunatamente, la statica dell’edificio. Tra le scale, rimase particolarmente danneggiato lo Scalone del Buontalenti, di discesa al piano terra.
Tra le opere pittoriche e scultoree andarono completamente distrutti tre dipinti (due di Bartolomeo Manfredi e uno di Gherardo delle Notti, il cui valore commerciale era stimato, complessivamente, in circa 15 miliardi di lire). Rimasero danneggiati 173 dipinti, tra cui alcuni in modo grave (in particolare, la celeberrima Morte di Adone, di Sebastiano Del Piombo); 42 busti archeologici e 16 statue di grandi dimensioni (tra cui il celebre Discobolo, spezzato in più parti). Complessivamente, andò danneggiato circa il 25% delle opere presenti in Galleria.
Pure distrutte o danneggiate, per effetto dell’esplosione, furono alcune opere presenti presso l’Accademia dei Georgofili ed altre esistenti presso il Museo della Scienza e della Tecnica. I danni economici sopportati dalla città e dallo Stato furono enormi. Infatti, più di 30 miliardi furono spesi per ricostruire la Torre dei Pulci, riparare la Chiesa di S. Stefano e Cecilia ed il complesso degli Uffizi, restaurare le opere danneggiate.
Altre ingenti spese furono sostenute per ristorare i (molti) cittadini che avevano perso tutto ed erano stati evacuati dalla zona (vedi dichiarazioni di Morales Marco rese all’udienza del 28.11.96).
Le cause dell’esplosione
Le indagini svolte dagli organi investigativi hanno consentito di accertare, senza alcun ragionevole dubbio, che l’esplosione fu causata da una miscela di esplosivi ad alto potenziale collocata all’interno del Fiorino Fiat tg FI-H90593 di proprietà della ditta “Fire” di Firenze, ma in uso al dipendente Rossi Alvaro.
Il mezzo era stato parcheggiato in via della Scala intorno alle ore 19.30 del 26.5.93 dallo stesso Rossi e rubato pochi minuti dopo. Fu lo stesso Rossi a denunciarne il furto nella mattinata del giorno successivo. A tale conclusione si perviene agevolmente sulla base dei molti testi e consulenti sentiti, oltre che da un attento esame dei reperti e degli effetti dell’esplosione.
Infatti, all’interno del cortile del civico 4 di via Lambertesca (sito proprio di fronte alla via dei Georgofili), fu rinvenuto, insieme a molti pezzi di autoveicolo (ghiera del cambio, un pezzo di avantreno, ecc), il motore di un Fiat Fiorino (contrassegnato dal n. 149 B3 000*0624100), nonché un pezzo della targa. Attraverso l’abbinamento motore-telaio la PG accertò che si trattava, appunto, del motore del veicolo sopra indicato. Inoltre, proprio di fronte alla Torre dei Pulci fu individuato un cratere tipico, per forma e dimensioni, delle esplosioni.
Esso aveva forma ellissoidale, col diametro parallelo alla via dei Georgofili di cm 495; il diametro normale all’asse stradale di cm 290 e la profondità di 141 cm. Sulla base di tali elementi i consulenti del pm con l’ausilio di complesse tecniche di disegno elettronico, hanno calcolato con estrema precisione il perimetro, l’area ed il volume. Il particolare, il perimetro è risultato avere le dimensioni di ml 13,93; l’area di mq 11,429; il volume di mc 9,53.
Inoltre, tutti gli edifici al contorno erano stati “mitragliati” da una enorme quantità di schegge provenienti, a raggiera, dal cratere; gli effetti sulle cose e sulle persone erano quelli provocati, tipicamente, dall’onda pressoria di una detonazione di esplosivi ad alto potenziale e dalla successiva depressione (frantumazione delle strutture prossime al punto dell’esplosione; disarticolazione delle strutture circostanti; danneggiamenti in largo raggio, sia sulle cose che sulle persone – in particolare sugli organi dell’udito); rinvenimento, nei reperti, di tracce di esplosivi.
Per quanto attiene al tipo di esplosivo utilizzato, i consulenti del pm (non contraddetti in alcun modo da altri consulenti o altre risultanze) hanno riferito che, in via dei Georgofili, fu utilizzata una miscela di esplosivo composta di Pentrite, Tritolo, T-4, Nitroglicerina, Nitroglicol e Dinitrotoluene.
Nel caso di via dei Georgofili l’enorme potenzialità offensiva della condotta è testimoniata, oltre che dalla morte effettiva di cinque persone, dal fatto che l’ordigno fu collocato in una zona fittamente abitata, dove il bilancio conclusivo poteva essere sicuramente più pesante. Infatti, furono numerosi anche i feriti.
Quanto alla devastazione, è notorio che l’elemento oggettivo è integrato dal compimento di atti che danneggiano indiscriminatamente, per una notevole estensione, mobili ed immobili.
Nel caso che ci occupa va ripetuto che l’esplosione interessò un’area di circa 12 ettari, il “cuore antico” di Firenze, come ebbe a definirlo il sindaco-teste Morales all’udienza del 28.11.96; che un intero edificio si sbriciolò (la Torre dei Pulci); che un altro prese fuoco (quello sito al n. 3 di via dei Georgofili); che molti appartamenti siti nella zona dovettero essere evacuati e sottoposti a intensi lavori di recupero; che furono gravemente danneggiati edifici monumentali ed opere d’arte d’inestimabile valore; che andarono distrutti mobili e suppellettili di molti appartamenti.
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