Il punto, allora, non è scegliere tra rigore e spesa pubblica. È capire come rendere di nuovo agibili i conti pubblici dentro una strategia industriale: la questione non è tagliare per principio, ma scegliere chi aiutare e perché.
Di fronte all’ennesima ondata di rincari, e con una crisi degli approvvigionamenti che rischia di aggravarsi tra maggio e giugno, la domanda da porre non è solo quanto costerà l’emergenza, ma soprattutto se i conti pubblici italiani consentano ancora di intervenire. La risposta, guardando ai numeri, è meno negativa di quanto si racconti. Gli spazi esistono, ma richiedono scelte politiche chiare e una discussione franca con l’Europa. Il doppio peso: energia e tassi di interesse. L’Italia si trova

