Come per ogni decreto Sicurezza che si rispetti, il legislatore compie un salto pericoloso: lega l’inasprimento delle norme sulla microcriminalità a quelle sulle manifestazioni in piazza. Alcuni articoli del disegno di legge in cantiere confermano l’ossessione di risolvere complesse questioni sociali con il tintinnio delle manette. Dunque, dopo aver dato mano libera ai servizi segreti, si scivola rapidi verso uno stato di polizia
Esistono due letture possibili del nuovo disegno di legge sulla sicurezza plasmato dal governo. La prima potremmo definirla come l’ammissione di un fallimento: guidano il paese da quasi quattro anni, con i sondaggi a favore, eppure dopo fiumi di decreti emergenziali, pacchetti sicurezza vari, nuovi reati introdotti, non hanno risolto un bel niente. Che fare? Correre ai ripari, cioè proseguire nella bulimica produzione di leggi che si esauriscono in un esercizio repressivo. Che tuttavia ha il sap


