La paura, oltre allo sconforto per i tanti che perderanno il lavoro («La cultura non si liquida», hanno scritto i dipendenti sulle vetrine) è accompagnata anche dalla prospettiva angosciante di un altro pezzo di città che si potrebbe trasformare nell’ennesimo luogo spersonalizzante di consumo accelerato
«C’erano anche un paio di grandi librai che conoscevamo, come il Branduardi di Hoepli, dove si stava un’ora o due comprando un libro dopo ispezioni lunghe e saporose», scrive Rossana Rossanda nel suo romanzo autobiografico che nel 2006 sfiorò lo Strega, La ragazza del secolo scorso. Quel «grande librario» di cui parla Rossanda, che non fu solo cliente, ma anche dipendente della casa editrice omonima subito dopo la laurea alla Statale, è probabile lo abbia incrociato chiunque abbia fatto una pass


