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Una mente anestetizzata, così il nostro cervello si adatta allo scrolling

Illustrazione di Damaris Mendoza per Mimaster illustrazioni
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In questo quadro, il brain rot appare meno come una nuova patologia e più come un adattamento disfunzionale a un ambiente iperstimolante. Una condizione che non distrugge le capacità cognitive, ma le riorienta verso modalità più semplici, rapide e meno costose. La questione, allora, non è solo quanto tempo passiamo online, ma che tipo di mente stiamo allenando. E se questa mente, nel lungo periodo, sarà ancora in grado di sostenere attenzione, complessità e progettualità

Nel dibattito mediatico, il termine brain rot è stato spesso trattato come una curiosità linguistica o un allarme generazionale: troppo tempo sui social, troppi video brevi, attenzione in calo. Ma questa lettura rischia di essere riduttiva. Più che un eccesso di stimoli, il fenomeno sembra configurarsi come qualcosa di più sottile: una progressiva “anestesia” delle funzioni cognitive superiori. Cosa ci dice la scienza? Dallo scorso anno la letteratura scientifica ha iniziato a studiare il feno

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