Una delle migliori rappresentazioni delle organizzazioni multilaterali è la figura di Hans Blix, nel senso dell’immaginario (o liberamente ispirato) capo della commissione per il monitoraggio dell’Onu nel film d’animazione Team America, dei creatori di South Park. In una scena memorabile, Blix si presenta nel palazzo del dittatore nordcoreano Kim Jong-il, fermamente deciso a condurre un’ispezione dettagliata per scovare le armi di distruzione di massa del regime. E se il dittatore impedirà al messo dell’Onu di ispezionare il palazzo, «ci arrabbieremo davvero tanto, e scriveremo una lettera per dire quanto siamo arrabbiati», dice Blix.

Chi ha visto il film sa come va a finire per il diplomatico onusiano (spoiler alert per gli altri: male). Era solo una parodia, va bene, ma l’intricata gazzarra che si sta consumando in questi giorni fra l’Unione europea e i fornitori di vaccini rimette al centro della scena i limiti, le indecisioni e le procedure farraginose del multilateralismo che il film proponeva in chiave ovviamente esagerata, con i vari commissari e messi diplomatici che sono molto arrabbiati e mandano lettere arrabbiatissime.

L’approvvigionamento e la distribuzione dei vaccini sono un grande test della governance e della postura internazionale dei vari soggetti, e finora chi ha proceduto attenendosi al verbo multilateralista è più in ritardo, confuso e a corto di leve negoziali degli stati che si sono organizzati in proprio. L’intervista rilasciata a Repubblica dall’amministratore delegato di AstraZeneca, Pascal Soriot, ha riacceso la disputa di tenore legalistico sui dettagli dell’accordo con l’Unione europea, ma ha anche ribadito che mentre Bruxelles discuteva, il Regno Unito agiva: «Il contratto di fornitura con il governo britannico è stato firmato tre mesi prima di quello con l’Ue e quindi abbiamo avuto il tempo di prepararci».

La Germania, il perno politico dell’Unione europea, è stato il primo paese a sfiduciare nei fatti la logica multilaterale quando ha acquistato indipendentemente 30 milioni di dosi aggiuntive, scontrandosi con l’Europa, che ha sventolato una clausola del piano strategico della Ue che impedisce approvvigionamenti separati, l’equivalente delle lettere molto arrabbiate di Blix. Dovendo organizzare un’operazione di enorme complessità, molti convinti multilateralisti hanno scoperto d’incanto il fascino pragmatico della sovranità nazionale senza vincoli.

O, come diceva il conservatore americano Paul Wolfowitz, si sono resi conto che «tutti i paesi che partecipano nelle istituzioni multilaterali le vedono come strumenti per perseguire i propri interessi nazionali». Diversi paesi non vincolati al credo multilateralista sui vaccini hanno agito tempestivamente e in modo efficace.

Israele guida la classifica dell’efficienza, e ha già somministrato almeno una dose al 30 per cento della popolazione, la Gran Bretagna è arrivata al 10 per cento della popolazione, gli Stati Uniti di Joe Biden, che a parole è il restauratore del multilateralismo dopo l’interregno oscuro dell’America First, sta conducendo una strategia che più unilaterale non si potrebbe, con acquisti di centinaia di milioni di dosi a prezzi maggiorati e ricorso alle leggi sull’approvvigionamento in tempo di guerra. Questo non significa automaticamente che chi agisce al di fuori di una logica di coordinamento internazionale ha risultati migliori (molti esempi testimoniano il contrario) ma significa che i governi che hanno struttura, competenze, chiarezza strategica e volontà politica sono più efficaci.

Nella pressoché unica iniziativa vaccinale al di fuori del quadro dell’Unione europea, l’Italia ha deciso di entrare in un’azienda che il vaccino ancora non lo ha prodotto, per dire. Per il resto, solo primule e lettere molto arrabbiate.

 

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