La tendenza ad affidare a strumenti esterni una parte del lavoro mentale, dalla memoria ai processi decisionali non è nuova: è successo già con il navigatore sullo smartphone, ad esempio. L’intelligenza artificiale, però, rappresenta un salto di qualità: non delega soltanto il ricordo delle informazioni, ma sempre più spesso anche la loro elaborazione. Come si tutelano allora le nostre facoltà cognitive?
C’è un momento preciso, nella vita quotidiana, in cui qualcosa cambia senza che ce ne accorgiamo: quando smettiamo di cercare una risposta e iniziamo semplicemente a chiederla. L’intelligenza artificiale non si limita più ad aiutarci a fare le cose: inizia a farle al posto nostro. Ed ogni volta che una risposta viene prodotta all’esterno, ciò che viene risparmiato non è solo tempo, ma anche un frammento di elaborazione interna. Cognitive offloading Nel 2016 gli psicologi Evan Risko e Sam Gilbe