Con un provvedimento d’urgenza del 24 febbraio 2026, l’Autorità ha vietato il trattamento di informazioni personali relative a oltre 1.800 lavoratori impiegati nel centro logistico. Il caso riporta al centro del dibattito europeo il rapporto tra organizzazione del lavoro, tecnologie digitali e diritti fondamentali dei dipendenti
Il Garante per la protezione dei dati personali ha disposto il blocco immediato di un sistema di raccolta dati utilizzato da Amazon Italia Logistica nello stabilimento di Passo Corese, in provincia di Rieti. Con un provvedimento d’urgenza del 24 febbraio 2026, l’Autorità ha vietato il trattamento di informazioni personali relative a oltre 1.800 lavoratori impiegati nel centro logistico.
Secondo quanto ricostruito dall’Autorità, i dati venivano raccolti «in modo sistematico, per tutta la durata del rapporto di lavoro e conservati fino a dieci anni dalla sua cessazione» attraverso una piattaforma interna collegata al sistema di rilevazione delle presenze. Il database era accessibile a numerosi manager e veniva alimentato con annotazioni inserite dopo colloqui con i lavoratori al rientro da periodi di assenza.
Le informazioni registrate non riguardavano soltanto aspetti organizzativi o amministrativi.
Nei report interni comparivano riferimenti a patologie specifiche – come la sindrome di Crohn, l’ernia del disco o la presenza di pacemaker – insieme a dettagli sulla partecipazione a scioperi o attività sindacali.
In alcuni casi venivano annotati anche elementi della vita privata e familiare dei dipendenti, come malattie gravi di parenti o situazioni personali particolarmente delicate.
Per il Garante si tratta di una raccolta di dati incompatibile con la normativa sul lavoro e con le regole europee sulla protezione dei dati personali. Come sottolinea la stessa Autorità nella nota stampa che accompagna il provvedimento, si tratta di informazioni «non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del dipendente», il cui trattamento da parte del datore di lavoro è espressamente vietato.
Telecamere e controllo
Il provvedimento riguarda anche l’uso di strumenti di sorveglianza nello stabilimento. L’Autorità ha infatti ordinato ad Amazon Italia Logistica di interrompere il trattamento dei dati provenienti da quattro telecamere installate nelle vicinanze dei bagni e delle aree ristoro riservate ai lavoratori.
Il divieto non si limita al sito di Passo Corese. Con lo stesso atto il Garante ha stabilito che il trattamento dei dati attraverso la piattaforma dovrà essere sospeso anche negli altri centri logistici italiani dell’azienda, qualora il sistema venga utilizzato «con modalità analoghe a quanto accertato» durante le ispezioni.
L’intervento dell’Autorità è arrivato al termine di un’attività ispettiva condotta tra il 9 e il 12 febbraio 2026 nello stabilimento laziale. I controlli sono stati svolti congiuntamente con l’Ispettorato Nazionale del Lavoro e con il Guardia di Finanza, attraverso il Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche.
La misura adottata ha natura cautelare e immediata, ma non chiude il caso.
Come precisa la stessa Autorità, «l’istruttoria prosegue per l’accertamento dei restanti profili al vaglio del Garante». In altre parole, il blocco del trattamento rappresenta solo il primo passo del procedimento.
i diritti dei dipendenti
Il caso riporta al centro del dibattito europeo il rapporto tra organizzazione del lavoro, tecnologie digitali e diritti fondamentali dei dipendenti. La gestione algoritmica della forza lavoro – ormai diffusa nella logistica e nelle piattaforme digitali – apre infatti interrogativi sempre più urgenti sul confine tra efficienza organizzativa e sorveglianza sistematica dei lavoratori.
Il provvedimento del Garante sembra muoversi proprio in questa direzione: riaffermare che la raccolta di dati sul personale, soprattutto quando riguarda salute, opinioni sindacali o aspetti della vita privata, incontra limiti stringenti anche nelle imprese più tecnologicamente avanzate.
Un principio che, nella stagione dell’intelligenza artificiale applicata al lavoro, potrebbe tornare presto al centro delle autorità europee e delle politiche di regolazione del digitale.
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