Tra tensioni geopolitiche e frizioni diplomatiche, il 4 luglio a Villa Taverna diventa più politico che celebrativo: dall’illusione di armonia dell’anno scorso al “casus selfie”, fino al messaggio di tenuta dei rapporti Italia-Usa e al dilemma sulla presenza di Meloni
Duecentocinquant’anni non si compiono tutti i giorni. Sarà per la solenne rotondità della cifra, per la vivacità geopolitica del 2026, per i bastoni tra le ruote della Corte Suprema, per la concomitanza con un altro compleanno importante celebrato all’insegna della sobrietà senile in un’arena per l’MMA o per i mondiali, ma questa Festa dell’Indipendenza degli Stati Uniti sembra più scoppiettante del solito. Appare infatti come un ricordo sfumato, quello serafico e armonioso del 2 luglio dello sc

