Per anni abbiamo immaginato che le innovazioni di frontiera, con qualche ritardo, si sarebbero diffuse nel resto del mondo. L’intelligenza artificiale suggerisce uno scenario diverso: la competizione non riguarda solo la produzione di nuova conoscenza, ma il controllo dell’accesso a quella conoscenza. Per questo non bastano le regolamentazioni dell’Unione europea
Per oltre trent’anni abbiamo pensato che la conoscenza fosse il bene più globale di tutti. Le idee attraversavano i confini con facilità crescente, i ricercatori costruivano reti internazionali, il software veniva sviluppato in un Paese e utilizzato in molti altri. La globalizzazione riguardava i commerci e la finanza, ma anche la ricerca scientifica e l’innovazione. L’intelligenza artificiale sembrava il punto di arrivo di questo processo. Da qualche tempo i segnali vanno nella direzione oppost

